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25 Aprile 1945: Carlo Angela, giusto fra le nazioni

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December 19, 2018

Durante la dittatura fascista Carlo Angela, padre di Piero Angela, dopo aver abbandonato la scena politica, si trasferì da Torino a San Maurizio Canavese dove assunse l’incarico di direttore sanitario della clinica psichiatrica “Villa Turina Amione”. Come racconta lo stesso figlio Piero, Carlo partecipò fino alla fine della guerra ad una “Resistenza dietro le quinte”, non macchiandosi di atti violenti ma cercando di modificare l’assetto socio-politico dell’Italia attraverso azioni facenti parte dei “doveri civici” delle persone. Furono proprio questi ideali che lo portarono, durante l’occupazione tedesca, a nascondere ebrei e antifascisti all’interno della propria clinica di San Maurizio Canavese, ricoverandoli come malati mentali e falsificandone le cartelle cliniche anche grazie all’aiuto della sua famiglia e dei suoi collaboratori. Le sue azioni rimasero però sconosciute fino al 1995 quando Anna Segre pubblicò il diario di suo padre Renzo all’interno del quale egli raccontava quei momenti drammatici. Dopo che la storia venne alla luce, il 29 agosto 2001 la commissione israeliana responsabile ha conferito a Carlo la Medaglia di Giusto fra le Nazioni, onorificenza conferita ai non-ebrei che, senza alcun tipo di interesse personale, hanno rischiato la propria vita per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista. Ma quello che fa di Carlo Angela un unicum all’interno di un contesto di assoluta confusione e di guerra civile, è stato che la sua etica non era indirizzata esclusivamente ad una categoria, come potrebbero essere gli ebrei o i ricercati, ma a tutte le persone. Un aneddoto raccontato proprio da Piero Angela in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, di cui trovate il link in fondo al post, fa meglio capire quanto detto: “Ricordo benissimo il 25 aprile. I partigiani occuparono il Paese, in giro era tutto feste, bandiere che sventolavano e abbracci. La sera succede che il posto di blocco dei partigiani, all’ingresso del paese, ferma un camion tedesco. Risulta che è la testa di una corazzata tedesca in ritirata, che vuole fermarsi nel nostro Paese. Chiamano subito mio padre. Qualcuno propone di attaccarla con fiaschi di benzina e incendiarla. Ma sarebbe una strage inutile, secondo lui: era dell’idea che al nemico che fugge è meglio fare ponti d’oro. Così mio padre parla col capo tedesco e questi tedeschi si fermano fino al giorno dopo.”

In ricordo del 25 Aprile 1945.

Evandro Balbi

https://www.ilfattoquotidiano.it/…/25-aprile-piero…/1616830/

 

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