Storia

Robert Fulton: il genio che voleva cambiare il mondo

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December 19, 2018

INTRODUZIONE

 

Questo articolo nasce con un intento semplice, ossia di attribuire il giusto valore ad un uomo quasi sconosciuto nonostante sia meritevole di grande attenzione. Tale personaggio è l’ingegnere Robert Fulton (1765-1815), che pose le sue invenzioni al servizio del mondo e di un ideale che purtroppo resta  ancora oggi un sogno irrealizzato.

L’attenzione verrà rivolta in particolare alle innovazioni che introdusse nell’ambito navale, come il battello a vapore, il sottomarino e le torpedini. Strumenti diventati famosi con la Guerra Civile Americana (1861-1865) e  la Grande Guerra (1914-1918), nonostante Fulton le avesse già offerte ad uno degli uomini più importanti e potenti del suo tempo: Napoleone Bonaparte.

IL NAUTILUS

Americano di origine, Fulton scelse di recarsi in Europa per lavorare alle sue invenzioni, raggiungendo la città di Parigi nel 1797. Suscitando l’interesse dei francesi riuscì a presentare il progetto di un’arma che mai ci immagineremmo ai tempi della rivoluzione francese o di Napoleone, ossia un sottomarino al quale diede il nome di Nautilus (le cui caratteristiche erano ben differenti da quelle del famoso sottomarino descritto da Jules Verne in 20000 leghe sotto i mari).

I giri di prova del Nautilos partirono il 13 Giugno del 1800. La sua struttura era interamente di legno, lunga 6 metri e larga 2. Per navigare disponeva di due diversi sistemi di propulsione: una vela per la superficie e un’elica manovrata a mano dall’equipaggio quando si trovava in immersione. Quest’ultima, che poteva durare fino ad un massimo di tre ore, si effettuava introducendo direttamente l’acqua in un apposito compartimento, proprio come i sottomarini dei giorni nostri, per poi espellerla con l’aiuto di una apposita pompa nelle fasi di risalita. Per manovrarlo bastavano tre uomini e l’armamento era costituito da una lunga asta munita di un congegno esplosivo (torpedine) che veniva azionato tramite una miccia dopo averlo conficcato nella carena nemica.

Bisogna però precisare che quello di Fulton non fu il primo sottomarino della storia. L’interesse verso le armi sottomarine risaliva già al 1500, soltanto che riuscire a svilupparle richiese tempi molto lunghi, permettendo il loro impiego in battaglia solamente nel 1775 durante la Guerra d’Indipendenza Americana, con l’American Turtle[2] di David Bushell[3]. Un mezzo dalla forma stravagante, ma già dotato di innovazioni tecniche che verranno poi riprese e migliorate proprio da Fulton col Nautilus: come il compartimento dell’acqua per le immersioni o l’utilizzo di una carica esplosiva per affondare le navi nemiche.

Immagine 2: il Nautilus

Per le sue caratteristiche il Nautilus equivaleva ad un vero miracolo d’ingegneria. Da solo avrebbe potuto distruggere le navi inglesi fuori e dentro ai loro porti, il che provocò un sincero entusiasmo nei ministri francesi, prima del loro irreversibile cambio di opinione. Secondo loro quello con cui avevano a che fare era un abominio, capace di recare disonore a chi ne faceva uso perché silenzioso e letale. In questo modo un sommergibilista del 1800 avrebbe ottenuto la stessa considerazione di un pirata, con tanto di cappio al collo come ricompensa e questo sbalordì il povero Fulton, perché secondo la sua morale quella dei francesi era un’esibizione di ipocrisia.

Immagine 3: American Turtle

IL SOGNO DI FULTON

A questo punto risulta d’obbligo mostrare uno degli aspetti più interessanti e ambigui di Robert Fulton.

Solitamente gli americani sono conosciuti per la loro passione verso le armi, che hanno sviluppato e creato arrivando a realizzare veri e propri strumenti di distruzione come la bomba atomica (per fare uno degli esempi più calzanti), dando così motivo a numerosi gruppi pacifisti di accanirsi contro di loro anche all’interno stesso del suolo americano; come accadde nel corso della Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) o della guerra in Vietnam (1955-1975).

Nel suo caso Robert Fulton rappresentava però un’eccezione singolare, dal momento che puntava al raggiungimento della pace tramite la creazione di armi così potenti da rendere inutili le guerre e indurre le nazioni al disarmo generale[4].

Egli era quindi un pacifista[5], se così lo possiamo definire, sicuro che le responsabili delle disgrazie del mondo fossero Grandi Potenze come l’Inghilterra, che al tempo deteneva un controllo marittimo indiscusso al quale avrebbe potuto contrapporsi soltanto la Francia, se fornita dei mezzi giusti.

Notiamo quindi che Fulton non giunse a Parigi per caso, soltanto che i ministri con cui dovette confrontarsi non possedevano il suo stesso altruismo e rifiutarono il Nautilus; uno strumento che avrebbe garantito il massimo dei successi, affondando le navi nemiche, col minimo delle perdite in vite umane. «Altro che le palle di cannone e i proiettili a mitraglia che aprono sanguinosi squarci fra gli equipaggi ammassati sui ponti o gli abbordaggi dove volano teste[7]».

LE TORPEDINI

Nonostante il rifiuto[8] del Nautilus Fulton non volle retrocedere e presentò al ministero della marina francese un nuovo progetto dedicato alle Torpedini (mine sottomarine), congegni che secondo la sua visione avrebbero attirato sicuramente l’attenzione di Napoleone Bonaparte.

Occorre precisare che quando parliamo di torpedini possiamo riferirci tanto alle mine sottomarine quanto agli ordigni usati dai sottomarini. Originariamente il termine torpedine indicava tutti gli esplosivi utilizzati in ambito militare subacqueo, che solo successivamente vennero chiamati mine in senso generale, quindi sia terrestre che marittimo. «Ciò al fine di distinguere gli artifici esplosivi di uso bellico da quelli, detti mine, usati nelle miniere, negli scavi, per abbattere opere murarie etc.  […] Oggi pur essendo più pertinente chiamare mine quelle usate sulla terraferma […], e torpedini quelle impiegate in acqua […], si usa genericamente la sola voce “mina” per indicare qualunque ordigno esplosivo ovunque venga impiegato; pertanto da qualche lustro la voce torpedine è uscita dal linguaggio comune[9]».

I modelli proposti da Fulton erano due. «Le prime, dotate di molle simili a quelle di un orologio», potevano «scattare verso la superficie mediante un comando a tempo da quattro minuti a quattro ore. Le seconde» erano «ancorate al fondo con dei pesi e» scoppiavano «al contatto con lo scafo dell’unità nemica […] tenute a 5 o 6 piedi di profondità[10]».

Malauguratamente le ambizioni di Fulton ottennero la loro occasione troppo tardi. Al tempo Napoleone aveva problemi più urgenti da risolvere, tanto che poté interessarsi alle sue proposte soltanto nel luglio del 1804, periodo nel quale lo scienziato si era già allontanato dal paese. La sua nuova meta fu l’Inghilterra, la quale tuttavia respinse a sua volta i progetti del Nautilus e delle mine subacquee  temendo che il loro utilizzo potesse portare anche gli altri paesi a rivolgere simili armi contro la flotta britannica (quindi il piano iniziale dell’ingegnere non era errato). Oltre al danno però si aggiunse anche la beffa, perché Fulton mancò il proprio colpo di fortuna di pochissimo. Come aveva supposto, Napoleone comprese subito il potenziale delle sue invenzioni, tanto che lo stesso imperatore di Francia (era il luglio del 1804) scrisse: «[…] la proposta del cittadino Fulton […] può cambiare la faccia del mondo[11]».

IL CLERMONT

Immagine 4: North River Steamboat of Clermont

Prima di lasciare la Francia Fulton era riuscito a concretizzare un altro dei suoi progetti. Grazie alla Rivoluzione Industriale il 1800 fu un secolo ricco di innovazioni e scoperte che garantirono l’evoluzione del sistema dei trasporti, merito  da attribuire in particolare all’invenzione della macchina a vapore, che venne utilizzata proprio da Fulton per rivoluzionare il mondo marittimo-navale.

I primi esperimenti in questo ambito risalivano già alla prima metà del ‘700, soltanto che i risultati ottenuti non furono mai soddisfacenti a causa della scarsa potenza dei macchinari, così grazie alla sua mente brillante Fulton fu così il primo a realizzare un battello a vapore, che esibì lungo i canali della Senna nel 1803[12].

Purtroppo però, anche in questo caso i ministri francesi si rivelarono poco lungimiranti verso il suo  genio e successivamente gli inglesi non esitarono a fare altrettanto, dal momento che continuavano a preferire i loro più veloci e fidati velieri a quella nave lenta e pesante che gli si stava proponendo.

In questo modo, nei primi anni dell’800 le navi a vapore rimasero ancora avvolte dall’ombra perché a renderle malgradite c’erano complicazioni come la scarsa efficienza delle macchine, la dipendenza da grandi quantità di carbone e quel debole sistema di mozione costituito dalle pale laterali (le quali precedettero l’invenzione dell’elica) capaci di spezzarsi come fuscelli sotto i colpi dell’artiglieria nemica[13]. Soltanto negli anni ’50 gli studiosi cominciarono a dedicarsi seriamente alle navi a vapore e in particolare alle corazzate.

La svolta decisiva di Fulton si ebbe col suo ritorno in America. Conoscendo la fama dell’ingegnere i suoi compatrioti non esitarono ad appoggiarlo, permettendogli di costruire il battello a vapore North River Steamboat of Clermont, conosciuto anche solo come Clermont[14], inaugurato l’11 agosto del 1807[15] sul fiume Hudson.

Grazie a questo successo Fulton ottenne un’alta considerazione dal congresso americano, che gli commissionò la realizzazione di una nave da combattimento a vapore, la quale però non poté essere completata a causa della morte del grande ingegnere (24 febbraio 1815). Un vero peccato, perché grazie alla sua mente Fulton aveva congegnato qualcosa di nuovamente incredibile. La nave da guerra a vapore avrebbe avuto «due scafi appaiati della lunghezza di 50 metri, con una larghezza totale di 19 e nel vano tra i due elementi una grande ruota propulsiva di 5 metri di diametro. In uno scafo fu collocata una caldaia e nell’altro la macchina, mentre i due alberi a vele latine s’innalzavano ognuno da uno degli scafi. L’armamento consisteva in 30 cannoni da 32 libre, in un ordigno subacqueo che avrebbe dovuto lanciare palle da 100 libbre sotto la superficie dell’acqua, in pompe capaci di gettare sulla nave nemica acqua bollente per impedire l’abbordaggio e bagnare le munizioni disposte sul ponte[16]».

Dunque, cosa si può riconoscere a Robert Fulton? Probabilmente non fu l’inventore più fortunato, ma fu uno dei più grandi e questo merito non potrà mai essergli negato. Grazie alle sue conoscenze e abilità era arrivato molto vicino a trasportare il mondo verso la guerra moderna, favorendo l’impiego di quelle armi diventate famose 100 anni dopo con la Grande Guerra (1914-1918) e non solo. In realtà il conflitto che vide il primo notevole impiego delle armi di Fulton fu la Guerra Civile Americana (1861-1865). Ad adoperarle furono soprattutto i confederati su ordine del ministro Stephen Russell Mallory[17], più che mai favorevole all’avvio della guerra sottomarina[18] tramite l’impiego delle torpedini e dei sottomarini, che non si trattennero dall’infliggere pesanti perdite alla flotta nordista in più di un’occasione. Celebre fu in particolare l’impresa del sottomarino Hunley, un mezzo quasi del tutto simile al Nautilus,  che la sera del 17 Febbraio 1864[19] affondò la fregata a vapore Housatonic nelle acque di Charlestone, colando poi a picco insieme ad essa per ragioni che purtroppo non si sono ancora svelate.

Immagine 5: il Sottomarino Hunley della Confederate States Navy

Data l’efficienza delle sue armi, probabilmente il maggiore dispiacere di Fulton fu legato all’impossibilità di realizzare i suoi sogni di pacificatore. L’armonia tra gli uomini non si poteva certo ottenere fornendogli nuove armi con cui combattersi e questa realtà pare essere trascurata ancora oggi nonostante la storia abbia fornito tanti spunti ed esempi da cui poter imparare.

Emanuele Bacigalupo

Note:

1G. Blond, Storia della Grande Armèe, cit. p. 32.

2 L. Musciarelli, Dizionario delle armi, cit. p. 614.

3 D. Macintyre – Bathe Basil W.: Man of War: a history of the combat vessel, Gothenburg, Sweden, by Tre Tryckare, Cagner & Co., 1969, cit. p. 165..

4 G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. pp.254.

5 Edizione speciale per Il Giornale, Militaria: storia, battaglie, armate, Mondadori Electa S.p.A., Milano, 2006, Vol.7, cit.pp. 80-81.

7 G. Blond, Storia della Grande Armèe, cit. p. 33.

8 D. Macintyre – Bathe Basil W.: Man of War,cit.  p. 165.

9  L. Musciarelli, Dizionario delle armi, cit. p. 614..

10 G. Blond, Storia della Grande Armèe, cit. p. 33.

11 G. Blond, Storia della Grande Armèe, cit. p. 34.

12 G. Blond, Storia della Grande Armèe, cit. p. 34.

13 G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.255.

14 E. Abranson, La Storia della Nave, Mondadori, Milano, 1977,  p.72.

15 G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.255.

16 G. Giorgerini, Storia della marina: Profili, Milano, Fabbri Editori, 1978, cit. p. 1.

17 G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p. 253.

18  R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 307.

19 D. Macintyre – Bathe Basil W.: Man of War,cit.  p. 166.

Note Immagini

1: https://www.pinterest.de/pin/473018767087115429/

2: Macintyre D.- Bathe Basil W.: Man of War: a history of the combat vessel, cit. p.167.

3: Macintyre D.- Bathe Basil W.: Man of War: a history of the combat vessel, cit. p.166.

4: G. Giorgerini, Storia della marina: Profili, Milano, Fabbri Editori, 1978, cit. p. 1.

5: G. Giorgerini, Storia della marina: da Trafalgar a Tshushima, cit. p. 75.

Bibliografia

  1. Blond G., Storia della Grande Armèe, Vivere e morire per l’imperatore: l’epopea della perfetta macchina da guerra di Napoleone, Milano,Rizzoli, 1981. Paris, Èditions Robert Laffont, S.A., 1979.

  2. da Frè G., Storia delle Battaglie sul mare, da Salamina alle Falkland. Bologna,Odoya srl, 2014.

  3. G. Giorgerini, Storia della marina: da Trafalgar a Tshushima, Milano,Fabbri Editori, 1978.

  4. G. Giorgerini, Storia della marina: Profili, Milano,Fabbri Editori, 1978.

  5. Macintyre D.- Bathe Basil W.: Man of War: a history of the combat vessel, Gothenburg, Sweden, by Tre Tryckare, Cagner & Co., 1969.

  6. Luraghi R., Storia della guerra civile americana, Torino,Einaudi, 1966.

  7. Musciarelli L., Dizionario delle armi, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1971.

  8. Edizione speciale per Il Giornale, Militaria: storia, battaglie, armate, Mondadori Electa S.p.A., Milano, 2006, Vol.7

 

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