Narrativa Psicologia

Thirteen Reasons Why: tra romanzo e realtà

on
December 19, 2018

Analisi narrativa

Durante la primavera del 2017 una nuova serie tv, che ben presto ha creato scalpore e dibattiti, è apparsa su Netflix. Composta da soli tredici episodi, ancora oggi è oggetto di discussione e polemiche, sia per il tema trattato sia per il modo in cui questo viene trattato. La serie si basa sul romanzo di Asher, a cui la serie è rimasta fedele; tuttavia, sfruttando le tredici ore a disposizione, i produttori della serie hanno deciso di ampliare la storia e approfondire i punti di vista e i retroscena di ogni personaggio.

Thirteen reasons why, Tredici nella versione italiana, racconta la storia di Hannah Baker, una ragazza normale con una vita normale, fino a che non comincia l’anno scolastico in una nuova scuola, dove diviene ben presto oggetto di derisione e scherno. Questo bullismo psicologico la porta al suicidio, ma prima di tagliarsi le vene Hannah incide tredici cassette, ognuna delle quali contiene uno dei motivi per cui ha deciso di togliersi la vita. Le cassette vengono spedite alle persone che Hannah ha ritenuto responsabili e scopriamo che ha designato come colpevole non solo il ragazzo che ha abusato di lei, ma anche alcuni di quelli che Hannah considerava amici e che a un primo impatto non sembrano aver fatto qualcosa di così grave.

Vediamo come a condurla al suicidio non sia stato un unico, drammatico evento, ma un insieme di piccoli fatti che presi singolarmente hanno poca rilevanza, ma se visti nel complesso sono dei veri e propri atti di bullismo.

Perchè Hannah viene bullizzata? Non perchè sia una sfigata, sia brutta o grassa, ma perchè il primo ragazzo con cui è uscita ha raccontato agli amici che Hannah è una ragazza facile, e questo genera un effetto domino che porta sia all’umiliazione che alla violenza.

È facile designare Bryce, il ragazzo che violenta Hannah, come il maggiore responsabile, perchè la serie tv ha ingigantito molto la faccenda: nel libro Bryce commette violenza non perchè abusa di lei con la forza, ma perchè lo fa ignorando i sentimenti di Hannah, e dichiarando che siccome lei lo ha lasciato fare non è stato un vero stupro. È proprio qui che sta la critica al bullismo da parte dell’autore: ci sono vari tipi di violenza, e non è solo la costrizione ad avere un rapporto sessuale ad essere designabile come stupro. Tuttavia, per quanto assurdo, se gli altri episodi non fossero avvenuti, Hannah non sarebbe stata violentata da Bryce, e qui è necessario fare riferimento al libro ancora una volta: Hannah si trova da sola nell’idromassaggio con Bryce, sa che lui ha già violentato un’altra ragazza, Jessica, e sa che ha interesse per lei, e Hannah, che è talmente considerata una facile dai suoi coetanei che arriva al punto di crederci, mette alla prova se stessa. Dopo la violenza torna a casa sicura di essere finalmente quella che tutti credono: una puttana.

Lo stupro diventa l’epilogo di un anno duro e umiliante, in cui Hannah si è sentita da sola, tradita dai suoi amici e non capita. Hannah dà a se stessa un ultimatum: se il colloquio con lo psicologo della scuola non la aiuterà ad andare avanti si ucciderà. E il colloquio non la aiuta, sia perchè Hannah non riesce completamente a dire quello che le è successo sia perchè quel giorno lo psicologo non è molto attento. Tornata a casa Hannah si taglia le vene dei polsi nella vasca da bagno e viene ritrovata dai genitori qualche ora dopo.

Tredici ha dato origine a numerose polemiche, rivolte verso l’autore quando scrisse il romanzo e a Selena Gomez quando decise di produrre la serie. Un’accusa profonda, seguita da molte altre dello stesso tipo, venne rivolta alla serie dal padre di una adolescente, che pare si fosse uccisa dopo aver visto la serie, prendendo a modello Hannah: il padre accusò quindi Tredici di incitare i ragazzi al suicidio. Non è questo l’intento della storia.

Asher per primo dichiarò che inizialmente aveva pensato di salvare Hannah, ma poi decise che per dare una vera drammaticità alla storia e per far arrivare il messaggio più a fondo ai lettori fosse necessario che Hannah si togliesse la vita, che non ci fosse salvezza per coloro che la avevano portata a tanto.

Il romanzo mostra la storia solo dal punto di Hannah, e il lettore può solo che leggere gli atti di bullismo e violenza che le sono stati fatti. La serie tv, invece, mostra tutta la storia, i risvolti che le cassette hanno avuto sui singoli ragazzi e alcuni loro tentativi di redenzione (Sheri fa visita ai genitori del ragazzo morto a causa del suo incidente con il cartello stradale; Justin capisce quanto la sua amicizia con Bryce sia malata; Jessica confessa al padre di essere stata stuprata; Clay si avvicina a Skye e a turno confermano quanto detto da Hannah nelle cassette). Il suicidio di Hannah è servito loro per capire quanto le loro azioni siano state spregevoli, non solo verso di lei ma anche verso gli altri. Se Hannah fosse sopravvissuta il suo appello non si sarebbe mai diffuso, e ognuno avrebbe continuato con la propria vita.

Altre polemiche vennero mosse a Selena Gomez per la scena del suicidio. Nel libro infatti viene detto, per bocca di Clay, che Hannah ha ingerito delle pillole. Nella serie vediamo invece nella sua interezza la scena in cui Hannah si taglia i polsi con la lametta e la sua sofferenza. Stando alle critiche, questa scena ha causato un incremento del tasso di suicidi tra i giovani negli Stati Uniti e in Australia, e infatti nella serie vediamo prima dei due episodi di stupro e di quello del suicidio un avviso di Netflix in cui si dichiara che l’episodio contiene scene e contenuti forti. Ma il messaggio sarebbe stato altrettanto potente se quella scena fosse stata tagliata? La telecamera si sofferma sull’espressione di Hannah al momento del suicidio, vediamo la sua sofferenza fisica che non riesce a contrastare quella psicologica, facendo capire allo spettatore quanto la vita di Hannah sia stata distrutta da tutto ciò che le è stato fatto. Non è un suicidio romantico o letterario, è un suicidio che rivela quanto le azioni che vengono rivolte verso le persone possano avere un risvolto drammatico. Non mostra come il suicidio abbia liberato Hannah, ma mostra come abbia devastato la vita delle persone che la amavano.

Due parole sono da spendere anche per quanto riguarda il sequel della serie tv.

Il libro risulta tragico e toccante proprio perchè non termina, e per questo si rivela reale. La serie tv, invece, si mostra più irreale proprio per il finale: Alex si spara; vediamo Tyler con un numero considerevole di armi nascoste in casa; dalla famiglia Baker viene imbastito un processo contro le persone citate nelle cassette. Se i primi due servono a lasciare le porte aperte ad un seguito, il processo serve per rendere giustizia ad Hannah. Il sequel è un modo come un altro per cavalcare l’onda del successo di una serie che di per sè non ha più nulla da dire, mentre il processo è ciò che rende imperfetta la serie rispetto al libro. Il finale ci mostra come la giustizia possa trionfare: purtroppo la vita non è sempre così. Asher ce lo rivela descrivendo Clay che consegna le cassette alla persona dopo di lui: sta ai singoli individui metabolizzare le parole di Hannah e cercare di migliorarsi, di non commettere più le azioni che hanno spinto al suicidio una loro coetanea. Imbastire un processo è invece solo un modo per mostrare come il male alla fine venga sempre punito, una morale di cui la storia non ha bisogno, visto la profonda critica che già si cela dietro la storia.

Per concludere Tredici è una toccante storia che mostra in modo profondo i risvolti del bullismo tra adolescenti e che permette di fermarci a riflettere su di esso, mantenendo una drammaticità che non sfocia mai nel banale o nel patetico.

Michela Bianco

Analisi psicologica

L’adolescenza è un periodo di transizione e quindi di cambiamento che non tutti sono in grado di accettare e affrontare: l’individuo sviluppa competenze sia fisiche sia mentali influenzate anche dal contesto in cui vive. Questa fase comincia con la pubertà che si verifica tra i 10 e 14 anni e in cui avvengono cambiamenti corporei, tra i più evidenti, su cui il/la ragazzo/a non ha alcun controllo.

Il corpo è un tema centrale in adolescenza, basta guardare quanto è importante, specialmente per le ragazze, truccarsi, vestirsi, essere alla moda ed essere quindi all’altezza di una società che impone un determinato stile. Di conseguenza, l’abbigliamento presuppone un bisogno di originalità, di distinzione, di indipendenza e nello stesso tempo di appartenenza, alla società, alla parte “che ha stile” del mondo. Tuttavia, durante lo sviluppo puberale, il corpo nelle ragazze si ammorbidisce e si allontana sempre più da quell’ideale diffuso dai media e ciò ha un impatto da non sottovalutare sulla loro identità sociale.
In Tredici il “corpo” è presente in ogni puntata: si può dire che gran parte della serie televisiva ruoti attorno a questo elemento e si concentri principalmente sull’oggettivazione del corpo della ragazza che verrà indicata, presa in giro e descritta proprio attraverso quel corpo, quelle forme nuove che diventeranno ben presto la sua gabbia oltre che, nelle mura scolastiche, uno stigma. Hannah (la protagonista) arriva a odiare il suo fisico dopo aver subito gli abusi dei compagni e inizia a pensare che a nessuno interessi che cosa c’è sotto la sua pelle.

H.G. Gadamer (1900 – 2002), filosofo tedesco e autore di “Dove si nasconde la salute”, sottolinea che la connessione tra malattia e corporeità sia proprio quella che ci consente di comprendere la corporeità stessa e come la malattia rappresenti un fattore di dis – equilibrio dell’uomo. Hannah un giorno sta bene, viene elogiata dai compagni che la fanno sentire amata e apprezzata e il giorno dopo ha addosso un’etichetta relativa al suo corpo che non sente di meritare e che le è estranea. A volte si prende poco sul serio l’adolescenza, specialmente il suicidio di un adolescente è visto talvolta come un atto di debolezza. Come sostenuto dall’articolo di M. S. Gould, T. Greenberg, D. M. Velting e D. Shaffer (2003), ogni anno, un adolescente su cinque negli Stati Uniti considera seriamente l’ipotesi del suicidio. Gli autori sottolineano che i fattori di rischio sono rappresentati da caratteristiche personali che possono riguardare la psicopatologia (infatti i disturbi depressivi sono costantemente i disordini più diffusi tra le vittime di suicidi) oppure l’abuso di sostanze. Questi elementi si possono ritrovare anche in Italia dove l’Istat afferma che si osservano tassi crescenti di suicidio con il crescere dell’età con 1,4% di suicidi ogni 100 mila abitanti fino a 24 anni. Le statistiche dell’OMS affermano che in Italia la depressione è una minaccia sottovalutata nel mondo moderno, specialmente verso le fasce più deboli della popolazione. Il suicidio è la terza causa di morte tra gli adolescenti a livello globale e la metà di tutti i disordini mentali di cui soffrono gli adulti cominciano intorno ai 14 anni di età.
Un elemento presente nella serie televisiva è il gruppo degli amici che rappresenta un luogo sicuro in cui condividere, stare in compagnia, discutere delle incertezze, sfogarsi, ma anche parlare della vita quotidiana. Il gruppo si lega anche alla dipendenza, un concetto presente sin dall’infanzia poiché il bambino dipende dai genitori e ha un legame di attaccamento con essi, specialmente con la mamma ma, in adolescenza, i coetanei diventano fondamentali per affrontare la realtà e prendono possesso del ruolo appartenuto ai genitori, i quali vengono spodestati e talvolta non riescono a entrare in contatto con quello che, fino a poco prima, era il loro bambino.
Naturalmente il gruppo, essendo tale, può diventare capace di distinguere un individuo più fragile che può rappresentare il “diverso”, vissuto come una minaccia intollerabile, e che va eliminato. Così nasce il bullismo e la “vittima” diventa il capro espiatorio poiché rappresenta le caratteristiche della debolezza e della diversità. Hannah, ad esempio, è la ragazzina nuova, quella che tenta di fare amicizia ma non ci riesce e non è come le altre ragazze della scuola, le quali sono più avanti di lei su ogni fronte, lei non è ancora pronta, si vergogna di sé stessa, si assume la colpa anche quando non è sua. Alcuni studi hanno evidenziato che subire molestie può contribuire alla nascita di disturbi depressivi, alla disperazione e alla solitudine, i quali sono fattori di rischio e precursori di pensieri e comportamenti suicidari. Inoltre i mezzi di comunicazione che gli adolescenti hanno a disposizione possono contribuire alla proliferazione del bullismo e delle sue vittime. Il bullismo può comportare la violenza fisica, la violenza verbale e l’uso quindi di comportamenti manipolatori e subdoli come atti intimidatori che portano la persona ad avere paura dell’altro.
La prima stagione della serie televisiva si conclude con il peggiore degli esiti per la ragazza, forse il motivo scatenante che l’ha portata a compiere quell’ultimo ed estremo gesto: un abuso sessuale da parte di un compagno di scuola. La scena è raccapricciante: lo sguardo della ragazza è vuoto, quasi rassegnato, come se ormai non avesse nulla da perdere. Ed è qui che la trasformazione da donna a oggetto si completa: dopo essere stata tagliata fuori dai suoi amici; dopo essere stata chiamata con appellativi sminuenti da colei che considerava sua amica e che non le ha mai chiesto scusa; dopo aver subito palpeggiamenti in pubblico contro il suo volere; dopo essere stata fotografata in atteggiamenti intimi con una sua compagna che poi si scoprirà omosessuale e che taglierà Hannah fuori dalla sua vita e tenterà di isolarla dal resto della scuola; dopo essere stata umiliata, nuovamente toccata contro il suo volere dall’ennesimo ragazzo che si sentiva in diritto d fare ciò che voleva di lei e del suo corpo; dopo aver assistito allo stupro di una sua amica, adesso toccava a lei. Ci troviamo di fronte a un cerchio che si chiude, l’esasperazione della ragazza è giunta al punto di non ritorno, Hannah non ha più nulla. Le sue emozioni, già di difficile gestione in adolescenza, sembrano non esistere più: non c’è rabbia, non c’è contentezza, non c’è nulla che la trattenga.
Il benessere degli adolescenti è il risultato finale di un insieme di contesti, come la famiglia, la scuola e le amicizie e può accadere che senza una rete solida su cui cadere se si compie un errore (spesso rappresentata dai contesti precedentemente sottolineati) e in mancanza di risorse psicologiche adeguate non si riesca a tollerare il peso di questo momento della vita.
Ancora più toccante è il dolore dei genitori di Hannah, i quali non si danno pace e non capiscono che cosa abbia portato la figlia a compiere quel gesto disperato e come sia stato possibile non accorgersi di che cosa la loro Hannah stesse vivendo sotto i loro occhi.
A volte i cambiamenti biologici e psicologici associati alla pubertà, il peso del desiderio di diventare grandi e di dimostrare a tutti che cosa si è in grado di fare e, contemporaneamente, il peso del rendersi conto che in realtà così grandi non si è e che per molte cose si dipende dal giudizio altrui oltre che dai genitori, può essere nocivo per l’adolescente.
In conclusione, Hannah non ha trovato un contesto adatto ad accoglierla, né persone in grado di condividere con lei questa fase e di accompagnarla in un percorso difficile ma non impossibile. Eppure tali elementi sono fondamentali per il benessere fisico e mentale, soprattutto in un periodo come l’adolescenza: nella società si avverte, sempre di più, la mancanza di sostegno delle relazioni sociali e un conseguente declino delle strutture educative che dovrebbero promuovere la salute e valorizzare la persona, aiutandola a costruire il proprio patrimonio identitario. Ciò che emerge in Tredici è proprio questo: la mancanza di comprensione del dolore, della sofferenza e della vulnerabilità di Hannah e la promozione di un clima inadatto alla crescita e allo sviluppo dei ragazzi.

Alessandra Sansò

Bibliografia

E. Crone, Nella testa degli adolescenti, Feltrinelli, 2015

Suicide and Friendships Among American Adolescents, Peter S. Bearman, James Moody, January 2004, Vol 94, No. 1, American Journal of Public Health

Suicidal Ideation in Adolescence: Depression, Substance Use, and Other Risk Factors

Denise B. Kandel, 1 Victoria H. Raveis, 2 and Mark Davies, Journal of Youth and Adolescence, VoL 20, No. 2, 1991

Youth Suicide Risk and Preventive Interventions: A Review of the Past 10 Years

MADELYN S. GOULD, M.P.H., TED GREENBERG, M.P.H., DREW M. VELTING AND

DAVID SHAFFER, M.D.

Dove si nasconde la salute, tr. it. di M. Donati e M.E. Ponzo, intr. Di A. Grieco e V. Lingiardi, Cortina, Milano 1994; Gadamer

Sameer Hinduja & Justin W. Patchin (2010) Bullying, Cyberbullying, and Suicide, Archives of Suicide Research, 14:3, 206-221, DOI: 10.1080/13811118.2010.494133T

Braibanti P. , Ripensare la salute, Franco Angeli, Milano, 2015.

Bertini M., Psicologia della salute, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2012.

Tredici (J. Asher), Mondadori 2017

Thriteen reasons why  (Produzione Netflix), 2017

TAGS
RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT