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18 Giugno 1815: i soldati di Waterloo

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December 20, 2018

Erano da poco scoccate le otto. Tetre nuvole temporalesche cominciavano a diradarsi dopo che la pioggia era caduta copiosa rendendo il terreno una massa fangosa e deforme.
Napoleone Bonaparte, il grande condottiero, si svegliò verso le undici dopo essersi concesso un breve momento di riposo. Le sue truppe marciavano accompagnate dal rullo dei tamburi, intente a prendere posizione sul campo di battaglia. Il loro portamento fiero e rigoroso dava l’impressione che stessero sfilando in parata piuttosto che prepararsi all’ultimo ed indimenticabile atto della Grande Armée. Davanti a loro, schierati lungo una sottile linea rossa, li attendevano 84000 Inglesi pronti a fermare i grandi sogni di conquista francesi.
Alle 11.30 le batterie della Guardia francese tuonarono per tre volte, i reggimenti di fanteria e cavalleria erano pronti a seguire le disposizioni del loro Imperatore e a morire per esso, se necessario. Tra le truppe erano schierati anche molti veterani, tra i quali due uomini che si erano guadagnati i gradi di Capitano della Guardia nonostante avessero iniziato la loro carriera militare col grado di soldato semplice. Questi erano Jean-Roch Coignet e François.
Nato il 26 agosto del 1776, Jean-Roch Coignet visse avventure e compì imprese che gli permisero di diventare uno dei soldati più celebri dell’esercito napoleonico. Quando combatté nella sua prima battaglia, a Montebello, nel 96° reggimento demi-brigade, riuscì a farsi notare subito da Napoleone conquistando da solo un cannone austriaco.

Partecipò all’intera Campagna d’Italia, ad Austerlitz, Jena, Friedland e alla marcia su Mosca. Ottenne laLegion d’Onore e il grado di Capitano. Pur prendendo parte a 48 battaglie ottenne soltanto una ferita, diversamente dal Capitano François.
Nato nel 1777, François si arruolò a 15 anni e alla battaglia di Valmy ottenne la sua prima “decorazione” di piombo. Dopo aver partecipato ad altri scontri, ricevendo a Neerwinden e Salzbach due nuove ferite, partì col grado di Sergente per l’Egitto, dove venne fatto prigioniero e reso schiavo di un Emiro. Grazie alle sue qualità di soldato riuscì a sopravvivere e venne inserito tra le schiere dei Giannizzeri, dalle quali trovò poi il modo di fuggire per tornare in patria. Ancora una volta tra le file francesi, venne ferito altre 4 volte a Jena e altre 2 alla Moscova, per poi seguire a sua volta Napoleone fino a Waterloo col grado di Capitano.
Per comprendere cosa spinse questi uomini a combattere così a lungo, sorridendo in faccia alla morte, occorrono molte più righe delle poche che mi sono concesse. Quel che posso aggiungere è che sia Coignet che François non morirono a Waterloo, ma tra le calde coperte dei loro letti e per nostra fortuna raccolsero su carta le memorie di quei lunghi giorni passati al fianco dell’Imperatore e della Grande Armée.

Emanuele Bacigalupo

Immagine 1: da sinistra un Fante di linea della  demi-brigade, da destra un Granatiere della demi-brigade

In basso: un’illustrazione di Coignet mentre sorveglia il cannone austriaco appena catturato

Illustrazioni di: Tommaso Debernardis

Bibliografia:
G. Blond: Storia della Grande Armée 1804-1815, Rizzoli Editore, Milano, 1981.
J.R. Coignet: Vent’anni di Imprecazioni e di Gloria con l’Imperatore, Editions de Crémille, Ginevra, 1969.

Immagine di copertina:

https://www.pinterest.it/pin/16395986124707127/

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