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20 Luglio 1969: L’uomo sbarca sulla luna… e se ne porta a casa un po’!

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December 20, 2018

Il progetto Apollo prevedeva una serie di missioni che si realizzarono tra il 1961 e il 1975, fu un programma spaziale americano condotto dalla NASA il cui obiettivo primario era “portare un uomo sulla Luna” e vincere così la corsa allo spazio contro l’URSS. Tale obiettivo venne raggiunto il 20 luglio 1969 quando la missione “Apollo 11” riuscì a portare gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin sul suolo lunare mentre il terzo componente della missione, Michael Collins, rimase all’interno dell’orbita lunare pilotando il modulo di comando.

Le sei missioni del programma Apollo che riuscirono a portare degli uomini sulla Luna si rivelarono fondamentali per lo studio del nostro satellite in quanto, al loro rientro, gli astronauti riuscirono a portare svariati “souvenir” sulla Terra, ovvero circa 2415 campioni lunari per un peso totale di circa 382Kg.
Questi campioni comprendono rocce, suoli e polveri lunari e hanno permesso di creare delle prime classificazioni sulla composizione della Luna 

Gli astronauti dell’Apollo 11, da sinistra a destra: il comandante Neil A. Armstrong; il piloata del modulo di comando Michael Collins; e il pilota del modulo lunare Edwin E. Aldrin Jr.. NASA Human Space Flight Gallery

e di conseguenza, con degli studi più approfonditi, è stato anche possibile arrivare a definire la stratificazione interna e a formulare ipotesi sulla formazione del satellite.

I campioni prelevati ci dicono che le rocce lunari sono principalmente vulcaniche, alcune diffuse anche sulla Terra mentre altre sono tipicamente lunari. In generale le rocce lunari, molto più antiche di quelle terrestri, possono essere divise in due grandi gruppi:
– Le rocce riscontrate nelle aree continentali (o terrae), datate 4,5 miliardi di anni, comprendono rocce plutoniche con elevati contenuti in ferro (Fe) e magnesio (Mg) e, in misura minore, brecce formatesi a seguito dei numerosissimi impatti meteorici;
– Le rocce riscontrate nei mari lunari, datate 3,16 miliardi di anni, ovvero basalti a differente contenuto in titanio (Ti).
Il campionamento sulla superficie lunare è stato svolto con martelli, piccole carotatrici, pale, rastrelli e pinze e, in seguito, i campioni sono stati inseriti in speciali contenitori utili a prevenire il contatto con agenti atmosferici contaminanti, specialmente una volta rientrati sulla Terra.

Campione di roccia lunare raccolto durante la missione Apollo 12. Immagine di pubblico dominio

Attualmente la maggior parte dei campioni si trova al “Lunar Sample Building” a Houston e viene conservata sotto azoto puro per evitare contaminazioni. Solamente il 10% della massa totale dei campioni lunari è stato ad oggi analizzato e la motivazione è semplice quanto lungimirante: se avessimo usato tutti i 382Kg per condurre analisi chimiche, radiometriche, petrografiche etc., molte di queste anche potenzialmente distruttive, con le stesse strumentazioni avremmo avuto sempre più o meno gli stessi risultati e saremmo rimasti senza campioni. Dato che per raggiungere gli affioramenti lunari non basta fare una scampagnata, si è deciso di preservare gran parte del materiale in attesa di strumentazioni più avanzate che consentissero analisi più precise e risultati diversi.

Una curiosità legata alla missione Apollo 11 è la scoperta, nel luogo dell’allunaggio della sonda, di un nuovo minerale: l’Armalcolite – (Mg,Fe++)Ti2O5. Il nome deriva dalle lettere iniziali dei cognomi dei tre astronauti: ARMstrong, ALdin e COLlins.

Dinesh Kunalan – Evandro Balbi

Harrsion Schimdt, unico geologo ad aver passeggiato sul suolo lunare, durante la missione Apollo 17. Immagine NASA

“Apollo 11 lunar sample cabinet” presso il Lunar sample building di Houston

Astromaterials Acquisition and Curation, NASA
(EN) Marc Norman, The Oldest Moon Rocks, Planetary Science Research Discoveries, 21 aprile 2004ù
James Papike, Grahm Ryder, and Charles Shearer, Lunar Samples, in Reviews in Mineralogy and Geochemistry, vol. 36, 1998, pp. 5.1-5.234
H. Hiesinger, J. W. Head, U. Wolf, R. Jaumanm, and G. Neukum, Ages and stratigraphy of mare basalts in Oceanus Procellarum, Mare Numbium, Mare Cognitum, and Mare Insularum, in J. Geophys. Res., vol. 108, 2003, p. 5065, https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/…/10.1…/2002JE001985

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