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25 Giugno 1857: Baudelaire pubblica “Les Fleurs du Mal”

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December 20, 2018

Baudelaire si colloca nella prima metà dell’800 parigino, in una città segnata dall’arte e dalla modernità, ma anche da miseria, vizi e droghe. Ed è in questo dualismo che il poeta trova la sua strada: una vita alla ricerca del vero scopo dell’uomo ma vissuta in modo febbrile, malsano e anticonformista.
Baudelaire viene ricordato come uno dei Poeti Maledetti (come Verlaine e Rimbaud), appellativo dato a tutti quegli artisti che, dotati di grande talento, rifiutano i valori della società moderna per condurre una vita all’insegna del vizio e della provocazione.
Les fleurs du mal esprime appieno la poetica di Baudelaire: il poeta sostiene che grazie alla poesia la realtà banale e corrotta (il male) può diventare sublime e raggiungere la bellezza (il fiore, che nascendo dalla terra e sviluppandosi verso l’alto simboleggia il passaggio da male a bene).

Baudelaire spiega che il poeta è costretto a condurre una vita solitaria, emarginato da una società senza ideali, cercando di raggiungere il sublime senza mai riuscirci. Grazie all’alcol e alla droga il poeta riesce a cogliere quella bellezza tanto ambita, ma è una sensazione sfuggevole, che svanisce non appena la sostanza smette di fare effetto.

Ed è per la sua vita solitaria e malsana che il poeta muore, lasciandosi alle spalle l’angoscia di vivere (lo spleen) per abbracciare la morte, salvezza dell’uomo perché pone fine al male di vivere.

Lesbos era il primo titolo scelto da Baudelaire per la sua raccolta di poesie. Evidentemente scelto per provocare il pubblico borghese, in realtà questo nome era anche carico di numerosi significati cari al poeta. Infatti l’isola di Lesbo, patria di Saffo, incarna per Baudelaire sia l’ideale di un luogo idilliaco, lontano dai mali e dalle vuote convenzioni della sua epoca, sia l’amore omosessuale femminile.

Il poeta considera le donne lesbiche delle “sorelle”, “ricercatrici d’infinito” condannate ingiustamente dalla società a non poter udire alcuna eco dei loro sospiri (“Lesbos”, v. 12). Nella poesia che porta lo stesso titolo, Baudelaire rende omaggio alle “vergini in fiore” di Lesbo, che non si devono preoccupare delle leggi “del giusto e dell’ingiusto”, in quanto felici abitanti di un’isola dove l’amore vince sempre. Ed egli si sente il cantore prescelto di questo mondo e dalla cima delLeucàs – scoglio bianco dal quale, secondo un’antica leggenda, si gettavano gli amanti infelici – sorveglia il mare in attesa del ritorno del cadavere di Saffo, anch’ella suicida, e nonostante questo “più bella di Venere, innalzandosi sul mondo”.

Michela Bianco – Martina Panizzutt

 

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