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29 maggio 1953: la prima ascensione dell’Everest

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December 20, 2018

Sono passati sessantacinque anni da quando i primi uomini nella storia, Edmund Hillary e Tenzing Norgay, misero piede sul tetto del mondo. I due alpinisti facevano parte di una numerosa spedizione britannica comandata dal colonnello John Hunt e finanziata dal Joint Himalayan Committee. Le problematiche, anche di natura politica, non tardarono ad arrivare; in tal senso, la scelta di salire per il versante sud dell’Everest, compreso nei confini nepalesi, fu obbligata, dato che la frontiera tibetana era chiusa e il paese viveva un momento difficile per l’occupazione dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese. Il percorso utilizzato da Hillary e Norgay diventerà comunque la via normale, per la sua relativa facilità tecnica. Ma gli Ottomila – e più in generale le montagne – non sono mai banali da scalare, e gli Inglesi ne erano a conoscenza. Dal 1921 erano state organizzate delle spedizioni britanniche per esplorare l’area intorno all’Everest e tentarne la scalata; nel 1922, durante una di queste missioni, sette portatori morirono in una valanga; nel 1924, in una delle vicende alpinistiche più drammatiche e ancora dibattute, George Mellory e Andrew Irvine perirono nel tentativo di arrivare in vetta. Questi episodi precedenti potevano sicuramente mettere pressione e gravare sulla spedizione del 1953, ma non ne preclusero la riuscita. Dopo giorni di meticolosi preparativi, il neozelandese Edmund Hillary e lo sherpa Tenzing Norgay arrivarono a quota 8848 metri, raggiungendo per la prima volta la vetta dell’Everest. L’impresa fu condotta seguendo lo stile himalayano, con l’allestimento di diversi campi base e il supporto delle bombole di ossigeno durante la scalata.

Jacopo Giovannini

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