Serie tv

Dark: dalla confusione allo stupore

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December 20, 2018

Se state cercando una serie tv mind blowing, che vi lascia perennemente in uno stato di confusione, allora Dark è quello che fa per voi. Sono una grande appassionata di serie tv, dalle più canoniche Game of thrones, Breaking Bad, alle più sconosciute Orphan Black e Penny Dreadful e sono sempre interessata a ciò che Netflix ha da offrire. Confesso che questa volta ero un po’ scettica; se tutti parlano di una serie tv o è una figata, o è assolutamente da cestinare. Col senno di poi devo ricredermi ed ammettere che Dark è davvero la chicca del 2017 e spero che questa lettura vi invogli ad incominciarla.

Leggere la parola serie tv abbinata all’aggettivo tedesca fa sempre un po’ paura. E’ risaputo che i tedeschi sono tutt’altro che famosi per le serie tv eccezionali, ma i miei pregiudizi si sono rilevati infondati. A partire dalla sigla (che ho apprezzato moltissimo), Dark ci confonde le idee, mettendoci davanti agli occhi una serie di immagine doppie, “fluide”, capovolte, “spezzate”, dai confini labili, sulle note della malinconica Goodbye e ci proietta in quella che sarà l’atmosfera della serie: cupa, enigmatica, misteriosa. Dark è anche conosciuta con il nome I segreti di Winden, la città tedesca in cui si svolge la trama, basata sulle strette relazioni presenti, ma soprattutto passate, dei suoi abitanti. Veniamo catapultati nel 2019, un futuro non troppo lontano da noi, ma che presenta segreti che non potremmo assolutamente immaginare.

Chi vi dice che è “uguale a Stranger things”, non ha completamente ragione. Ci sono delle somiglianze, è vero, ma l’esito finale è completamente diverso. Ma partiamo dalle similitudini: i bambini occupano un ruolo centrale nel caso di entrambe le serie (questo aspetto è più evidente per quanto riguarda Stranger Things), ma anche nel caso di Dark il motore dell’azione è la scomparsa di un ragazzino, Mikkel. Un altro aspetto su cui vale la pena soffermarsi è la questione del tempo, che approfondirò successivamente. L’ambientazione di Stranger Things è quella degli anni ’80 in una cittadina dell’Indiana, mentre in Dark il tempo è assolutamente l’elemento fondamentale ed innovativo dell’intera trama e ci riporta, tra le altre cose, proprio agli anni ottanta e a tutti i suoi cliché a cui siamo abituati. Passiamo poi alla centrale elettrica, che, come sappiamo tutti, è essenziale per quanto riguarda l’Upside down, ma in Dark il rimando ad una dimensione non strettamente umana ed intellegibile è più sottile, poichè il vero dramma è causato dai personaggi stessi e dal loro rapporto con il tempo, non tanto da un Demogorgone e altre creature sovrannaturali. Ma, come accennato prima, ci sono anche delle sostanziali differenze e tra queste spicca il ritmo con cui la vicenda si svolge. Per chi ha in mente la prima stagione di Stranger Things si ricorda sicuramente un susseguirsi di colpi di scena, jumpscares e brividi. Dimenticateveli. In Dark l’atmosfera che prevale è quella cupa, da alcuni definita più prettamente “europea” (rispetto a quella americana di ST), il ritmo è più lento, riflessivo, proprio perchè veniamo a conoscenza dell’intera vicenda pezzo dopo pezzo, alimentando la nostra curiosità e creando un forte senso di tensione e suspance (siamo ben lontani dalle battutine di Dustin e Steve). La minaccia del Sottosopra si trasforma in una minaccia “più umana” che si concretizza nei vari personaggi, nei loro segreti, misteri, tradimenti, rancori, pettegolezzi e odi repressi. Tutto è avvolto da un alone negativo, malvagio.

Ma torniamo al tempo. Le nozioni che tento di sintetizzare sono assolutamente utili nel momento in cui decidete di iniziare la serie. La trama ruota interamente, come già accennato precedentemente, attorno al tema del viaggio nel tempo. La centrale, avvolta da un alone di mistero, nasconde sotto le sue fondamenta un varco spazio-temporale, creato proprio da un cittadino di Winden, un viaggiatore del tempo venuto dal futuro. La ciclicità è un altro cardine della serie, ossia la ripetizione del numero 33, infatti ogni personaggio è in qualche modo legato a queste tre annate: 2019, 1986, 1953. Durante ognuna di esse accadono avvenimenti che stravolgono il naturale corso degli eventi e il normale svolgersi del tempo viene spezzato e diventa reversibile sempre in prossimità di questi anni. Inoltre, nella grotta sotto la centrale c’è un bivio con due strade: una permette di andare avanti nel tempo di 33 anni, mentre l’altra ha la funzione opposta, ovvero riporta i personaggi indietro di… Indovinate quanti anni? Di nuovo 33.

Chiaramente le similitudini con altri film o libri che parlano del viaggio nel tempo sono tante, la più lampante è sicuramente Ritorno al futuro, ma è legittimo anche il paragone con 22/11/1963 di Stephen King. Nello specifico, alcune delle problematiche legate al viaggio nel tempo nella serie ritornano anche in Dark, tra cui l’identità dei personaggi in epoche diverse (significativo il disguido che si crea non avendo un documento valido) e il loro ritorno al presente. Ci sono anche delle somiglianze con Interstellar, dove i protagonisti, letteralmente a spasso nello spazio-tempo, si aiutano a vicenda, e trovano il modo di comunicare attraverso luoghi e anni diversi. Oppure ancora Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, in cui protagonisti salvano loro stessi rendendo quindi legittimo e possibile il loro viaggio nel tempo.

In ognuno di questi film e libri, così come in Dark, è fondamentale il principio per cui il presente sia determinato da tutti i viaggi nel tempo che sono stati compiuti dai personaggi, senza i quali sarebbe stato completamente diverso. Questo principio, o paradosso che dir si voglia, non è affatto “fantascientifico”, anzi è già stato teorizzato in vari modi. Ci sono studiosi che hanno definito impossibile il viaggio nel tempo (paradosso del “nonno”), mentre altri sostengono che sia possibile, ma non nel nostro universo, bensì in uno parallelo, copia del nostro che viene creato nel momento in cui viaggiamo nel tempo (teoria del multiverso). La serie si basa invece sul principio che personalmente ritengo più probabile, cioè quello di autoconsistenza di Novikov, che teorizza che è impossibile agire sul corso degli eventi passati, presenti o futuri, perché essi sono immodificabili, quindi qualsiasi azione non farebbe altro se non rendere ulteriormente possibili questi avvenimenti. È esattamente ciò che accade nella serie, ogni volta che un personaggio viaggia nel tempo, invece di impedire che un fatto si verifichi, crea le condizioni affinchè esso si realizzi. Quindi il corso degli eventi è esattamente il frutto di tutti i viaggi del tempo che continuano a susseguirsi, così come la creazione stessa del varco spazio-temporale, che viene aperto paradossalmente nel momento in cui si stava tentando di chiuderlo. In questo caso è cruciale l’abbandono accidentale di un cellulare nel passato, che favorisce la costruzione della macchina del tempo. Questo è uno dei tanti esempi che conferma la teoria secondo cui non c’è modo di modificare il reale corso degli avvenimenti, tutt’al più lo si può rendere esattamente com’è.

Alla luce di ciò, Dark non è una normale serie tv e richiede un particolare sforzo intellettuale da parte dello spettatore per riuscire a mettere in ordine in maniera razionale gli eventi della trama, ma è proprio questo l’elemento su cui punta, perchè una volta riorganizzato il ‘puzzle’ ci si trova davanti ad un microcosmo perfettamente costruito e la reazione che ne deriva non può che essere lo stupore. Credo che valga la pena spendere circa una decina di ore (consecutive sarebbe meglio!) per immergersi in questo capolavoro, anche se una volta finito sarete costretti a trovarvi un’occupazione fino all’inizio della seconda stagione, ovvero nel 2019. Non ve ne pentirete e buona visione a tutti!

Roberta Rustico

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