Storia

Il percorso di Annibale sulle Alpi

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December 20, 2018

Annibale è considerato, probabilmente a ragione, come uno dei condottieri che seppe segnare la storia di Roma per la serie di sconfitte sanguinose ed umilianti che riuscì ad infliggerle.

Il momento in cui il cartaginese ha la possibilità di mostrare il proprio genio militare (e anche un po’ della sua audace follia) nasce nelle ambiguità del trattato sulla divisione delle zone di influenza della penisola iberica. Cartagine e Roma stabiliscono il fiume Ebro come zona di confine reciproca, ma esiste una città che, pur restando sotto il fiume (zona cartaginese), è alleata di Roma: Sagunto. Annibale, che insieme a suo padre(Amilcare) ha giurato di non diventare mai amico di Roma, sfrutta questa opportunità per infierire un colpo umiliante ai romani e assedia Sagunto per otto lunghi mesi. Nel frattempo Roma non interviene: non può difendere Sagunto perché sta combattendo in Illiria e in ogni caso Annibale ha effettivamente ragione sulla disputa. Questo non è da sottovalutare: i Romani sono abbastanza ossessionati dal voler condurre una “guerra giusta”, anche se in futuro questa loro visione cambierà.

Questo non impedisce a Roma di iniziare il conflitto: conclusa la guerra in Illiria, i Romani mandano un proprio diplomatico a Cartagine, esigendo di farsi consegnare Annibale. L’ambasciatore afferma: “Ho nelle mie mani pace e guerra. Cosa scegliete?”. Il consiglio cartaginese invita l’ambasciatore stesso a scegliere. Quest’ultimo conclude: “Allora scegliamo la guerra.” Così tra le due potenze inizia quel secondo conflitto che vedrà Roma messa alla prova come mai prima di allora.

Dopo aver affrontato i Romani in Spagna, nel 218 a.C. Annibale compie una mossa così apparentemente stupida che nessuno se la sarebbe mai immaginata: varcare le alpi col suo esercito.

Il generale fa marciare le sue truppe, cavalli ed elefanti inclusi, attraverso un passo delle Alpi per poter colpire di sorpresa il cuore della penisola italica e, allo stesso tempo, portare la guerra nel territorio del nemico. I due luoghi di scontro principali del conflitto sono la penisola iberica, scelta da Roma, e la penisola italica, scelta da Annibale.

I Romani vedono le Alpi come una barriera invalicabile. Non hanno idea di chi abbiano contro.

La maggior parte delle conoscenze che abbiamo sull’attraversamento delle Alpi sono fonti prese dagli scrittori Polibio (200a.C.-118 a.C.) e Livio (59 a.C-17 d.C.).

Segue quindi una sorta di riassunto delle affermazioni comuni dei due scrittori.

Mentre sale dalla valle del Rodano in Gallia, l’armata cartaginese è disturbata e attaccata da tribù montane che, avendo buona conoscenza del territorio, compiono imboscate e cercano in generale di portare disordini. Durante la fase di discesa i Cartaginesi sono attaccati relativamente poco, ma il vero pericolo sono i monti stessi: le Alpi sono molto più ripide dal versante italiano, inoltre il passaggio è stretto e circondato da precipizi.

“A causa della neve e dei pericoli del percorso,[Annibale] perse quasi tanti uomini quanti nella salita” scrive Polibio. “In quanto nè gli uomini nè gli animali potevano essere sicuri di dove passare a causa della neve, chiunque finisse sul bordo del percorso o inciampasse perdeva l’equilibrio e cadeva dai precipizi.”

Dopo un lungo percorso l’esercito raggiunge un sentiero apparentemente impossibile da superare, ben descritto da Livio: “Uno stretto pendìo che cadeva a perdita d’occhio, così profondo che perfino un soldato in armatura leggera sarebbe a malapena riuscito a scendervi, tastando il percorso e aggrappandosi a cespugli e ceppi che eventualmente si presentassero.”

“Il percorso era troppo stretto perchè gli elefanti o anche gli animali da carico potessero passarci” scrive Polibio. “A questo punto i soldati persero il proprio coraggio e si avvicinarono alla disperazione.”

Annibale tenta una deviazione sulle pericolose pendici a lato del sentiero, ma neve e fango glielo impediscono. Per procedere si inizia la costruzione di una strada con il pietrisco e dopo un lavoro massacrante uomini, cavalli e muli scendono giù per il pendìo e sotto la parte innevata.

Infine, citando ancora Polibio, Annibale “riuscì a far passare anche i suoi elefanti, ma gli animali erano ormai in condizioni miserabili dalla fame”.

La fretta è inevitabile durante l’attraversamento delle Alpi: il rischio di perdersi è costante e l’esercito deve raggiungere la penisola entro l’inizio dell’inverno.

L’impresa riesce, ma un costo altissimo.

Annibale perde due terzi del suo esercito: dei 98’000 uomini iniziali rimangono solo 27’000 all’arrivo nella penisola italica.

Ma dove sarebbe passato Annibale di preciso? È argomento di contesa dai tempi di Polibio e Livio. Gli storici del Novecento ne hanno discusso e perfino Napoleone, grande estimatore di Annibale, ha espresso le proprie opinioni al riguardo. La controversia sta ancora andando avanti un secolo dopo.

Alcune autorità avrebbero proposto una via a nord, oltre Grenoble e attraverso due passi oltre 2000 metri d’altezza. Altri hanno optato per una via piú meridionale, attraverso il Col de la Traversette (la via più alta, oltre 3000 metri). Oppure il percorso includerebbe entrambi gli itinerari, partendo da nord per poi passare a sud e tornare nuovamente a nord: dopotutto Annibale perse del tempo per trovare la strada giusta.

Il percorso sud è proposto negli anni ’50-’60 da Sir Gavin de Beer, direttore del Museo Inglese di Storia Naturale, che sull’argomento pubblica ben 5 libri. De Beer cerca di unire i testi degli autori classici per ottenere una prova geografica affidabile. Un altro studioso sulla questione è il professor Mahaney, che vede de Beer come il pioniere in questa indagine.

Mahaney si sposta sul luogo stesso per ottenere informazioni e comparazioni visive. Sia Livio che Polibio affermano che lo stallo nel percorso di Annibale è stato causato da una frana di rocce. Polibio, che ha ottenuto le proprie informazioni intervistando alcuni dei sopravvissuti dell’armata di Annibale, descrive la frana nel dettaglio: afferma che consisteva in due strati, uno recente sopra uno più antico. Nel 2004 Mahaney, grazie a investigazioni sul luogo e foto satellitari, realizza che effettivamente solo il Col de la Traversette ha delle frane sopra lo strato di neve abbastanza grandi da permettere un impedimento simile.

Gli elefanti sono un immenso fardello: servono tre giorni per farli passare attraverso la frana.

Ci sarebbe inoltre una vecchia e ripida strada di macerie che porta fuori da questo passo:  che sia la strada costruita dagli uomini di Annibale? Nel 2010 Mahaney e i suoi collaboratori hanno scoperto una frana divisa in due strati nello stesso passo, che sembrerebbe quindi confermare le informazioni di Polibio…soprattutto perchè non ci sono altre frane simili negli altri colli.

Per ottenere prove ancora più decisive il team del professore ha esplorato una zona acquitrinosa, a 2580 metri e proprio sotto il Col de la Traversette. È uno dei pochi luoghi in cui l’esercito di Annibale avrebbe potuto riposarsi, anche per il suolo fertile con vegetazione disponibile per cavalli e muli. Dopo aver scavato nel pantano è stata trovata una grande quantità di fango, causata da una altrettanto grande quantità di movimento: forse proprio l’esercito di Annibale. Questo fango è stato datato in laboratorio e l’età dello strato è molto vicina al 218 a.C.; i materiali trovati all’interno sono in parte sterco di cavallo e i microbiologi nel team hanno trovato delle uova di tenia del relativo animale. Chris Allen, uno di questi microbiologi e grande collaboratore di Mahaney, afferma: “Ci sarebbe anche la possibilità di trovare un uovo di tenia di elefante” e conclude: “Questo ritrovamento sarebbe la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno, è un peccato che tale pentola d’oro non sia altro che cacca”.

 Stefano De Gioia

Bibliografia:

 1)RODAN: La traversata di Annibale sulle Alpi

 2) The Guardian News: The truth about Hannibal’s route across the Alps

3) Montanelli I.: Storia di Roma, Rizzoli, Milano, 1969

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