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“”Michelangelo: il sogno”

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December 20, 2018

Dimmi di grazia, Amor, se gli occhi mei

veggono ’l ver della beltà c’aspiro,

o s’io l’ho dentro allor che, dov’io miro,

veggio scolpito el viso di costei.

(Michelangelo Buonarroti, 1475-1564)

Nel settembre del 1501, a 26 anni, Michelangelo Buonarroti iniziò a lavorare ad una delle opere che più lo renderanno famoso: il David, colosso di quattro metri commissionato dai consoli dell’Arte della Lana e dall’Opera del Duomo e realizzato a partire da un blocco di marmo già sbozzato da Agostino di Duccio e lasciato incompiuto. L’imponenza del “gigante”, oltre a simboleggiare la vittoria della virtù (l’eroe David) sul vizio (Golia) e la libertà e la fierezza della Repubblica Fiorentina, doveva incarnare allo stesso tempo la potenza del genio dell’artista, una nuova consapevolezza che andava maturando proprio in quegli anni sia tra gli artisti che tra gli intellettuali.
Del resto, Ascanio Condivi, nella biografia ufficiale di Michelangelo che redasse nel 1553, testimonia la totale immersione dell’artista nella cultura umanista del tempo, attraverso la sua introduzione nella cerchia di Lorenzo il Magnifico, ambiente di letterati e poeti in cui l’arte era ormai considerata un’attività intellettuale a tutti gli effetti, poiché fondata sull’immaginazione (la facoltà della mente di produrre immagini), ritenuta necessaria al fine di 
accedere all’essenza delle cose. In questa chiave potrebbe essere letto il celebre quanto enigmatico disegno realizzato da Michelangelo intorno al 1533 e definito da Vasari “Il sogno”.
Al centro della scena, sopra una cassa, un giovane nudo si appoggia, col corpo in parte disteso, ad un globo, mentre un angelo proveniente dal cielo suona una piccola tromba ponendola a diretto contatto con la sua fronte (e quindi con la sua mente). In secondo piano e ai lati della composizione, delle figure umane in miniatura, vaporose ed evanescenti, sono rappresentate in preda a movimenti convulsi. Sul fondo della cassa, aperta su un lato, sono visibili delle maschere, tra le quali quella al centro, l’unica con la barba, è stata interpretata come un autoritratto dell’artista. È seducente l’interpretazione (1) che vede nell’intera immagine una rappresentazione dell’ispirazione artistica, fondata sulla potenza immaginativa dell’artista, la phantásia, concepita all’epoca come uno stato semi-onirico della coscienza. In questo modo, il giovane in primo piano sarebbe in procinto di svegliarsi, come da un sonno profondo popolato da mille immagini, della natura dei sogni, che si dissolvono gradualmente nel secondo piano. Per i letterati e filosofi umanisti, infatti, l’artista trova l’idea del bello dentro se stesso, per poi ricercarlo nel mondo esterno: non a caso, il termine “inventare” deriva dal latino “invenio”, che significa “trovare”.

Martina Panizzutt

NOTE
1. Yves Hersant (EHESS), La Renaissance et le Rêve, catalogo dell’omonima mostra (ottobre 2013 – gennaio 2014, Musée du Luxembourg, Parigi), 2013, RMN-Grand Palais, Parigi, pp. 13-19

BIBLIOGRAFIA
– Hersant, Yves (EHESS), La Renaissance et le Rêve, catalogo dell’omonima mostra (ottobre 2013 – gennaio 2014, Musée du Luxembourg, Parigi), 2013, RMN-Grand Palais, Parigi
– De Vecchi, Pierluigi, Cerchiari, Elda, Arte nel tempo. Dal Gotico Internazionale alla Maniera Moderna, 2004, Bompiani, Milano

SITOGRAFIA
– The Courtauld Institute of Art, http://www.artandarchitecture.org.uk/…/gallery/db9ad1a9.html, ultima consultazione 13 settembre 2018

IMMAGINI
– Michelangelo Buonarroti, Il Sogno, carboncino su carta, 27,8 x 39,8 cm, 1533 circa, Courtauld Gallery, Londra

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