Storia

Pellegrini e itinerari medievali negli annales stadenses, parte I: il Viaggio

on
December 20, 2018

Itineraria e descriptiones

Le mete più importanti nell’ambito degli itineraria e delle descriptiones erano tre: Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela.

I viaggi di coloro i quali si dirigevano verso Gerusalemme già a partire dal I secolo, non erano ancora veri e propri pellegrinaggi, poiché si trattava piuttosto di una consuetudine di pochi mossi da un interesse scientifico più che devozionale. La situazione cambiò a partire dal 313, anno dell’editto di Milano che portò al riconoscimento per i cristiani della libertà di culto, e anche dal 326, anno della presunta scoperta da parte dell’imperatrice Elena delle reliquie della croce del Cristo. Questa scoperta richiamò migliaia di fedeli verso Gerusalemme e proprio con l’inizio di questi viaggi nacquero gli Itineraria, un genere letterario-memorialistico, che si presenta come una sorta di guida sulla Terrasanta a cui si collegano le descriptiones. Tutti questi testi offrono informazioni storiche ed archeologiche sui luoghi santi e poiché il numero degli itenerari prodotti è molto elevato, riporterò solamente i più importanti. La prima testimonianza che abbiamo è l’Itinerarium a Burdigala Hierusalem usque o Itinerarium Burdigalense (5), il cui autore è anonimo. La meta di questo viaggiatore, che partì da Bordeaux, fu Gerusalemme. Nel testo, considerato una vera e propria guida, sono riportate le strade percorse all’andata e al ritorno e tutte le città attraversate, di cui egli fornì una descrizione molto dettagliata. Si conta abbia fatto 3400 miglia in 170 giorni.

Una narrazione particolarmente significativa come l’Itinerarium Burdigalense è l’Itinerarium Egeriae (6). Questo testo, scritto sotto forma di lettera da parte di una donna religiosa a altre religiose, è il resoconto di un soggiorno di tre anni a Gerusalemme. Il testo è tràdito da un solo manoscritto proveniente probabilmente da Montecassino e scritto nel IX secolo, scoperto nel 1884 da Gamurrini. L’opera è divisa in due parti, la prima contiene il racconto del viaggio, sia di andata che di ritorno, mentre la seconda ha un taglio liturgico in cui vengono descritte le funzioni religiose.

Per quanto riguarda i pellegrinaggi nel VI secolo è importante citare l’Itinerarium Antonini Placentini, una narrazione di un ignoto pellegrino che parte da Piacenza per raggiungere la Terrasanta, e che risulta essere incompleto7. Il testo inizia con la descrizione della partenza del viaggiatore da Costantinopoli, a Cipro alla città di Costanza, per poi continuare attraverso Siria, Palestiana e Alessandria d’Egitto da dove inizia il ritorno lungo lo stesso itineriario. L’Itinerarium è giunto in due redazioni: la recensio prior e la recensio altera. La differenza tra le due redazioni è abissale. La redazione originale è la prior, ritenuta inizialmente un’epitome, mentre la altera, che era ritenuta come genuina, è un rifacimento al testo originale e contiene descrizioni di particolari non veri.

La seconda meta del pellegrino era Roma, la città di Pietro e Paolo, la città che conservava un numero alto di reliquie dei santi. La grandezza di Roma e i suoi monumenti cristiani, come le catacombe e le cattedrali, rendeva necessario per il pellegrino l’uso di guide sin dal VI secolo. Molte di esse sono giunte fino a noi e mi limiterò a riportarne solo alcuni esempi. Una guida che rappresenta un vero e proprio itinerario ad uso esclusivo dei pellegrini è la Notitia ecclesiarum urbis Romae (8), in cui tutte le chiese citate, a eccezione di quella dei santi Giovanni e Paolo, sono fuori dalla città. Sono anche indicati i sepolcri dei màrtiri in cimiteri sotterranei. L’itinerario parte dalla chiesa dei santi Giovanni e Paolo, arriva alla via Flaminia, e giunge sino alla tomba di San Pietro.

Un’opera molto più importante della precedente è l’Itineraium Einsiedlense (9), così chiamato per il manoscritto che lo conserva (Einsiedeln 326, sec. IX-X).

L’autore, anonimo, con molta precisione evidenzia i monumenti da visitare e offre una rappresentazione topografica di Roma.

L’arcivescovo di Canterbury, Sigerico, dal febbraio al luglio del 990 soggiornò a Roma, quello che lasciò dalla sua permanenza è l’Itinerarium di Sigerico (10), un testo di una certa importanza perché è l’unico catalogo di chiese romane scritto nel X secolo giunto sino a noi. Dopo l’anno Mille questi itinerari si trasformarono e iniziarono ad arricchirsi di elementi fantastici. Quindi da una descrizione reale si passò a quella leggendaria.

Terza meta del pellegrino è Santiago de Compostela. Non sono chiare le origini di questo pellegrinaggio: molto probabilmente esso fu determinato dalla scoperta della tomba dell’apostolo Giacomo. La devozione nei confronti della tomba di Giacomo fu forte sin da subito. Nell’XI secolo il carattere internazionale di questi viaggi era già affermato, ma la maggior fortuna per Santiago de Compostela fu nel XII secolo, poiché vennero costruiti ospedali e case di accoglienza per i pellegrini. Questi ultimi viaggiavano lungo quattro itinerari: la via Tolosana, la via Podensis, la via Lemovicensis, la via Turonensis, convergenti verso i Pirenei per poi formare il Cammino di Santiago. Fonte fondamentale di questo pellegrinaggio è il Liber Sancti Iacobi, conosciuto anche come Codex Calixtinus, poiché questo testo è introdotto da un’epistola attribuita a Papa Callisto II (11). Fissato intorno al 1160 e attribuito con ogni probabilità a Aiméry Picaud, un religioso, esso è costituito da cinque libri di cui l’ultimo contiene la Guida del pellegrino di Santiago (12). Vera e propria guida degli itinerarî per coloro i quali si recavano in pellegrinaggio. Nel Codex Calixtinus troviamo l’indicazione di tappe, ospizi, pericoli, riferimenti culturali, informazioni storiche, corpi santi e reliquie da venerare.

Narrazione di crociate

La crociata costituisce un esito diretto del pellegrinaggio, infatti nelle fonti medievali è definita iter o peregrinatio e gli stessi crociati sono considerati dei pellegrini. Pellegrini armati che nel 1095 partirono per andare a liberare la Terrasanta dagli infedeli.

Le crociate cambiarono totalmente il concetto di pellegrinaggio e di conseguenza anche tutte le fonti narrative ad esso legate. Ai resoconti di pellegrinaggi redatti per devozione si sostituirono quelli di spedizioni militari. Di queste narrazioni ve ne sono moltissime. La più antica è la narrazione conosciuta con il titolo di Gesta Francorum et aliorum Hierosolymitanorum, è della prima crociata, racconta in uno stile rustico le vicende del viaggio e della guerra dal 1095 al 1099 (13).

Altra considerevole è l’opera di Fulcherio di Chartres intitolata Historia Hierosolymitana seu Gesta Francorum Ierusalem peregrinantium divisa in tre parti: la prima narra gli avvenimenti dal 1095 al 1105; la seconda dal 1106 al 1124; la terza dal 1125 al 1127 (14). È un testo di grande interesse per il suo valore storico poiché Fulcherio fu testimone oculare delle vicende narrate. Se facciamo riferimento agli avvenimenti della prima e della seconda crociata non possiamo tralasciare l’opera di Guglielmo di Tiro (1130-1184) intitolata Historia rerum in partibus transmarinis gestarum (15). Essa si compone di tredici libri e narra degli avvenimenti a partire dal 1095 al 1184. Per la prima parte dell’opera l’autore si basa su una serie di fonti storiche tra le quali spiccano quelle di Fulcherio di Chartres, mentre per gli anni dal 1144 in poi, l’autore si concentra sulla propria esperienza personale e su quella di altri testimoni oculari vicini a lui. L’opera, scritta in un latino molto elegante, costituisce una grandiosa fonte storiografica e topografica ed è il testo più importante per la conoscenza della storia e della geografia della seconda crociata.

Per la terza crociata la fonte principale è l’Itinerarium peregrinorum redatto in Terrasanta tra il 1191 e il 1192 da un canonico inglese che partecipa alla crociata. (16)

Da dopo la terza crociata il genere degli itineraria e descriptiones continua a sovrapporsi con quello delle cronache delle varie spedizioni, un esempio significativo di questo caso è dato da Giacomo Vitry e dalla sua Historia Hierosolymitana abbreviata divisa in due libri. Il primo Historia Orientalis scritto dopo il 1219 contiene una descrizione della Terrasanta e una storia

delle crociate fino al 1193. Il secondo Historia Occidentalis scritto dopo il 1221 narra degli avvenimenti contemporanei della Chiesa di Occidente e degli Ordini religiosi. (17)

Camilla Bigatti

Note

4 Questo tipo di viaggio verrà analizzato e approfondito nel capitolo seguente.

5 Per un esame più dettagliato e per la bigliografia più significativa dell’Itinerarium Burdigalense cfr. Parente, La conoscenza, pp. 245-52. Da ricordare anche C. Milani, Strutture formali nell’ ‘Itinerarium Burdigalense’, in « Aevum », LVII 1983, pp. 99-108

6 Per le edizioni e per i riferimenti bibliografici più importanti cfr Egeria, in Repertorium fontium medii aevi, vol. IV (D-E-F-Gez), 1976 pp. 283-84, e Parente, La conoscenza, cit., p. 256 n. 36; segnalare anche N. Natalucci, Egeria, Pellegrinaggio in Terra Santa, Nardini, Firenze 1991.

7 Per i manoscritti, le edizioni e la bibliografia cfr. Antonini Placentini Itinerarium, in Repertorium fontium medii aevi, vol. III p. 376; si veda anche Parente, La conoscenza, pp. 267-68 n. 64.

8 Edizione del testo in Codice topografico, vol. II pp. 60-66, e in Itineraria et alia geographica, pp. 303-11.

9 Edizione del testo in Codice topografico, cit., vol. II pp. 163-207, in Itineraria et alia geographica, pp. 329-43, si veda anche Itinerarium Einsiedlense, in Repertorium fontium medii aevi, vol. VI, p.469.

10 Edizione del testo – che è conservato nel ms. Cotton, Tiberius, B.5 (sec. X ex.) del British Museum di Londra – in W. Stubbs, Memorial of Saint Dunstan, Archbishop of Canterbury, London 1874 (Rerum Britannicarum Medii Aevii Scriptores, LXIII), pp. 391-95.

11 Per l’edizione del testo si veda Liber Sancti Iacobi-Codex Calixtinus, a cura di W.M. Whitehill, Santiago di Compostela, Edición del Instituto P. Sarmiento de Estudios Gallegos, 1994, vol. I. Cfr., inoltre, A. Moralejo-C. Torres-J. Feo, Liber Sancti Iacobi. Codex Calixtinus, Santiago de Compostela 1951.

12 Ricca bibliografia su questo testo, indicata in maniera esauriente Guida del pellegrino, pp. 137-48; si veda anche Guide du pèlerin de Saint-Jacques de Compostele, in Repertorium fontium medii aevi, vol. v, p. 273.

13 Per i manoscritti, le edizioni e la bibliografia dei Gesta Francorum cfr. Gesta francorum et aliorum Hierosolymitanorum, in Repertorium fontium medii aevi, vol. IV pp. 728-29.

14 Per i manoscritti, le edizioni e la bibliografia dell’ Historia Hierosolymitana cfr. Fulcherio Cartonensis, in Repertorium fontium medii aevi, vol. IV p. 601. Edizione parziale anche in Itinera Hierosolymitana crucesignatorum, vol. I pp. 95-130.

15 Per i manoscritti, le edizioni e la bibliografia si veda Guillelmus Tyrius, in Repertorium fontium medii aevi, vol. V pp. 329-32. Brani con notizie su Guglielmo sono in Itinera Hierosolymitana crucesignatorum, vol. I pp. 7-92.

16 Per i manoscritti, le edizioni e la bibliografia cfr. Itinerarium Peregrinorum, in Repertorium fontium medii aevi, vol. VI pp. 469-70.

17 Per le edizioni e la bibliografia dell’Historia Hierosolymitana, si veda anche Iacobus de Vitriaco, in Repertorium fontium medii aevi, vol. VI pp. 142-43; cfr. anche Itinera Hierosolymitana crucesignsatorum, vol. III pp. 297-391.

TAGS
RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT