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Water’s for the chosen

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December 20, 2018

‘One Hour by the Concrete Lake’ è il secondo capolavoro della band progressive metal Pain of salvation, dalla durata di un’ora esatta, e verte sulla vicenda di un uomo che lavora in una fabbrica di armi, ma viene subito assalito dai dubbi morali riguardo la sua occupazione. Perciò, decide di intraprendere un viaggio e si accorge che l’impatto della sua professione è nocivo per l’ambiente e per la stessa razza umana. La sesta traccia Water ci presenta una serie di dati sul consumo annuale di acqua delle popolazioni occidentali, a discapito del cosiddetto Terzo mondo, e sulla contaminazione di grandi porzioni di falde acquifere da parte dell’industria bellica e nucleare. Il punto di vista adottato è quello di un occidentale che, a causa della sua posizione privilegiata, non è in grado di capire la relazione che intercorre tra le sue azioni, molto spesso anche quotidiane, e gli effetti che esse provocano a livello di siccità negli Stati più arretrati. ‘Water’s for the chosen’, sostiene il vocalist con una velata critica nei confronti dell’occidentale che sa di trovarsi in una posizione di vantaggio, senza però alcun merito reale se non quello di essere nato nella parte ‘giusta’ del mondo. In seguito, però, la critica si estende all’intera umanità, perchéanche chi è costretto a faticare per ottenere una misera quantità d’acqua potabile, se venisse inserito all’interno della nostra società, finirebbe per comportarsi da avido e ‘sprecone’, dando per scontata la disponibilità dell’acqua corrente. Così come l’acqua è ‘per pochi eletti’, allo stesso modo lo è anche la vita.

Roberta Rustico

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