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17 Agosto 1945: La fattoria degli animali

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December 21, 2018

“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri.´´

Questa frase è scritta nella sezione finale del capolavoro di George Orwell: “La fattoria degli animali”. La sua contraddizione è evidente e voluta, così come lo sviluppo della trama stessa. Orwell scrive questo libro con l’intenzione di testimoniare il fallimento idealistico della Rivoluzione Russa. Anche se completa già nel 1937 (Orwell stava combattendo nella guerra civile spagnola contro i franchisti), “La fattoria degli animali” non vede la luce prima del 1945 a causa di censura dall’Unione Sovietica.

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Il racconto vede gli animali di una fattoria ribellarsi all’Uomo per costituire una società di eguali. Questo era il sogno del comunismo di Marx: è identificato nel Vecchio Maggiore, un maiale anziano che dà la scintilla ideologica per far partire la rivoluzione. Essendo questo un racconto simbolico della Rivoluzione Russa, ogni animale o “classe” di animali rappresenta infatti una controparte umana realmente esistita. Dopo aver scacciato il loro padrone umano (il vecchio regime zarista), gli animali devono combattere un’alleanza di padroni delle altre fattorie vicine che li vogliono schiacciare per evitare altre insurrezioni come la loro: è un chiaro riferimento alla guerra civile fra l’Armata Bianca e l’Armata Rossa. Con la vittoria animale si fa valere in particolare il maiale Palladineve (Trockij) che si porta a capo della coalizione rivoluzionaria. Questi fa scrivere, sul lato di un edificio della fattoria, sette comandamenti che rappresentano gli ideali rivoluzionari: l’ultimo, il più sacro e importante, recita “Tutti gli animali sono uguali”. Tuttavia Palladineve è in contrasto con le idee di un altro maiale, Napoleon (Stalin); la tensione fra i due cresce fino a che Napoleon non scaccia Palladineve dalla fattoria tramite l’uso di suoi cani da guardia (la polizia segreta sovietica) e prende il controllo della fattoria come dittatore assoluto. Il nuovo leader inizia un progressivo smantellamento dei piani originali della rivoluzione, inclusa la modifica dei comandamenti. I maiali sono privilegiati e tutti gli altri animali non sono che strumenti da sfruttare fino alla morte (naturalmente si reprime con la violenza qualunque dissenso).

Napoleon arriva a questo risultato tramite una campagna di disinformazione impressionante, che non disdegna la distorsione degli eventi avvenuti in passato e che vede Palladineve come la causa di ogni male della fattoria. Col tempo Napoleon e gli altri maiali iniziano a commerciare con gli umani, a vestirsi e a muoversi come loro, finché la linea che li separa non esiste più. È a questo punto della storia che anche l’ultimo, inviolabile comandamento viene distorto nella frase all’inizio di questo articolo.
Qui mi preme una precisazione. Nell’omonima opera cinematografica del 1954 vi sono due importanti differenze rispetto al libro: 1)Palladineve viene eliminato e non scacciato dai cani;
2)Il finale cinematografico dà un barlume di speranza (e soddisfazione) rispetto al finale originale del libro: gli animali comprendono 
finalmente cosa succede e si ribellano a Napoleon e ai maiali.Un’ ultima curiosità: Orwell decise di usare degli animali di una fattoria perché una volta vide un ragazzo frustare un cavallo da tiro, e si rese conto di quanto facilmente quest’ultimo si sarebbe potuto ribellare se avesse avuto coscienza della propria forza.

Stefano De Gioia

Fonti:
1) Bright Hub Education: ‘Parallels Between “Animal Farm” and the Russian Revolution’
2) Liberiamo Network: ‘La fattoria degli animali, il capolavoro in cui Orwell smaschera gli ideali utopici della Rivoluzione Russa’

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