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24 Agosto 2016: il terremoto di Accumoli

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December 21, 2018

Due anni fa, alle 3.36 del 24 agosto, un terremoto di sesto grado, con epicentro ad Accumoli, distrusse sogni, speranze e vite. Come in un conflitto, senza però nessuna dichiarazione di guerra, la terra iniziò a tremare senza sosta, minando le certezze di una quotidianità che, da quel giorno, non sarà più la stessa. Luoghi come Amatrice, Arquata del Tronto, Pescara e altre comunità, che furono spazzate via in pochi secondi, sono tristemente entrati nella mente e nei pensieri di tutti gli italiani. Eppure, il dolore e la tristezza, che hanno invaso il cuore e l’animo dei parenti delle vittime e delle persone che hanno perso tutto, possono essere descritti e spiegati solo da chi è stato svegliato di soprassalto dal fragore e dal rumore della morte. Al di là della distruzione, delle macerie e delle lacrime, il terremoto è stato un evento di impareggiabile portata.

Quattro regioni colpite, 299 vittime e un futuro che riserverà altre amarissime sorprese a questo indomito popolo. Il 30 ottobre infatti l’ennesima scossa, questa volta di 6.5 gradi, si abbatte sulle stesse zone distruggendo definitivamente quelle poche e residue speranze di tornare ad una vita normale. La seconda scossa più forte mai registrata dal secondo dopo guerra diede il là ad una paura irrefrenabile, contagiosa e inarrestabile. Se nei giorni successivi alla scossa vi foste trovati nelle zone del cratere non avreste sentito parlare d’altro che del mostro che di notte viene e distrugge tutto. Il coraggio, che fino a quel momento non venne mai meno, iniziò a vacillare e a scomparire. Eppure, il tempo cura tutte le ferite, e anche queste, seppur profonde, con forza e determinazione stanno iniziando a rimarginarsi. Ma la strada è ancora lunga, come è lunga 

la strada della ricostruzione, figlia quest’ultima di una macchina burocratica che rallenta il da farsi ma non la voglia di tornare a respirare aria di casa. Ci si arrangia, si torna in quei posti anche solo per 24 ore come a dire “io ci sono ancora e non ti ho lasciato!”. Orgoglio, senso di appartenenza e voglia di non mollare, sono questi gli ingredienti che hanno caratterizzato gli ultimi due anni del Centro Italia. Due anni difficili, duri, indescrivibili ma che hanno unito uomini, donne e bambini in un unico obiettivo, tornare lì dove tutto può ancora rifiorire. 

Raffaele Giachini

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