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17 Settembre 1787: Gli Stati Uniti hanno la loro Costituzione

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December 22, 2018

Alla fine della guerra dei Sette Anni, ovvero nel 1763, la maggior parte degli americani era ancora strettamente legata alla Gran Bretagna e ai vincoli di interesse e di prestigio con la corona inglese, in pratica quasi nessuno dei coloni covava idee indipendentistiche. Eppure, proprio dal 1763, i ministri di Giorgio III tentarono di rafforzare il controllo sulla vita economica e politica delle colonie d’oltreoceano. Il motivo principale era che la dispendiosa guerra appena conclusasi aveva raddoppiato il debito nazionale inglese e spinto le tasse a livelli mai raggiunti prima. Occorreva denaro e sembrava giusto e ovvio che i coloni americani, che erano poco tassati e per la maggior parte benestanti, si accollassero anch’essi il peso del mantenimento dell’impero. Il Ministro Greenville iniziò così un piano finalizzato a tassare e a reperire i fondi necessari. Dieci anni di controversie sfociarono infine in una rivolta armata e, nel 1776, alla Dichiarazione d’Indipendenza che portò le colonie ad affermare “di assumere, fra le potenze della terra, lo stato di separazione e uguaglianza a cui le leggi naturali e divine davano loro il diritto”.

b3028d70aa6bd1394de461cc531dfe2c.jpgIl 12 giugno 1776 il Congresso Continentale nominò un Comitato dei tredici, uno per ogni colonia, che aveva il compito di stendere una costituzione. Il governo centrale, previsto da queste costituzioni, era molto debole, essenzialmente perché mancava dei due poteri più forti e incisivi, ovvero quello di imporre le tasse e quello di regolare il commercio. Ne nacque una lunga controversia che continuò anche dopo la guerra d’indipendenza e che, secondo Dickinson, non aveva dato vita a un governo ma bensì a “una salda lega d’amicizia”. Dal 25 maggio al 17 settembre 1787 fu quindi proclamata una riunione della Convenzione Federale che si incontrò a Philadelphia. Ogni stato era rappresentato da 55 delegati e tutti passarono alla storia come “i padri fondatori”. Quest’ultimi nominarono all’unanimità Washington presidente e decisero di stendere una nuova costituzione. Anche se vi era un vasto accordo sui principi e sullo schema di governo, l’intesa sui particolari mancava. Tutti erano d’accordo sull’esistenza di un governo centrale, ma nessuno voleva abolire le proprie autorità statali. Il conflitto si combatteva sui piani teorici quindi, come quello degli schiavi. Gli stati del Sud volevano infatti che nel novero della popolazione, che in base al suo numero assegnava i seggi della camera, fossero inclusi anche gli schiavi. Gli stati del Nord invece volevano che gli schiavi venissero esclusi dalla rappresentanza dato che non erano né cittadini né votanti. Il risultato fu un compromesso rinominato “la clausola dei tre quinti” per cui ogni schiavo valeva tre quinti di un uomo libero. Questo è solo un esempio delle innumerevoli questioni che furono fonte di dibattito in quei mesi del 1787, per alti argomenti fu invece impossibile trovare un punto ragionevole di incontro. Le dispute fra stati più grandi e più piccoli e fra stati economicamente più forti e più deboli risultarono insanabili. Queste controversi rallentarono i lavori della Convenzione che, una volta terminata la stesura degli articoli, si convinse che sarebbe stato impossibile avere l’approvazione di tutti e 13 gli stati e così decise che ne sarebbero bastati nove. Era il 17 settembre del 1787.

Ma i dibattiti accesi fra chi sosteneva la Costituzione e chi no erano ancora in vigore. Gli oppositori non vedevano di buon occhio i poteri che venivano assegnati sia al governo centrale che al presidente stesso. Uomini illustri come Patrick Henry e George Mason si opposero con tutte le loro forze all’approvazione della carta costituzionale. La ratifica fu facilmente approvata nel Delaware, nel New Jersey e in Georgia, passò anche in Pennsylvania e nel Connecticut, ma la vera partita si combatteva nello stato del Massachusetts che approvò la Costituzione con uno scarto di appena 19 voti. Fu poi la volta del Maryland e del South Carolina, rispettivamente il settimo e l’ottavo stato a ratificare la Costituzione. Nel giugno 1788 il New Hampshire votò a favore della Costituzione che adesso, tecnicamente, sarebbe potuta entrare in vigore. Eppure senza l’appoggio della Virginia e dello stato di New York essa non avrebbe acquisito l’efficacia necessaria per imporsi. Nello stato più vasto e popoloso, ovvero in Virginia, si scontrarono verbalmente gli oppositori alla Costituzione, come il già citato Patrick Henry, e chi era favorevole alla sua ratifica, come Madison. Il 25 giugno 1788 la Virginia, con una risicata maggioranza, decise per l’approvazione della Costituzione. La decisione della Virginia convinse anche lo 

stato di New York che, un mese dopo, ratificò anch’esso la Costituzione. Erano rimaste fuori North Carolina e Rhode Island, che declinarono l’invito del 1787, ma ormai il governo era pronto a cominciare e, come ultimo gesto, il Congresso Continentale indisse le elezioni nazionali per il gennaio del 1789.

Tralasciando la guerra d’indipendenza e le cruenti battaglie che ne hanno segnato il corso, non potevamo parlare della Costituzione americana senza citare gli episodi che la portarono a nascere. Quest’ultima è “la legge suprema dello stato” e nonostante i duecento anni che sono trascorsi dalla sua creazione essa non ha subito notevoli cambiamenti, malgrado gli scossoni che hanno spesso minato le fondamenta degli Stati Uniti. E’ la Costituzione più antica del mondo ancora in vigore, ha costituito il modello di tutte quelle che sono venute dopo e, nel bene e nel male, essa regola la democrazia del paese che guida il nostro pianeta.

“Noi, il popolo degli Stati Uniti, al fine di perfezionare la nostra Unione, garantire la giustizia, assicurare la tranquillità all’interno, provvedere alla difesa comune, promuovere il benessere generale, salvaguardare per noi e per i nostri posteri il bene della libertà, poniamo in essere questa Costituzione quale ordinamento per gli Stati Uniti d’America.”

Raffaele Giachini

Bibliografia:

Maldwyn A.Jones: Storia degli Stati Uniti D’America

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