Musica

“… e giustizia per tutti”, soprattutto per i Metallica

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December 22, 2018

Pubblicato il 5 settembre 1988, quest’anno il quarto album in studio dei Metallica compie 30 anni e rappresenta un’importante svolta per la band dopo la prematura morte del bassista Cliff Burton e la pubblicazione di “Master of puppets”, il loro capolavoro irraggiungibile. Il quartetto statunitense rientra in studio sapendo di aver raggiunto l’apice della propria carriera e dovendo nel contempo affrontare la perdita di un componente e grande amico. Su queste premesse nasce “..And Justice for All”, il loro primo lavoro considerato più “commerciale”, grazie al quale la band viene catapultata nel panorama internazionale. Seppur non criticato quanto la coppia Load-Reload e il detestato St. Anger, la registrazione lascia insoddisfatti i fan e passa alla storia come “il disco senza basso”, tanto che alcuni dichiarano terminata la carriera del gruppo dopo solo 3 album. Jason Newsted, già conosciuto per aver suonato nei Flotsam and Jetsam, prende il posto del leggendario Cliff ed entra nel mondo dei Metallica con assoluto rispetto per quanto egli aveva realizzato nella stesura dei testi e nella creazione delle melodie. Inoltre, l’anno precedente aveva già registrato con la band The $5.98 E.P.: Garage Days Re-Revisited, al cui interno troviamo alcune cover che confluiranno nella successiva raccolta Garage Inc.

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Sebbene non sia un concept album, il materiale dei testi attinge ai fatti politici dell’epoca accompagnati da un groviglio di parti tecniche, tanto da essere definito da alcuni più progressive che thrash metal. Jason collabora alla stesura della traccia d’apertura, ovvero Blackened, focalizzata sulla distruzione della Terra e della razza umana. “Termination, expiration, cancellation, human race. Expectation, liberation, population, lay to waste. See our mother put to death, see our mother die.” Passiamo alla title-track, la famosissima And Justice for All. “Halls of justice painted green, money talking”: qui si parla di falsa giustizia e di come spesso i giudici siano corrotti e ricevano soldi per risolvere i processi. “Justice is lost. Justice is raped. Justice is gone. Pulling your strings. Justice is done.” e allora la Lady Justice della cover è un monito per l’uomo che ha il compito e il dovere morale di restaurare la vera giustizia. Si tratta di una delle tracce più lunghe assieme alla strumentale To Live Is to Die, entrambe sfiorano i 10 minuti di durata. Eye of the Beholder è il secondo singolo estratto dall’album. “Freedom of choice is mad for you my friend. Freedom of speech is words that they will bend. Freedom with their exception.” Hetfield e compagni riflettono sul tema della mancanza di libertà di espressione, con sonorità contorte e ritmi sincopati che non troviamo nei precedenti lavori.

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Ho avuto l’onore di vedere dal vivo i Metallica, che sono una delle mie band preferite da quando sono piccola, ben due volte, nel 2015 e nel 2018 e posso assicurare che poche volte nella mia vita ho avuto i brividi come quando parte l’intro di One. Si tratta di uno dei capolavori assoluti della band e non manca mai in scaletta. I Metallica amano essere pirotecnici e durante l’esecuzione di questo brano vengono spesso usati dei laser per simulare i proiettili, infatti l’ambientazione è quella della guerra e il protagonista è un uomo che ha perso sia le braccia che le gambe e può vivere solo grazie a dei macchinari. Nel finale incalzante il testo  si trasforma in una sorta di componimento che potremmo definire ermetico per contenuto e forma. “I cannot live. I cannot die. Trapped in myself. Body my holding cell.” Le parole sono inquietanti, ma lo è altrettanto il videoclip musicale, che è anche il primo realizzato dalla band. L’ispirazione viene dal film E Johnny prese il fucile del 1971 e dall’omonimo romanzo, entrambi desunti da un fatto realmente accaduto, il che rende il tutto più angosciante di quanto già non lo sia.

Segue The Shortest Straw, non meno felice della precedente dato che questa volta i protagonisti sono due coniugi che vennero condannati a morte come spie dell’Unione Sovietica durante la guerra fredda. “Suspicion is your name. Your honesty to blame. Put dignity to shame dishonor. Witch hunt modern day.” E’ chiara la volontà dei Metallica di creare un’ambientazione inquietante e macabra, che ritroviamo in Harvester of Sorrow, nonostante il suo significato sia abbastanza ambiguo.  Potrebbe trattarsi di un uomo che sprofonda negli abissi della pazzia e nel vizio dell’alcol, tanto da giungere ad uccidere la sua famiglia, compresi i figli. “All have said their prayers. Invade their nightmares. To see into my eyes. You’ll find where murder lies.” Dagli omicidi passiamo alla schizofrenia, ai sintomi e alle paure di chi è costretto a convivere con questa malattia in The Frayed Ends of Sanity. “Old habits reappear. Fighting the fear of fear. Growing conspiracy. Everyone’s after me.” E’ il momento della sopracitata To Live Is to Die, una delle poche strumentali realizzate dalla band e l’ultimo indiretto omaggio allo scomparso Cliff e alla sua breve ma intensa carriera. Solo poche lapidarie parole,  tra cui “Cannot the kingdom of salvation take me home?” perchè questa volta è la musica a parlare. Chiudiamo con Dyers Eve, un ricordo dell’infanzia di Hetfield, in particolare il suo rapporto con i genitori. “Dear mother, dear father. What is this hell you have put me through?”

Tanti auguri And Justice for All!

James Hetfield ricorda Cliff Burton con queste parole nel 2016: “Lui mi ha insegnato questo, lo sai? Lui mi ha aiutato insegnandomi che è giusto essere diversi e difendere ciò in cui credi. Non è necessario avere tutte le munizioni del mondo per combattere la guerra, sii semplicemente te stesso. E’ sufficiente.”

Roberta Rustico

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