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29 settembre 1944: la strage di Marzabotto

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December 24, 2018

Il 29 settembre 1944, i paesi emiliani della zona di Monte Sole furono protagonisti della cosiddetta “Strage di Marzabotto”, compiuta dalle truppe tedesche della 16° divisione “Reichsfuhrer SS”, con l’ausilio di elementi delle Brigate Nere, con lo scopo di eliminare la minaccia dei partigiani in quei luoghi.
Tra le prime vittime si annoverano gli abitanti della zona di Casaglia. I soldati del 16° battaglione esplorante corazzato irruppero nella chiesa mentre il parroco, Don Ubaldo Marchioni, recitava il rosario. Uccisero lui, una donna paralizzata e altri due fedeli che si erano nascosti nel campanile; gli altri abitanti furono condotti al cimitero e lì vennero trucidati a colpi di mitra e granate.

Lasciata Casaglia, le SS si spinsero nelle frazioni di Castellano, Tagliandizza e Caprara, dove uccisero in totale 135 civili. In seguito si diressero nel centro abitato di Marzabotto, dove distrussero gran parte delle infrastrutture del paese e uccisero gli abitanti mitragliandoli. Il massacro proseguì in altri paesi come Vado di Monzumo e Grizzano.
I partigiani della brigata “Stella Rossa” tentarono di fermare la carneficina, ma non avendo le armi e i mezzi necessari furono inesorabilmente respinti perdendo sul campo il loro comandante, Mario Musolesi. I superstiti si ritirarono verso altre posizioni partigiane e alleate.
L’azione terminò il 5 ottobre. Prima di ritirarsi le Waffen SS minarono la zona causando altre 55 morti fino al 1966.

Le vittime in totale furono oltre mille tra vecchi, donne e bambini; la vittima più giovane aveva solo due settimane.
Dopo la liberazione i soldati fascisti che avevano collaborato con le SS a Marzabotto vennero condannati al carcere a vita, e alcuni in seguito scarcerati con l’amnistia nel dopoguerra.
L’esecutore della strage, il maggiore delle SS Walter Reder (nella foto a destra) , detto “il monco” per aver perso l’avambraccio sinistro in Russia, fu catturato dagli alleati a Salisburgo ed estradato in Italia dove venne processato a Bologna nel 1951; condannato all’ergastolo, scontò la pena nel carcere di Gaeta fino al 1985, quando fu liberato per intercessione del governo austriaco, morendo poi nel 1991 senza dimostrare alcun rimorso per le vittime.
Il 16 aprile 2002 il Presidente della Repubblica tedesca Johannes Rau, accompagnato dal Presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi, si è recato a Marzabotto e ha chiesto scusa in nome del popolo tedesco. 

Cesare Grande

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