Musica

Beatles e Pink Floyd come precursori del progessive rock

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December 24, 2018

10 Ottobre 1969. La pubblicazione dell’album d’esordio dei King Crimson, In the Court of Crimson King, segna ufficialmente la nascita del progressive rock. Inizialmente, molte sono le incertezze della critica riguardo a questo nuovo genere del rock, talvolta considerato troppo ambizioso o bistrattato perché ritenuto pomposo.

Quando nel 1971 esce Acquiring The Taste dei Gentle Giant, il “manifesto programmatico” del progressive rock è irrevocabilmente definito. «Il nostro obiettivo è quello di espandere le frontiere della popular music, a rischio di diventare molto impopolari» è ciò che si legge sulla copertina dell’album, nonché la comune aspirazione dei gruppi aderenti alla nuova ondata progressive. In altre parole, innalzare lo status del rock; cambiare il gusto, dare vita a “composizioni” e non più a “canzoni”. La strada da seguire è quella del virtuosismo individuale e di gruppo e delle tematiche psichedeliche; di un suono che non supera la prova del primo ascolto, ma che conquista il pubblico in un secondo momento, quando ad entrare in gioco è la riflessione sulla raffinatezza tecnica degli esecutori; del rispetto di convenzioni e norme tecnico-formali che ne definiscono fisionomia e statuto come l’elaborazione di concept album, la presenza di tastiere e strumenti prima d’allora estranei al rock, l’uso di musica scritta e di metri additivi(1). Un lungo percorso, questo, che culminerà quando i gusti degli ascoltatori, una volta per tutte, saranno pronti e ben disposti ad essere modellati. Cosa spinge gruppi come Jethro Tull, Genesis e Yes ad inoltrarsi nella strada del cambiamento, è la volontà di avvicinarsi a criteri di composizione tipici della musica colta, con l’obiettivo di trasformare uno dei generi più amati della popular music, il rock, in una forma d’arte.
Sebbene i gruppi sopracitati siano tra i capisaldi del genere, le radici del progressive rock vanno ricercate altrove.

La scintilla progressive divampa nella Londra degli anni ‘60, quando il concerto rock diventa una performance artistica. All’epoca i Pink Floyd si esibivano all’UFO club(2). Furono proprio loro, insieme ai Soft Machine, i primi a lanciare il prototipo del light show(3): uno spettacolo che, mescolando musica e immagine, regalava un’esperienza multi-sensoriale e psichedelica, assumendo la fisionomia di un evento d’arte performativa. L’importanza dell’aspetto tecnologico, l’utilizzo di luci e scenografie, la sperimentazione timbrica, le composizioni lunghe e articolate sono aspetti che dominano gli album dei Pink Floyd sin dai tempi di The Piper At The Gates Of Dawn (1967) e A Saucerful Of Secrets (1968). Tuttavia il dibattito riguardo all’appartenenza di tale gruppo al genere progressive, ancora divide fan e appassionati.

Accusati di fare una musica più fascinosa che difficile, di gigantismo e autoreferenzialità – vizi capitali delle band progressive –, i Pink Floyd spesso furono (e sono) messi a margine di quel nucleo gruppi ritenuti simbolo di esemplarità per il genere; gli stessi che dettarono quella serie di norme comuni che ne costituiscono il nocciolo. Il più grande omaggio dei Pink Floyd alla poetica progressive è probabilmente l’album Atom Heart Mother (1970), ricco di effetti e timbri orchestrali, pur rigorosamente in metri non additivi.
Certo il progressive rock è il risultato di un graduale processo di apprezzamento e assaporamento di un nuovo gusto musicale, maturato completamente solo tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ’70. Ma è curioso notare come alcuni elementi costitutivi delle pratiche e delle aspettative caratteristiche di tale genere, fossero già legati alla musica di gruppi angloamericani in classifica tra la fine degli anni ‘50 e i primi anni ‘60. L’attenzione al sound, all’arrangiamento, all’uso di soluzioni melodiche, armoniche e ritmiche originali – mirate unicamente a sorprendere e stupire gli ascoltatori – ne sono un esempio.

Nel ‘63 a spopolare nelle classifiche sono i Beatles, che, dopo un esordio votato alla commercialità, ben presto dimostrano di voler andare oltre la ricetta iniziale del proprio successo. Si trovano, negli album ancora precedenti a Rubber Roul (1965), canzoni contraddistinte da armonie ambigue, sequenze di accordi insolite e parti vocali complicate. Un esempio è rappresentato da If I Fell del 1964, ma ancora più significativa è I Feel Fine – da alcuni considerata la prima antenata del progressive rock inglese – nella quale si trovano giustapposizioni tra sezioni corali omofoniche(4) e sezioni dove domina la polifonia strumentale(5). Effetti di spiazzamento, introduzione di suoni nuovi ed esotici si trovano nella produzione dei Beatles per tutto l’arco del 1965: la chitarra elettrica nel bridge finale di Ticket To Ride, il quartetto d’archi di Yesterday, il sitar in Norvegian Wood, sono solo alcuni esempi. Nel ‘67 esce Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, il primo album ad essere creato come l’opera. Un concept EP, spesso ritenuto il primo in assoluto – anche se Revolver (1966) fu probabilmente il primo vero tentativo di creare un lavoro unitario –, che mette in gioco la nuova vena psichedelica dei Beatles, presto sfoggiata anche in Magical Mystery Tour, notevole soprattutto per una canzone, I am The Walrus, che ne intensifica l’estetica psichedelica e che sarà presa a modello dai gruppi progressive dei primi anni ‘70. Con l’uscita di Sgt. Pepper’s, da sottolineare è la tendenza del pubblico a considerare l’album lp qualcosa in più rispetto ad una raccolta occasionale di canzoni che hanno già riscosso successo in qualità di singoli; i fan attendono l’album per giudicare se il loro gruppo preferito si sia cimentato in qualcosa di veramente nuovo e stupefacente. Con i Beatles, infatti, ogni album introduce sound inediti, soluzioni al primo ascolto sconcertanti, che solo successivamente riescono a conquistare l’ascoltatore, catturando maggiormente l’attenzione della critica. Infine, con Abbey Road, del ‘69, i Fab Four (6)si ripresentano sulla scena nei panni del primo gruppo progressive rock, proponendo un repertorio che va dall’accenno a virtuosismi allo sfoggio di atmosfere oniriche prodotte da archi, fiati e pianoforte.

​Per concludere, i Beatles di Sgt. Pepper’s e Magical Mystery Tour e i Pink Floyd degli esordi, ebbero un ruolo chiave nella nascita del progressive rock, tanto da poterne essere considerati a pieno titolo i precursori.

Linda Vassallo

 

 

 

 

 

NOTE:

1 Tempi dispari

2 Famoso locale londinese fondato nel ‘66, frequentato da band appartenenti alla scena underground della capitale britannica.

3 Spettacolo composto da luci e fumi utilizzato come coreografia utilizzato da molti gruppi tra la metà degli anni ‘60 e i primi anni ‘70.

4 Coro eseguito da più voci all’unisono.

5 Musica in cui sono combinate due o più voci, vocali o strumentali, indipendenti.

6Beatles

BIBLIOGRAFIA

FABBRI F., Around The Clock – Una breve storia della popular music, Da Agostini Libri S.p.A, Novara, 2016.

FABBRI F., Il suono in cui viviamo – Saggi sulla popular music, Il Saggiatore, Milano, 2008.

ZANETTI F., Il libro bianco dei Beatles – La storia e le storie di tutte le canzoni, Giunti Editore, Firenze, 2012.

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