Storia

Paperino e Topolino contro Hitler: guerra di comunicazione

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December 24, 2018

Praticamente ognuno di noi conosce la Seconda Guerra Mondiale, le sue vicende, gli attori protagonisti e i risvolti politico sociali che l’hanno scatenata. La più grande e sanguinosa guerra di tutti i tempi è entrata a far parte anche del nostro vivere quotidiano, con aforismi che richiamano quei difficili anni. Qualcuno di noi si è mai chiesto invece com’è stata vissuta la guerra al di là dell’Atlantico? Come e perché un popolo diviso da un oceano intero abbia sentito il bisogno, come fece tra l’altro ventiquattro anni prima, di entrare a far parte di un conflitto così distruttivo? Ma soprattutto, ci siamo mai chiesti com’è avvenuto quel processo di attivazione?

Il viaggio che ci apprestiamo a intraprendere cercherà di rispondere a questi quesiti, percorrendo però delle strade poco battute, quelle della propaganda targata Usa. Una propaganda che attecchisce su un terreno fertile come quello dell’immaginario americano, considerato l’immaginario più forte perché capace di svilupparsi ovunque e di esportare i modelli di vita americana dappertutto. Negli Stati Uniti d’America la Seconda Guerra Mondiale ci apre scenari che nessun altro conflitto poteva mostrarci, non si tratta più di studiare i soliti volantini a favore dell’arruolamento ma di cercare di conoscere dei fenomeni di coinvolgimento che mai erano stati utilizzati prima. Questo cambiamento è dovuto soprattutto allo sviluppo dei mezzi di comunicazione, il cinema in primis, che hanno subito una notevole espansione negli Stati Uniti dopo la Grande Guerra.

Per cominciare a parlare di questo tema bisogna soffermarci un attimo sul concetto di “cultura americana”. L’immaginario americano da noi sopra citato, che dà vita alla cultura americana, è l’immaginario più forte del mondo. Non vi è giorno infatti in cui in Europa, e in altri luoghi del globo, non venga celebrata l’America come il paese delle libertà e delle possibilità, come la terra dei grandi principi dove tutti sono uguali davanti alla legge. Nel 2010, in un noto saggio pubblicato dal sociologo francese Martel, si studia proprio l’immaginario americano riportandolo nelle parole di Joe Nye

“La cultura americana sta al centro di questo potere di influenzare e nelle sue diverse versioni, high o low, che si tratti di arte o di intrattenimento, che sia prodotta da Harvard o da Hollywod” [1]

Ancor prima della discesa in guerra degli Stati Uniti, l’esportazione della cultura americana spettava al mito del cinema a stelle strisce che invadeva il mercato europeo, compreso quello di Germania e Italia. Lo stesso può dirsi per i capolavori a forma di cartoon prodotti dal genio incontrastato di Walt Disney. Harry Warner scrisse in quegli anni una lettera all’allora ministro del commercio americano

“Un altro intangibile beneficio per l’America, probabilmente il più importante di tutti, è la benevolenza che i nostri film ci procurano nel mondo. Alle persone ovunque piace essere intrattenute e allietate. Il cinema è il mezzo d’intrattenimento più popolare che esista. L’America fornisce al mondo i film della migliore qualità. Il mondo ride con le nostre commedie, canta le nostre canzoni e si entusiasma con i nostri film d’azione. È evidente che non si può detestare colui che ti delizia”. [2]

La cultura americana e il potere che essa esercita, sia oggi che nel 1930, è tutto qui. Walt Disney è uno dei tanti che esercita questo potere, ma lo fa in maniera diversa rispetto agli altri, lo fa usando personaggi fantasiosi, immaginari ma che, proprio per questa loro qualità, colpiscono immediatamente lo spettatore e questo particolare, in un programma di propaganda, non è da sottovalutare. Quando al signor Disney fu chiesto di usare le sue invenzioni per propagandare la guerra esso non ne rimase sicuramente entusiasta, ma la crudeltà del conflitto prima, e Pearl Harbor poi, gli fecero cambiare immediatamente idea convincendolo a utilizzare la sua popolarità per dare il proprio contributo alla lotta contro le dittature mondiali.

Come si poteva far capire però all’America e ai ragazzi americani il perché i loro padri stavano combattendo in Europa?  Semplicemente integrando nel conflitto Donald Duck. Sì avete capito bene, il “paperino” della Walt Disney nel 1943 decise di scendere in guerra per sconfiggere Adolf Hitler. Il 1 gennaio Jack Kinney dirige un cortometraggio prodotto dalla Walt Disney dal titolo “Der Fuher’s Face” (In faccia al Fuher) ed esso divenne immediatamente il capolavoro propagandistico della casa Disney, tanto che nel 1944 vinse persino un Oscar. La trama racchiude tutto il patriottismo americano miscelato saggiamente alla paura per il conflitto e a vecchi stereotipi provenienti dal vecchio continente. Donald Duck infatti viene svegliato dall’ingresso in una città americana a forma di svastica da parte di una banda musicale molto speciale. Infatti all’ottavino abbiamo Goering, al trombone Goebbels, Himmler al rullante e Mussolini alla grancassa. La marcia della banda si interrompe davanti la casa di Paperino, poiché i componenti entrano di forza all’interno dell’abitazione e svegliano Donald Duck affinché si alzi per andare al lavoro. Paperino, alzatosi dal letto con enorme fatica, esegue il saluto nazista davanti ai ritratti di Hitler, Mussolini e l’imperatore Hirohito, prima di accingersi a fare colazione; ma stiamo parlando di una colazione molto scarna visto il razionamento del cibo in tempi di guerra. Dopo aver mangiato un pane raffermo, un caffè formato da un solo chicco e dello spray che sa di uova e pancetta, gli viene imposto di aprire la propria mente leggendo il “Mein Kampf”, prima che la banda lo accompagni mentre Goering gli rifila dei calci. Giunto in fabbrica Paperino inizia le sue 48 ore di lavoro giornaliero, dove avvita tappi sulle granate. La catena di montaggio si intensifica (chiaro riferimento al film “Tempi Moderni” di Chaplin) e Donald Duck non riesce a svolgere tutte le sue mansioni anche perché costretto ad effettuare il saluto nazista ogni qualvolta intravede l’immagine di Hitler. I nazisti concedono al papero americano anche una pausa dal lavoro dove però lo costringono a svolgere degli esercizi fisici che lo portano a rappresentare la forma della svastica. Dopo 48 ore di lavoro Paperino è anche costretto a fare gli straordinari ed è qui che il papero ha una crisi di nervi che lo porta a sentirsi calpestato dalle bombe e dai proiettili. Quando le allucinazioni finiscono Donald Duck si risveglia nel proprio letto con addosso un pigiama che richiama la bandiera americana e all’ombra di una mano protesa verso l’alto, e già pronto per effettuare il saluto nazista quando scopre che quella mano tesa altro non è che il braccio di una riproduzione della Statua della Libertà. A questo punto Paperino abbraccia la miniatura della statua e ringrazia di essere un cittadino americano.

Questo cortometraggio rappresenta l’elemento portante della ricerca sulla speciale propaganda statunitense. Nessun altro paese aveva infatti le qualità e la forza per poter creare un prodotto del genere. Il cartoon riesce a riportarci dritti nel clima storico di un’epoca terribile e, nello stesso tempo, irride le maschere più grottesche di quei totalitarismi che in quegli anni sembravano destinati a trionfare. A posteriori i baci che Donald Duck consegna alla bandiera americana a fine pellicola possono sembrarci un segno di patriottismo abbastanza discutibile, ma nel contesto dell’epoca essi sono solo una comprensibile concessione alla retorica della propaganda antinazista. Tutto all’interno del film parla di nazismo, la carta da parati della casa di Donald Duck è composta da svastiche e persino la sveglia e le siepi sono a forma di svastica e scattano al saluto romano. Questa è una chiara critica alla libertà d’espressione che nella Germania nazista non esiste assolutamente e che spesso passa in secondo piano rispetto alla fabbrica militarizzata in cui Paperino lavora. Quest’ultimo risveglia una delle paure più forti all’interno del credo americano, ossia quella di una società completamente militarizzata dove tutto è finalizzato allo scopo bellico.

Una nota va fatta anche per la canzone scritta dal compositore Oliver G. Wallace. Il ritornello fu composto dallo stesso Wallace mentre stava facendo spesa con la moglie, entusiasta della canzone la fece ascoltare alle sue figlie che la canticchiarono per tutta la sera. Il successo fu così strepitoso che fu deciso di cambiare il titolo del cartoon rinominandolo appunto “In faccia al Fuher”, questo perché nella canzone ad ogni “Heil!” si rispondeva con una pernacchia (all’inizio il cortometraggio era conosciuto con il titolo di “Donald Duck in Nutzi Land). Oltre ad ogni pernacchia, che accompagna il saluto nazista Heil, vi sono delle vere e proprie prese in giro della parlata tedesca che si scontrano con gli ideali di supremazia della razza ariana.

“We IST the master race” ovvero “Noi ESSERE la razza suprema”

“They’ll never bomb DIS place” ovvero “Non bombarderemo mai KVESTO luogo”

Non c’è solo Donald Duck però nella nostra ricerca. Nel 1942 la MGM riadatta la fiaba dei Tre Porcellini in una prospettiva antinazista, il titolo di questo cortometraggio è “Blitz Wolf” e, come nel sogno di Paperino, gli accenti sul nazismo sono evidenti. Nei titoli di testa compare infatti la scritta

“Tutte le somiglianze fra il protagonista e quella canaglia di Hitler sono volute”

Non a caso il lupo protagonista si chiama proprio Adolf Lupo. La trama segue più o meno la fiaba originale che vede come protagonisti i tre porcellini, due dei quali costruiscono case di paglia e legno giacché Adolf Lupo ha firmato un patto di non aggressione con Pigmania mentre, il terzo maiale, il sergente Pork, ha costruito la sua abitazione in mattoni e l’ha rifornita anche di macchinari di difesa. Quando Adolf Lupo invade Pigmania i primi due maiali protestano per la violazione del patto di non aggressione, ma il lupo indifferente gli distrugge le case. I due porcellini si rifugiano allora dal sergente Pork che inizia una guerra contro Adolf Lupo. Questo cartoon, a differenza del primo, non sottolinea tanto le paure che il regime di Hitler ha instaurato nel mondo, ma il modo in cui queste paure si sono create. La storia dei tre porcellini è riadattata agli avvenimenti del secondo conflitto mondiale in maniera divina. Il patto di non aggressione che Adolf Lupo firma con i due maialini è un chiaro riferimento sia al patto “Molotov-Ribbentrop”, firmato fra Germania e Urss, sia al patto di Monaco di Baviera siglato fra Hitler e Chamberlain. In entrambi i casi Hitler ruppe il patto rimangiandosi la parola data, annettendo così prima la Cecoslovacchia e poi invadendo l’Unione Sovietica. Riproporre questi avvenimenti sotto forma di cartoon servono essenzialmente a far capire, alle nuove generazioni ma anche agli Alleati, il perché gli Stati Uniti d’America si sentono chiamati in causa nell’intervenire nel conflitto e il perché combattere Hitler rappresenti una crociata da vincere a tutti i costi. Pigmania non rappresenta solo una città ma bensì l’intero mondo e il rischio che Hitler se ne appropri non può essere corso. Il film si pone una domanda e allo stesso tempo si dà anche una risposta quindi; quanto vale la parola di Hitler? Nulla!

Per la prima volta viene raccontata la Seconda Guerra Mondiale a 360 gradi. Oltre al solito Hitler, vi è per la prima volta anche Mussolini che viene deriso dalla Warner Bros attraverso la sua parlata che risalta il cosiddetto “inglese maccaronico”. L’anatra nipponica, seppur non rappresenti l’imperatore Hirohito, raffigura comunque l’impero giapponese e l’attacco a Pearl Harbor, evidenziato dall’anatra che infilza erroneamente una tartaruga che riposava in mare. Al termine della pellicola compare anche un coniglio con i baffi che aiuta a sconfiggere i tre dittatori. Il riferimento a Stalin è evidente, cosa che invece potrebbe sfuggire è che, dopo aver contribuito alla vittoria, il coniglio sovietico si rifila una martellata in testa. L’interpretazione è semplice ma di fondamentale valenza, infatti si vuole riconoscere il giusto tributo all’aiuto fondamentale che l’Unione Sovietica ha dato per le sorti del conflitto, ma l’auto martellata indica che il comunismo viene considerato sempre di più il prossimo nemico. Ultimo simbolismo che ci interessa è la presenza degli Stati Uniti sotto forma di colomba. L’uso della forza di quest’ultima avviene solo dopo aver cercato la pace con i tre dittatori che, di tutta risposta, la calpestano. Questo processo indica il tipico rituale di guerra americano descritto ampiamente nel libro “(S)pazi sconfinati”:

“Al di là delle ovvie motivazioni di carattere economico, geopolitico e di controllo del fronte interno, c’è un carattere statunitense che pare quasi scatenare i conflitti per poterli poi raccontare […] Per funziona allo scopo il modello deve rispondere a certe regole, e non può ammettere eccezioni […] Vediamolo punto per punto:

1 Violazione

2 Innesco e ri-accensione

3 Carica e invasione

4 Riconsacrazione

5 Ritorno a casa e punizione del colpevole” [3]

Il viaggio all’interno della propaganda firmata Walt Disney finisce dove in realtà ne comincia un altro. Abbiamo capito che la seconda guerra mondiale si presta a mille vie di studio che sfociano in diverse soluzioni, questo perché soltanto una guerra così cruenta e così radicata nel credo delle varie nazioni poteva aprirci il sipario su tali fonti di studio. Studiare e dimostrare che una guerra, specialmente questa, può essere vinta anche con la propaganda era un obiettivo primario quando abbiamo iniziato a studiare questi fenomeni. Se Hitler punta tutto sulla “Gioventù Hitleriana” il signor Disney risponde con Donald Duck, e lo fa toccando le corde giuste all’interno dell’immaginario americano; impossibile lavorare tutto il giorno in una fabbrica, impossibile vivere in una società pienamente dedita alla guerra, l’americano medio ha paura dell’incubo di Donald Duck, lo teme, lo deve combattere e lo deve vincere. Parola di Walt Disney!

Raffaele Giachini

Bibliografia:

[1] F.Martel, Mainstream. Come si costruisce un successo planetario e si vince la seconda guerra mondiale dei media, Milano, Feltrinelli, 2010.

[2] S.Cambi, Diplomazia di celluloide? Hollywood dalla seconda guerra mondiale alla guerra fredda, Milano, Franco Angeli, 2014

[3] F.Tarzia e E.Ilardi, Spazi (S)confinati. Puritanesimo e frontiera nell’immaginario americano, Roma, La Talpa, 2015

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1 Comment
  1. Reply

    Tiffiny

    March 18, 2019

    Hi there! Such a good short article, thank you!

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