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Per tutta la vita

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December 24, 2018

Quel dirupo è sempre stato il mio peggior incubo.

Da bambina mi piaceva andarci, l’acqua blu rifletteva i raggi del sole e mi sentivo come se su quella sporgenza immensamente ripida potessi essere padrona della mia vita, senza dover dare ascolto a tutti coloro che mi circondavano.
Avevo sei anni quando mia madre si buttò da quel dirupo, con mio fratello in grembo e me presente.
Da quel momento, quando mi avvicinavo al dirupo, non mi sentivo più padrona della mia vita, ma di un enorme segreto che non potevo svelare a nessuno, per via delle ultime volontà di mia madre.
Mio padre, la causa di quel brutale suicidio, se n’era andato di casa il giorno stesso della morte della mamma, causando la fine della nostra tranquilla vita familiare.
I miei fratelli avevano provato a riagganciare i rapporti, ma io non lo volevo sentire nemmeno nominare.
A loro raccontai che fosse annegata in mare, molto al largo, scusa che non aveva portato la polizia alla ricerca del cadavere.
Non avevo raccontato niente a nessuno di mio fratello, che non sarebbe mai nato e non avrebbe avuto la gioia di condividere con noi la sua vita; solo io e mia madre sapevamo della sua esistenza, o ameno così credevo.
Mentire e tacere è stata la parte più dura di tutta la storia, anche più del fatto che mio padre non si fosse presentato al funerale. Dopo questo ci scrisse molte volte: io aprii una sola volta una sua lettera e mi bastò, perché mi disse che ero troppo piccola per capire il motivo della loro separazione, ma non mi disse mai quando avrei potuto capirla.
In quel momento lo odiai ancora di più, perché mi lasciò intendere che sapesse cosa fosse successo veramente a mia madre e chi, effettivamente, cadde dal dirupo.
Sono passati quindici anni dal giorno in cui mia madre mise fine alla sua vita e a quella di suo figlio e la storia vera non l’ho mai raccontata a nessuno.
Per tutta la mia vita non ho fatto altro che odiare mio padre, a pensare a lui come un insensibile e un egoista.
Quanto mi sbagliavo!
Mio padre è morto di infarto un anno fa, senza che nessuno avesse potuto dirgli addio.
La sua tomba è stata affiancata a quella di mia mamma, e sono sicura che lei ne sarebbe contenta, dato che so che non ha mai smesso di amarlo.
Qualche giorno fa, in soffitta, ho trovato le lettere di mio padre, da me ignorate, ancora con il sigillo.
Sono in tutto centoventi, che raccontano i suoi ultimi quindici anni.
Leggendole ho capito quel che intendeva mio padre riguardo alla motivazione della separazione: non era importante quanti anni avessi, ma se fossi matura abbastanza.
I miei fratelli questo lo avevano capito, io no.
Io ero sempre stata convinta che la colpa fosse tutta di mio padre, vedendo solo i suoi errori, che in parte esistevano.
Non avevo capito che mia madre fosse affetta da una malattia gravissima, senza cura, e che il suicidio fosse il pretesto per sottrarsi alle cure in ospedale.
Mio padre, il giorno in cui se ne andò, aveva cercato di convincerla a farsi curare, ma invano.
Se la mamma si era tolta la vita, di sicuro era in uno stato di shock, svanito appena aveva raggiunto il masso contro cui era morta, mentre per mio padre era durato per tutta la sua vita, che lo aveva costretto ad andarsene.
Aveva cercato di ristabilire i rapporti con noi, riuscendoci, in parte, perché con me non c’era stato modo.
Sì, perché io, in cuor mio, sapevo della malattia della mamma, ma non lo avevo mai voluto ammettere, al contrario dei miei fratelli.
Me ne ero andata di casa a sedici anni, tagliando i ponti con i miei familiari, e mi ritrovavo a ventun’anni senza amici, senza amore e, soprattutto, senza felicità.
Adesso capisco la decisione di mia madre di buttarsi dal dirupo, e sono sicura che se lei ha avuto il coraggio di farlo, lo posso fare anch’io.
Sono giorni che ci penso e alla fine ho deciso: voglio finirla di vivere così, mi faccio male da sola.
Sto pensando a tutto questo mentre mi avvicino al dirupo.
È un attimo, non mi devo preoccupare.
Spero solo che migliori le cose.
Respiro profondamente, chiudo gli occhi e vado.
L’ultimo pensiero è rivolto a te.
Ti voglio bene papà.

Michela Bianco

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