Arte

La figura di Maria nel Giudizio Universale della Cappella Sistina

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December 25, 2018

“Senza aver visto la Cappella Sistina non è possibile formare un’idea apprezzabile di cosa un uomo sia in grado di ottenere”.
(Goethe)

Era il 31 ottobre del 1541 quando l’affresco del Giudizio Universale, che si staglia sulla parete di fondo della Cappella Sistina [1], veniva presentato a Papa Paolo III Farnese (1534-1549)  e alla sua corte, destando non solo ammirazione ma anche scalpore per quei corpi nudi che si muovevano nello spazio. Il primo incarico venne affidato a Michelangelo da Papa Clemente VII Medici (1523-1534) che però morì qualche anno dopo, l’opera fu completata quindi sotto il pontificato di Papa Paolo III Farnese. È noto come l’opera abbia impegnato Michelangelo, ormai sessantenne, per molti anni, otto per l’esattezza, dal 1533 al 1541. Il lavoro iniziò nel 1536 dopo una lunga e tormentata fase preparatoria come ci testimoniano i numerosi disegni tra i quali quello conservato al Museo Bonnat di Bayonne (1533-1535 ca.), (fig.1) quello di  Casa Buonarroti a Firenze (fig.2) e quello del British Museum di Londra (1535-1536).

Figura 1Studio per il “Giudizio Universale” (1533-1535), Bayonne, Musée Bonnat.

Figura 2 Studio per il “Giudizio Universale”, Firenze, Casa Buonarroti

 

Sorprendentemente, un recente studio ha dimostrato come nella parte posteriore del velo della Vergine sia presente un volto maschile. Prima, però, è necessario descrivere rapidamente la struttura del Giudizio Universale.
La lettura dell’immagine si può suddividere in 4 fasce.

Nella prima troviamo due lunette semicircolari nelle quali gli angeli apteri si muovono attorno agli strumenti della passione di Cristo, nella lunetta di destra troviamo la colonna della Flagellazione, la scala e l’asta con la spugna di aceto mentre in quella di sinistra vediamo la Croce sulla quale Cristo fu crocifisso, una semplice corona di spine. Se la croce e la colonna rappresentano gli strumenti della sofferenza di Cristo, la corona di spine e l’asta con la spugna sono le armi che testimoniano la sua vittoria sulla morte. I chiodi vengono soltanto evocati da un angelo biondo che prende all’altezza del polso la mano del compagno come ad enfatizzare il punto in cui Cristo verrà inchiodato durante la crocifissione. Le due lunette possono essere intese come una sorta di apertura del Giudizio Universale affinché il riguardante possa ricordare come Cristo ha superato queste sofferenze e le ha vinte. (fig.3)

Figura 3, Lunette del Giudizio Universale, particolare.

La seconda fascia è quella che presenta Gesù, Maria e alcuni santi, fra cui i più riconoscibili sono San Pietro, San Paolo, San Lorenzo, San Bartolomeo. San Pietro viene  rappresentato in maniera tradizionale con le due chiavi in mano, una d’argento e una d’oro che indicano rispettivamente la sua potestà terrena e la sua autorità nel mondo celeste. Dietro di lui, San Paolo è colto in un gesto di sorpresa e timore, mentre gli altri santi sono rappresentati con l’attributo del loro martirio; Simone con la sega, Santa Caterina d’Alessandria con la ruota dentata mentre dietro di lei vediamo San Biagio con i pettini chiodati, poi San Sebastiano con le frecce, San Lorenzo con la graticola e San Bartolomeo con la pelle nella quale è ravvisabile un autoritratto di Michelangelo stesso. Nella composizione la figura di Cristo è spostata leggermente a sinistra e sembra appena sollevata da quello che è il suo seggio di nuvole, il corpo è in torsione, il braccio destro alzato in un gesto di condanna definitiva per i dannati mentre con la mano sinistra indica la ferita sul costato in un gesto di dolcezza e accoglienza. Il volto è di un Cristo giovane e senza barba appena accennato. (figg.4-5)

Figura 4 Cristo, particolare.

Figura 5 San Pietro, particolare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella terza fascia troviamo, al centro gli angeli tubicini che con le loro lunghe tube annunciano la Resurrezione dei morti mentre ai lati trovano posto i risorti che salgono al Paradiso e i dannati che precipitano all’Inferno. (fig.6)

Figura 6 gli Angeli tubicini, particolare.

Nell’ultima fascia il tradizionale tema del combattimento degli angeli contro i demoni per il possesso dei corpi di coloro che risorgono è rappresentato da Michelangelo con toni drammatici; vediamo la barca di Caronte che picchia con un remo i dannati e li spinge fuori dalla barca mentre a destra in basso è raffigurato Minosse avvolto nelle spire di un serpente. (figg.7-8)

Figura 7 Inferno

 

​Figura 8 Caronte, particolare.

In tutto questo turbinio di personaggi a destare curiosità è sicuramente la figura della Vergine che è stata concepita da Michelangelo in maniera innovativa sia per la posizione, poiché è l’unica figura che si inserisce nell’aura dorata, sia perché  siede sulla coltre di nuvole accanto al Figlio, rimanendo sullo stesso piano. Maria siede composta e assorta ma la sua postura è insolita poiché è ritratta seduta con le gambe intrecciate, con il piede sinistro sovrapposto al destro, la posa contorta, le ginocchia protese verso il Figlio ma con il fianco rivolto al lato opposto. Allo stesso modo anche le braccia sono intrecciate, con la mano destra trattiene il velo bianco che le copre il capo mentre la mano sinistra ha il pollice ripiegato all’interno del palmo, l’indice appoggiato sulla guancia e il medio a sfiorare il mento come ad indicare il numero due, assumendo così una posa meditativa del tutto nuova poiché la Vergine è tradizionalmente ritratta con le mani intrecciate sul petto. Rivolge lo sguardo non nella direzione del Figlio ma nella direzione opposta, verso gli eletti, verso coloro che piano piano stanno salendo al Cielo ed è completamente ammantata, fatta eccezione per volto, piedi e mani che sono scoperti. I colori sono quelli consueti dell’iconografia mariana, l’azzurro per il manto che mostra sulla sinistra un risvolto di colore verde che è il colore della Speranza e il carminio rosato per l’abito. Il volto, dall’ovale affilato, i lineamenti sottili, la fronte ampia e il mento piccolo e rotondo è il volto di una donna adulta ed è circondato dalla stoffa del velo bianco che forma sul mento un soggolo mentre i capelli sono nascosti e trattenuti sulla fronte da un’acconciatura rosea leggermente bombata, forse a ricordare  i dettami di San Paolo che nella prima lettera ai Corinzi interpreta il velo come allusione alla consacrazione e alla Verginità della monacazione. Come ha dimostrato un recente studio, il velo ha una forma  particolarissima poiché nella parte posteriore forma un rigonfiamento ben visibile sullo sfondo azzurro; questo rigonfiamento forma un volto dalla fronte bombata, il naso ricurvo, il mento appena accennato e sembra leggermente girato verso il Cristo. Un profilo maschile che rende la Vergine “bicipite” e che ne duplica l’immagine assorta e malinconica. Il tema del doppio volto nel Rinascimento è un tema ricorrente che allude alla virtù umanistica per eccellenza, la Prudenza, che viene spesso raffigurata come una giovane donna che si guarda allo specchio e con un secondo volto di uomo anziano e barbuto tra i capelli. La figura della Prudenza dal duplice volto era quindi un’immagine familiare agli artisti rinascimentali e Michelangelo ha pensato di dotare la Vergine di questo attributo. Perciò se attraverso la postura e la gestualità di Maria Michelangelo ha voluto evocare le virtù di modestia, castità e riserbo consuete della Vergine, con il doppio volto ha voluto attribuirle il ruolo di porta del Cielo poiché il doppio volto, attributo consueto del dio Giano [2], indica per traslato il concetto di soglia, di passaggio, di porta. La Vergine è quindi passaggio, porta, sia quando attraverso le preghiere che il fedele le rivolge questi si avvicina al Cielo, sia quando il suo corpo divenuto veicolo dell’incarnazione di Cristo ha fatto di lei una porta, un passaggio dal divino all’umano, dal cielo alla terra. Perciò se l’indice e il medio di Maria che si posano sulla guancia a formare il numero due alludono alla duplice natura di Cristo, umana e  divina, le due dita alludono anche al duplice volto della Vergine. (fig.9)

Figura 9 la Vergine

Lucia Zavatti

NOTE

[1] La Cappella Sistina prende il nome da Francesco della Rovere eletto nel 1471 con il nome di Sisto IV, che tra il 1475 e il 1481 decise una serie di interventi di recupero degli edifici di Roma e quindi anche di modificare la struttura della Cappella Palatina. La Cappella Sistina venne inaugurata il 15 Agosto 1483 e dedicata alla Vergine Assunta in Cielo. La parete dell’altare è interamente occupata dal Giudizio universale e le altre tre sono scandite in tre ordini orizzontali, oltre che dalle lunette in alto. Il pavimento in marmo cosmatesco fu realizzato in marmi policromi che riprendevano, forse, i motivi della precedente Cappella Palatina.

[2] Giano è una delle più antiche divinità romane e come rivela il nome, è protettore degli inizi e dei passaggi, nelle attività umane e in quelle naturale. Giano (Ianus)è il dio del passaggio che si compie, in origine, attraverso una porta (in latino ianua); in particolare è il dio degli inizi di un’attività umana o naturale oppure di un periodo. Non a caso era rappresentato come un busto con due volti (erma bifronte) che guardano in direzioni opposte: l’inizio e la fine, l’entrata e l’uscita, l’interno e l’esterno. A Giano era dedicato il primo mese dell’anno: Gennaio (Ianuarius).

Elenco illustrazioni

Figura1 Studio per il Giudizio Universale (1533-1535 ca.); Bayonne, Museo Bonnat
Figura 2 Studio per il “Giudizio Universale” Firenze, Casa Buonarroti
Figura 3 Lunette del Giudizio Universale, particolare
Figura 4 Cristo, particolare
Figura 5 San Pietro, particolare.
Figura 6 gli Angeli tubicini, particolare
Figura 7 Inferno
Figura 8 Caronte, particolare.
Figura 9 La Vergine, particolare

BIBLIOGRAFIA
Mancinelli F., Colalucci G., Gabrielli N., Michelangelo, Il Giudizio Universale, Art e Dossier, Firenze, Giunti, 1994

 Pfeiffer H.W., S.J., La Sistina svelata, iconografia di un capolavoro, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2007

Angela A., Viaggio nella Cappella Sistina, Città del Vaticano, Edizioni Musei Vaticani, 2013

Carloni P., Grasso M., L’uno e l’altro volto. Michelangelo, Vittoria Colonna e la Vergine del Giudizio Sistino, Roma, Ginevra Bentivoglio Editoria, 2016

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