Storia

L’odissea dei diecimila

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December 25, 2018

Nel 404 a.C., mentre la guerra del Peloponneso volgeva al termine, moriva il Gran Re persiano Dario II.
La successione al trono innescò una violenta disputa tra i suoi figli Artaserse II e Ciro.
Il primo fu nominato Gran Re mentre a Ciro toccò solamente la satrapia dell’Asia Minore e pertanto, non soddisfatto da ciò, decise di muovere guerra al fratello per detronizzarlo.
Le polis greche, alquanto preoccupate che Artaserse volesse rivendicare tutti i possedimenti in Asia, prestarono il loro supporto in gran segreto a Ciro aggregando nel suo esercito, che già contava centomila uomini, altri tredicimila mercenari veterani della guerra tra Atene e Sparta, comandati dal generale spartano Clearco.
Nel 401 a.C. i mercenari sbarcarono in Lidia, e da Sardi iniziarono la lunga marcia con l’armata di Ciro che li vedrà attraversare la Frigia, la Cappadocia, la Cilicia, la Siria, l’Arabia e la Babilonia.

Durante l’avanzata avvennero vari episodi trai quali i più salienti furono le proteste dei Greci per i mancati pagamenti da parte di Ciro , la finta battaglia che i Greci intrapresero contro gli alleati persiani a Tirieo, per dare dimostrazione del loro valore alla regina dei Cilici Epiassa, ed infine, i saccheggi compiuti dai mercenari nella Licaonia e nella città di Tarso.

Giunti in Babilonia gli eserciti di Ciro e Artaserse si scontrarono a Cunassa, che sorgeva nelle vicinanze dell’odierna Baghdad. L’esercito di Ciro fu letteralmente annientato e Ciro stesso morì trafitto da una lancia, ma soltanto dopo aver ferito il fratello.

Solo i mercenari ebbero la meglio contro l’armata di Artaserse, ma nonostante ciò la maggior parte dei loro

comandanti,  tra cui Clearco, venne uccisa a tradimento quando il satrapo Tissaferne li convocò con l’espediente di fornire loro un salvacondotto per fare ritorno in Grecia.

La ritirata dei mercenari equivalse ad un’odissea, caratterizzata da inconvenienti dovuti alle imboscate dei Carduchi nei Monti Giordani, seguiti dal freddo, dalla fame che soffrirono in Armenia, insieme al suicidio di massa dei Taochi e ai vari saccheggi compiuti da loro stessi per sopravvivere alla lunga ritirata.

Raggiunta la sommità del monte Teche,  i Greci, vedendo il mare e  gridando la nota esclamazione “Thalassa ! Thalassa !”(Il mare! Il mare!), scesero nella città di Trepezunte (oggi Trebisonda), da dove si spostarono, via mare, per arrivare prima a Sinope e poi a Bisanzio dove il re Seute li assoldò per combattere i Traci sui quali prevalsero, tuttavia il re non li pagò per le loro imprese e i mercenari ritornarono a Bisanzio. Qui, vennero reclutati dal comandante spartano Tibrone, e sotto la sua guida si diressero a Pergamo per combattere le forze di Tissaferne e Artaserse, concludendo il cammino di ritorno. La ritirata durò un anno e dei tredicimila mercenari partiti, ne sopravvissero solo seimila.

 L’impresa dei mercenari, sarà ricordata come “La spedizione dei diecimila” e sarà l’argomento principale dell’ “Anabasi” dello storico Senofonte, che partecipò alla spedizione come soldato e che in seguito fu eletto stratego dai mercenari in virtù della sua oratoria e per averli egli stesso guidati durante la ritirata. L’impresa, per alcuni, sarà vista come un grande gesto d’orgoglio e di eroismo, mentre per altri, in particolare per Sparta e Atene sarà motivo d’imbarazzo.

Nel 396 a.C., il re spartano Agesilao riprenderà le ostilità contro i persiani dando inizio alla guerra corinzia, che vedrà non solo gli spartani contro i persiani, ma anche un’alleanza antispartana, alleata dei persiani e capeggiata da Atene per vendicarsi delle sconfitte inflitte da Sparta durante la guerra del Peloponneso. Il conflitto durerà dieci anni e terminerà nel 386 a.C. con la pace di Antalcida, è permetterà ai persiani il controllo assoluto dell’Asia Minore, la rinascita di Atene come potenza navale solo nel commercio e a Sparta di mantenere la sua egemonia fino alla sua disfatta di Leuttra del 371 a.C. .

Cesare Grande

 Fonti :

http://www.miti3000.it/mito/biblio/senofonte/anabasi.htm

L. Breglia-F. Guizzi-F. Raviola, Storia greca, EdiSES.

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