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1 Novembre 1604: Otello, il moro di Venezia

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December 26, 2018

l 1° novembre 1604, sul palco del Whitehall Palace di Londra, viene messo in scena l’Otello di William Shakespeare, tragedia composta dall’autore l’anno prima.

La tragedia è forse una delle più conosciute di Shakespeare per via delle sue tematiche molto forti che, anche a distanza di oltre quattrocento anni, possono definirsi attuali.

La tragedia fa perno sul dubbio instillato da Iago a Otello che la moglie Desdemona lo tradisca, e sulla sua abilità nel manipolare eventi e persone per raggiungere i suoi scopi. Scopi che, tuttavia, non sono per nulla chiari.

Otello, con il suo carattere impulsivo e la sua fiducia malriposta in Iago, diventa il simbolo della gelosia, morbosa al punto di spingerlo all’omicidio della moglie, e poi al suicidio.

Iago, invece, rappresenta l’astuzia, la cattiveria ingiustificata e la natura umana subdola e calcolatrice.

Il dualismo tra questi due personaggi, che si rivelano opposti a come appaiono, è amplificato dal colore della pelle:

Iago, di pelle bianca, dovrebbe rappresentare l’uomo buono, mentre Otello, detto “il moro”, dovrebbe essere il cattivo. Eppure, Shakespeare ha deciso di capovolgere la convinzione classica della caloscagazia attribuendo a Iago il ruolo di subdolo e ipocrita e a Otello quello di uomo nobile d’animo. Una scelta che per il secolo in cui venne proposta era a dir poco azzardata.

l finale della tragedia lascia il pubblico perplesso per quanto riguarda la motivazione che ha spinto Iago a mettere Otello contro tutti, portandolo a dubitare di chiunque tranne dell’unica persona di cui avrebbe veramente dovuto farlo: Iago. E Iago stesso si rifiuta di dire perchè ha agito in quel modo:

IAGO “Don’t ask me anything. You know what you know. From this moment on, I’ll never say another word”.

IAGO “Non chiedetemi nulla. Sapete quel che sapete, d’ora in poi non aprirò più bocca”.

Il regista Oliver Parker, che diresse la celebre versione cinematografica con Kenneth Branagh del 1995, tentò di spiegare la natura di Iago con la favola indiana della rana e dello scorpione:

Uno scorpione chiese a una rana se potesse portarlo da una riva all’altra del fiume. La rana, seppur riluttante, decise di aiutare lo scorpione, ma durante il tragitto lo scorpione punse, senza motivo, la rana, ed entrambi morirono.

Questa favola rispecchia quasi alla perfezione il rapporto tra Iago e Otello: Iago porta al suicidio Otello, che in lui aveva riposto la massima fiducia. Quando le azioni di Iago vengono alla luce, egli viene arrestato e condotto via. Ciò che ha spinto Iago ad agire con tale cattiveria è ignoto, proprio come è ignoto il motivo per cui lo scorpione ha punto la rana. E proprio come lo scorpione, anche Iago è destinato ad una fine non meno spiacevole di quella di Otello.

La spiegazione del regista è che Iago sia cattivo e crudele per indole, e che abbia agito in questo modo per natura, senza un reale motivo.

Le trasposizioni cinematografiche di Otello sono molteplici, e tra le migliori ricordiamo il già citato Othello di Parker, e Otello di Franco Zeffirelli. Immancabile è anche l’opera lirica di Verdi.

Michela Bianco

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