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1 Ottobre 1949: la Repubblica Popolare Cinese

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December 26, 2018

Nel 1921 venne fondato da Sun Yat-sen un proprio governo a Canton. Tale atto screditava ed indeboliva il governo centrale, ormai logoro, corrotto e succube dalle potenze straniere. In questo frangente dei giovani intellettuali, tra i quali Mao Tse-tung, diedero vita al Partito comunista cinese, il quale fornì pieno appoggio al neonato governo nazionalista.
Effettivamente il progetto funzionò e la Cina si ritrovò libera dal giogo straniero, con una guida nella quale si riscontravano gli interessi della nascente borghesia industriale e commerciale da una parte e dei proprietari terrieri che dominavano le campagne dall’altra, il tutto sostenuto dall’Unione Sovietica.
Nel 1925, alla morte di Sun Yat- sen, l’alleanza tra comunisti e nazionalisti si sgretolò. Il nuovo leader nazionalista, Chang Kai-Shek, nutriva profonda diffidenza nei confronti dei comunisti, espressione probabilmente della crescente preoccupazione borghese nei confronti del partito operaio. Fu così che all’alba del 1926 partì una campagna militare di riunificazione del paese, lo scopo principale era quello di scacciare il governo legale di Pechino. Già nel corso dell’anno successivo questa 
campagna poteva dirsi pressoché conclusa. 

I problemi arrivarono da Shangai, roccaforte del partito comunista, dove le milizie operaie non erano intenzionate a deporre le armi dopo la liberazione della città. Fu allora che Chang sferrò un attacco diretto contro i comunisti riuscendo a distruggerli, parallelamente altre rivolte scoppiarono nella regione di Canton e anche questa volta fu l’esercito regolare che ebbe la meglio. A questo punto Mao spinse perché il partito comunista, avendo perso le città, si riorganizzasse nelle campagne; ovvero d’ora in poi la spina dorsale del movimento operaio sarebbero stati i contadini e non gli operai. Era il 1931 ed i giapponesi sfruttarono il momento di divisione cinese per invadere la Manciuria. Il poco lungimirante Chang decise, anziché scacciare i nipponici, di lanciare un nuovo attacco nelle campagne per stroncare definitivamente il movimento comunista accerchiandolo. Effettivamente il leader nazionalista sembrò riuscire nel suo intento, le nuove campagne militari e la “lunga marcia”, datata 1934, decimarono notevolmente i comunisti, che si ritirarono nel nord del paese. Fu questo per loro il momento più critico. Durante la seconda guerra sino-giapponese nazionalisti e comunisti diedero vita ad una sorta di fronte popolare dall’equilibrio però molto precario, infatti gli scontri per il controllo di punti strategici era all’ordine del giorno. Fu proprio in questo periodo che i comunisti crearono le basi nelle campagne grazie all’appoggio di contadini, che permettevano loro di sfruttare la tattica della guerriglia. Alla fine della guerra Chang, malgrado un vantaggio in armi e consensi internazionali, godeva di scarsa popolarità tra la popolazione per essersi concentrato sui comunisti piuttosto che contro l’invasore nipponico. Per due anni si cercò di arrivare ad una sorta di compromesso anche grazie alla mediazione internazionale, da parte sia statunitense che sovietica. Il risultato ancora una volta dovette dare torto ai compromessi diplomatici in favore dell’azione diretta. Entrambi gli schieramenti erano usciti rinforzati dal punto di vista militare, l’esercito nazionalista poteva usufruire sia delle armi americane che della struttura logistica statunitense per il trasporto di viveri e uomini, dall’altro lato l’esercito di liberazione, come ora veniva chiamato dai comunisti ortodossi, poté godere delle armi che i sovietici erano riusciti a reperire dai giapponesi durante l’ultima fase del conflitto mondiale. Malgando sulla carta l’esercito di Chang fosse in vantaggio per numero di uomini e superiorità delle armi, i comunisti riportarono una serie di successi grazie ad una maggiore motivazione e soprattutto il consenso di gran parte della popolazione che gli forniva appoggio, rendendo possibile per Mao e i suoi la tattica della guerriglia. Inoltre alcune parti dell’esercito del governo di Nanchino disertarono. A nulla valsero i tentativi di riforme dei nazionalisti per ingraziarsi la popolazione. Alla fine del 1948 i comunisti cominciarono la penetrazione della Manciuria, arrivando nei primi mesi del ’49 alla presa di Pechino, che da li a poco sarebbe diventata la nuova capitale. Fu in questo momento che Chang e i suoi lasciarono il continente per rifugiarsi sull’isola di Formosa, nella città libera di Taiwan. All’appello mancavano ancora alcune città, ma ormai era solo questione di tempo prima che cadessero definitivamente in mano ai comunisti. Era il 1-10-1949 e Mao Tse-tug proclamava la nascita della Repubblica popolare cinese.

Nicolò Zanardi

Bibliografia:
G. Sabatucci-V. Vidotto, Il Mondo Contemporaneo dal 1848 a oggi;
E.J. Hobsbawm, il Secolo Breve 1914-1991;
P. Bushkovitch, Breve Storia della Russia, dalle origini a Putin.

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