Cinema Narrativa

“ANIMALI FANTASTICI: I CRIMINI DI GRINDELWALD”: una violazione della saga originale?

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December 26, 2018

spoiler alert

Finalmente è uscito nelle sale l’attesissimo secondo capitolo di “Animali fantastici e dove trovarli”, per la regia di David Yates, un film che ha subito diviso il pubblico in due schieramenti: chi lo ha odiato, e chi lo ha apprezzato.

A quale categoria appartiene questa recensione? Alla prima, sebbene con rammarico, perchè il film, nel suo insieme, non è totalmente negativo. E lo scopo di questa recensione è proprio analizzarlo per trovare ciò che lo rende degno di essere visto, e cosa invece lo rende un delitto per il mondo potteriano.

Già la direzione del film da parte di David Yates non presagiva nulla di buono dopo che il regista aveva diretto Harry Potter dal quinto film in poi; tuttavia, con il primo film di “Animali Fantastici”, aveva avuto modo di riacquistare punti presso i fan, punti che sta perdendo con rapidità dopo l’uscita nelle sale del secondo film, come un Grifondoro a lezione di Pozioni. Tuttavia, la colpa non è imputabile solo a Yates.

 Ma andiamo con ordine.

Di per sè, il prequel “Animali fantastici” è stata una strategia vincente per mantenere vivo l’universo di Harry Potter, introducendo il personaggio di Newt Scamander e tutto il suo mondo di creature fantastiche: infatti il primo film è incentrato sul suo viaggio in America alla ricerca di nuovi animali magici. Che poi il viaggio sia il pretesto per raccontare la salita al potere di Grindelwald è un altro discorso, ma comunque tutto ciò che riguarda la prima guerra magica nella saga originale della Rowling era stato solo accennato, perciò il prequel si rivela interessante. Nel secondo capitolo di “Animali fantastici” vediamo quindi come Grindelwald prenda potere, come si muova dietro le quinte per raccogliere seguaci, e come cerchi Credence per sconfiggere Silente.

Il problema è che tutto questo non è l’elemento centrale del film, bensì qualcosa che appare come marginale, insieme al personaggio di Newt e ai suoi animali. Il vero protagonista di questo capitolo è il mistero che sta dietro a Credence: chi è, a quale famiglia appartiene, e perchè Grindelwald lo vuole così tanto. Eppure, il personaggio di Credence appare per pochissime scene: è la sua storia ciò che ha spazio nel film, non lui. Per tutta la visione lo spettatore viene convinto che Credence sia il fratello di Leta Lestrange, l’ultimo erede maschio della potente famiglia Purosangue. A meno di mezz’ora dalla fine scopriamo che non è così. E la domanda sorge spontanea: “perchè allungare il tutto in questa maniera?”. Vengono inseriti, per dare spazio alla sottotrama sul passato di Leta, una serie di personaggi secondari alquanto inutili, insieme ad un lungo spiegone che non fa altro che appesantire la trama e porta lo spettatore a chiedersi: “Okay, e quindi?”. Perchè la storia di Leta, per quanto possa essere interessante, è abbastanza irrilevante ai fini della narrazione, non fa altro che aggrovigliare la storia per poi sbrogliarla alla fine senza apporre nulla di importante alla grande trama che è la presa di potere di Grindelwald.

Per quanto riguarda i personaggi che si sviluppano attorno a Newt, vediamo come Queenie sia passata da ragazza eccentrica ma con un grande cuore a ragazza sciocca pronta a seguire Grindelwald senza una motivazione apparente. Per non parlare del personaggio di Jacob, che se nel primo film era risultato un valido amico e aiutante di Newt (possiamo dire un Ron Weasley Babbano), qui non è altro che una macchietta che dà un paio di consigli amorosi all’amico.

Altro elemento abbastanza inutile è Nagini. Nagini si rivela essere un Maledictus, una donna con il sangue maledetto dalla magia costretta a trasformarsi in serpente. Per quanto sia stata una scelta azzardata inserire un personaggio del genere in un prequel, il tutto può ancora essere credibile perchè ricordiamo come Voldemort sia così legato a Nagini al punto da trasformarla in Horcrux. Anche se risulta quasi impossibile credere che Voldemort abbia mai amato qualcuno, il personaggio di Nagini può dirsi accettabile, ma il problema sta nel fatto che Nagini compare in sì e no quattro scene, e se non ci fosse non cambierebbe nulla. Perciò, perchè inserirla?

Ciò che non ha proprio senso di esistere è il patto di sangue tra Grindelwald e Silente: in questo film viene spiegato come i due non possano combattersi per via di un patto di sangue che hanno stretto da giovani, ed è la ragione per cui Silente ha bisogno di Newt e Grindelwald di Credence.

Ma il patto non si incastra in nessun modo con la storia di Silente e Grindelwald, perchè:

-se è stato sigillato prima della morte di Ariana, il patto è già stato infranto al momento dello scontro tra Albus, Aberforth e Ariana;

-non può essere stato sigillato dopo perchè Grildelwald, non appena si accorge che Ariana è morta, scappa e i due ragazzi non si vedono più.

Qualunque sia l’opzione, sappiamo con certezza che sarà Silente a sconfiggere Grildelwald e che quindi il patto verrà infranto, di conseguenza è palese che è stato inserito solo per dare un senso a Newt e Credence. Un patto inutile tra l’altro, visto che viene infranto forse non una ma due volte.

Altri elementi che paiono inseriti a casaccio sono: gli abiti babbani di Silente e della McGranitt; l’inserimento della McGranitt che sballa completamente la linea temporale, in quanto la professoressa non era ancora nata quando

Grindelwald prese potere; Silente che insegna Difesa contro le Arti Oscure, quando nei libri viene detto che insegnava Trasfigurazione prima di diventare preside. Elementi, questi, che fanno irritare il potterhead medio, ma non gli fanno odiare il film. A occuparsi di questo sono ben altre cose: l’estinzione della famiglia Lestrange con la morte di Leta e di Corvus, ma soprattutto Credence Aurelius Silente. Cominciamo dalla cosa più semplice: la famiglia Lestrange.

A parte la poca verosimiglianza di vedere una Lestrange lavorare al Ministero della Magia, nel film viene ribadito più volte che lei e il fratello scomparso Corvus sono gli unici eredi della famiglia Lestrange. Dal momento in cui Corvus è morto a seguito dell’affondamento della nave e Leta muore nello scontro con Grindelwald… da chi prosegue la discendenza della famiglia? Rodophus e Rabastan (marito e cognato di Bellatrix) da dove arrivano? In “Harry Potter e i Doni della Morte” Hermione dice di aver letto un libro sulle famiglie di maghi e streghe Purosangue, e spiega ai due amici cosa sa a proposito delle famiglie estinte in linea maschile. E i Lestrange non vengono menzionati, proprio perchè vi sono ancora discendenti in vita.

Ma nessuna problematica sarà mai grande quanto la comparsa di un quarto fratello Silente. Uno strafalcione così grande che in confronto tutte le imperfezioni dei prequel e dei sequel di Star Wars passano in secondo piano.

Ricordiamo che Albus Silente ha due fratelli: Ariana e Aberforth. La prima è morta a causa dello scontro a cui presero parte i due fratelli Silente e Grindelwald, il secondo gestisce “La testa di porco” a Hogsmeade e non ha alcun rapporto con Albus.

Partiamo da un problema prettamente matematico: dal racconto di Aberforth ne “I doni della morte” scopriamo come il padre dei ragazzi fosse stato imprigionato ad Azkaban nel 1891, dopo aver attaccato i Babbani che avevano aggredito la figlia, e lì vi morì. Nel 1899 muore Kendra, la madre dei ragazzi. Credence dovrebbe essere quindi nato prima del 1891, perciò nel 1926 (anno in cui è ambientato “Animali fantastici”) dovrebbe avere non meno di trentacinque anni. Eppure, nel film viene presentato come un ragazzino che vive in orfanotrofio.

Ma tralasciamo la linea temporale per un momento visto che, come il film ha già dimostrato, non è un elemento così affidabile in “Animali Fantastici”. Il personaggio di Credence è palesemente inserito in “Animali Fantastici” dopo che la Rowling ha scritto la saga originale, perchè nei libri di “Harry Potter” il suo nome non viene mai, e ripeto mai, menzionato. Silente accenna qualche volta ad Aberforth, e quando beve la pozione per prendere l’Horcrux dal bacile ne “Il principe mezzosangue” rivela quanto si senta in colpa per la morte di Ariana e per non averla accudita quando era viva. Ma il nome di Credence non salta mai fuori.

Di conseguenza il personaggio di Credence manda completamente a rotoli la saga originale.

Un personaggio di tale importanza nel prequel non può non comparire nella saga originale. Nei sette libri di Harry Potter la Rowling ha incastrato tutto alla perfezione, facendo sì che nulla di ciò che accade accada per caso. Ad esempio, nel primo libro, durante il viaggio sull’Espresso per Hogwarts, Harry trova su una figurina delle Cioccorane Albus Silente, e legge nella didascalia che è famoso per aver sconfitto Grindelwald. E quando la storia di Silente e Grindelwald salta fuori nel settimo libro il lettore non rimane sconvolto, perchè il suo nome era già stato fatto in precedenza. Lo stesso sarebbe dovuto accadere con Credence. Il fatto che invece non avvenga ci dimostra che il film è stato creato a tavolino senza tener conto della saga originale, e la cosa che lascia più sbalorditi è che dietro alla sceneggiatura ci sia la stessa Rowling. A differenza di George Lucas, che dopo le due trilogie di Star Wars si è dignitosamente rifiutato di dirigere un sequel, qui vediamo proprio l’autrice, la creatrice del mondo potteriano che distrugge senza pensarci due volte tutta la storia che lei stessa ha costruito.

Dopo “The cursed child”, il flop più epocale del mondo di Harry Potter, si pensava che non ci potesse essere cosa peggiore della figlia segreta di Lord Voldemort. Ma ci sbagliavamo: al peggio non c’è mai fine. Perciò, a meno che nel prossimo film non scopriamo che Grindelwald ha mentito a Credence solo per metterlo contro Silente, la saga di “Animali Fantastici” risulta irrimediabilmente guastata.

La Rowling, dopo l’uscita di “Harry Potter e I doni della morte”, aveva dichiarato di volersi allontanare dal mondo del maghetto, e per un po’ lo ha realmente fatto: ha pubblicato “Il seggio vacante” e la trilogia di gialli “Il nido del cuculo”, “Il baco da seta” e “La via del male”. La trilogia aveva suscitato diverse critiche, e molti lo hanno definito un giallo non proprio ben riuscito; per quanto riguarda “Il seggio vacante” invece vediamo come la Rowling sia riuscita a descrivere uno spaccato di vita quotidiana di una cittadina inglese con lo stile asciutto e dinamico che la caratterizza. Infine, nel 2017, ha pubblicato il saggio “Buona vita a tutti”.

Perciò, controversie o meno, la scrittrice ha dato prova di saper scrivere al di fuori di Harry Potter; eppure, nel 2016 arriva “The cursed child”, segnando l’inizio di una serie di eventi che portano il fandom di “Zia Row” a chiedersi se l’autrice stia ripiegando su Harry Potter per sfruttarne la popolarità finchè può.

Un’ultimo accenno va dato ai fan service che appaiono durante il film: la McGranitt, come abbiamo già menzionato; la Pietra Filosofale sulla scrivania di Nicholas Flamel (altro personaggio che sembra aggiunto a caso); l’elfo domestico Kreacher che lavora per la compagnia di circensi (anche se non siamo del tutto certi che sia lui); e ultimo, il disegno dei Doni della Morte inciso su un banco ad Hogwarts. Se i fan service menzionati sono un semplice contorno, quest’ultimo infastidisce alquanto i potterhead perchè Silente e Grindelwald si sono conosciuti non a scuola ma a Godric’s Hollow, e solo dopo che Silente aveva terminato gli studi ad Hogwarts. Pertanto risulta poco credibile immaginarsi un Silente professore che incide su un banco il simbolo dei Doni, soprattutto perchè quando Silente inizia ad insegnare ad Hogwarts i suoi progetti di gloria con Grindelwald sono ormai dimenticati. Perciò era necessario inserirlo?

Ma ora, dopo aver denigrato così tanto “Animali Fantastici”, vediamo invece di ricercare tutti quegli elementi che lo rendono un buon film.

Innanzitutto la carrellata di attori che interpretano in modo esemplare i personaggi:

-Eddie Redmayne (Newt Scamander), che è riuscito a impersonare eccellentemente un personaggio con problemi relazionali, puro di cuore, un outsider che vive in un mondo tutto suo;

-Johnny Depp (Gellert Grindelwald): il ruolo di agitatore di folle, di un Hitler mago che prende potere dal basso gli è riuscito egregiamente, grazie alla sua espressività e ai suoi giochi di sguardi;

-Jude Law (Albus Silente) è riuscito a presentare un Silente giovane che conserva tutte le caratteristiche del Silente che noi tutti conosciamo, un personaggio particolare, a tratti arrogante e misterioso, con una grande capacità di trovare il buono in ogni persona;

-Ezra Miller (Credence Barebone) che qui ha poco spazio ma riesce comunque a impersonare un ragazzino insicuro e tormentato, che porta dentro di sè un grande odio e un bisogno di amore; -Alison Sudol (Queenie Goldstein): la ritroviamo in poche scene ma conserva nel personaggio la sua eccentricità e la sua impulsività, che come vediamo non sempre è positiva.

Ma soprattutto, ciò che fa pensare allo spettatore “Ecco la Rowling” è il discorso finale di Grindelwald. Come in quasi tutti i suoi libri lo sfondo politico è sempre presente, e soprattutto nel mondo potteriano la politica affrontata è di tipo dittatoriale, con figure carismatiche che riescono a prendere potere in modi che ci appaiono allo stesso tempo impossibili e assolutamente verosimili.

Voldemort è stato tratteggiato nella sua più totale complessità: una figura egocentrica, intelligente, crudele, incapace di amare e molto astuta, al punto che quando torna, alla fine del quarto libro, non prende il potere apertamente, ma lo fa agendo nell’ombra, insinuando il dubbio e la paura e mettendo gli uni contro gli altri. Un dittatore moderno per certi versi, ma con tratti chiaramente basati sulle grandi dittature, come il nazismo (pensiamo alla statua rappresentante i Babbani schiacciati dai Maghi) e il fascismo (la contaminazione delle idee viene attuata a partire da i più giovani, attraverso l’insegnamento scolastico).

Grindelwald invece prende potere in modo aperto, sfuggendo al controllo degli Auror e infervorando le masse con promesse di libertà e giustizia. La sua volontà di sottomettere i Babbani non viene rivelata apertamente, come era stato nei progetti suoi e di Silente, bensì viene espressa come la volontà di sottrarre il mondo al controllo dei Babbani perchè incapaci di gestirlo, e il desiderio di portare giustizia nel mondo, un mondo in cui i maghi possano agire alla luce del sole.

Questa scena possiamo dire che in qualche modo risollevi il film, facendoci ritrovare il messaggio morale che la Rowling aveva inserito già nella saga originale, e rivelando allo spettatore l’importanza di scegliere uno schieramento: infatti alla fine Newt, che voleva rimanere neutrale, capisce che questa decisione è impossibile e vedendo morire Leta per mano di Grindelwald capisce che deve combattere per sconfiggerlo.

Quello che accadrà nell’ultimo capitolo è risaputo: Silente sconfiggerà Grindelwald e lo imprigionerà a Nurmengard, dove verrà ucciso da Voldemort. Quello che invece  ci spingerà ad andare a vederlo è scoprire innanzitutto la storia di Credence, in secondo luogo vedere la conclusione delle due storie d’amore (Queenie e Jacob, Tina e Newt), e soprattutto vedere come Grindelwald sfrutterà il suo potere, visto che è un qualcosa a cui non si è mai fatto accenno prima d’ora. Il tutto accompagnato da una flebile, piccola speranza che “Zia Row” non ci deluda ancora e che sviluppi una trama dignitosa e credibile.

Come andrà a finire? Speriamo di scoprirlo presto!

Michela Bianco

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