Riflessioni Rubriche

Il presente insito nella fantascienza

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December 26, 2018

Siamo abituati a pensare alla fantascienza come qualcosa di totalmente lontano da noi, concepibile e improbabile allo stesso tempo. Nasce da un esercizio di immaginazione articolato e affascinante che trae il suo carburante dalla normale esigenza umana di sviscerare le possibilità che si nascondono nelle pieghe del mondo.
Questo bisogno è sempre stato presente nell’umanità. Un caso molto famoso della letteratura è La storia vera di Luciano di Samosata, il primo testo in cui si parla di un viaggio sulla luna, di civiltà aliene e di tecnologie che ricordano molto i nostri tempi (come la televisione). Celebre è anche l’artificio letterario di Ludovico Ariosto, che ne L’Orlando furioso racconta del paladino Astolfo che va sulla luna per recuperare il senno di Orlando.
Vi sono tante altre opere con diversi intenti in cui troviamo elementi fantastici e tecnologici all’avanguardia. E tuttavia ancora non si può parlare di fantascienza in senso stretto.
Allora c’è da chiedersi: qual è la caratteristica principale della fantascienza che la rende tale?

Il 1900.

Possiamo tutti essere d’accordo nel ritenere che la fantascienza sia un prodotto unico del XX secolo. È con la rivoluzione tecnologica che diversi autori iniziano a far correre il pensiero e ad immaginare altri mondi, o addirittura universi, che non aspettano altro che di essere esplorati. Ad una velocità incredibile, questo genere si espande e raggiunge velocemente il cinema, la televisione e successivamente i videogiochi.
Il motivo di tutto questo successo risiede nelle tematiche che costituiscono la narrazione fantascientifica. Quella che più di tutte ha lasciato un’impronta è il problema dell’intelligenza artificiale.
Lasciando da parte i viaggi spaziali e le società distopiche, vale la pena affrontare questo tema per capire meglio la vera natura della fantascienza.

Robot coscienti o robot intelligenti?

Quella dei robot che sviluppano coscienza è una storia che conosciamo tutti molto bene. Un film cult a riguardo è Blade Runner, in cui si immagina una società in cui certi cyborg arriveranno a livelli talmente alti di imitazione dell’uomo da riuscire a sviluppare una piena e completa coscienza. Il 25 Maggio 2018 inoltre la Quantic Dream fa uscire un videogioco che ha come tema centrale proprio l’intelligenza artificiale, dal titolo Detroit: Become Human.
In tutte queste storie, lo schema generale è sempre lo stesso. C’è una società altamente tecnologizzata in cui i robot hanno sostituito molti dei lavori che prima svolgevano solo gli uomini. All’improvviso uno o più cyborg rompono l’armonia sviluppando una coscienza di sé stessi, a cui segue un tentativo di comprensione o di ribellione nei confronti dell’umanità che li governa. Da qui la situazione può evolversi in diversi modi. Possono esserci dei tentativi da parte delle macchine di soggiogare l’umanità, come in Matrix o in Io, robot. Oppure ci può essere un tentativo di dialogo e di confronto, dove vediamo sempre un cyborg dalla grande sensibilità e capace di riflessioni estremamente profonde.
Questi scenari accendono mille emozioni negli spettatori. A seconda della storia, ci si può immedesimare con terrore o stupore in una situazione davvero incredibile. Ci si ritrova di fronte ad un cyborg che ci indica, in modo inquietante e piacevole, un saldo accoppiamento o una schiavitù oltreumana. Tuttavia, anche se le sensazioni che proviamo sono forti, se si pensa più attentamente a questi episodi emerge un dubbio fondamentale: è davvero possibile che le macchine nel futuro siano capaci di acquisire coscienza?
Al giorno d’oggi, questa è una delle questioni più spinose della filosofia, delle scienze cognitive, delle neuroscienze e dell’etica. Sono tutte concordi nel dire che essere coscienti non corrisponde ad essere intelligenti.
Si dice di una macchina che è intelligente quando è capace di compiere operazioni di calcolo complesse che portano ad un output specifico. Per entrare ancora più nello specifico, l’intelligenza artificiale è tale quando riesce a ricavare da certi dati il risultato migliore. Questa sua specifica caratteristica ha portato numerosi filosofi e scienziati ad interrogarsi sul futuro dell’umanità quando queste macchine avranno invaso il mercato del lavoro.
Avere coscienza è una cosa del tutto diversa e riguarda la sfera soggettiva di ognuno. Sono cosciente di una sensazione o di una credenza quando provo qualcosa in relazione a quella sensazione o credenza. Questo meccanismo così misterioso non è ancora stato spiegato e una spiegazione totalmente fisica della coscienza non riesce a portare evidenze tanto forti da dichiarare il dibattito chiuso.
Cosa ha a che fare con tutto questo la fantascienza? In realtà, assolutamente niente. La fantascienza in questione non ha la pretesa di fondare alcuna considerazione riguardo al futuro della tecnologia e alla teoria che la giustifica. Essa affronta invece questioni molto più vicine a noi di quanto possiamo pensare.

Fantascienza e critica sociale.

Come detto sopra, i romanzi e i film fantascientifici che hanno per oggetto il rapporto dell’uomo con il robot non affrontano le tematiche che stanno più a cuore agli scienziati cognitivi e ai filosofi. Essi invece sfruttano la figura del cyborg per indagare il rapporto tra individui diversi tra di loro, trasformandolo in un simbolo. Il cyborg non è infatti una semplice macchina, ma un essere molto più ambiguo. Esso può corrispondere tanto ad un essere umano potenziato quanto ad un robot con sembianze umane. Dunque è simbolo di un qualcosa di ben lontano dall’essere umano comune che, abituato a ragionare attraverso dicotomie, non riesce a gestire la diversità che si trova di fronte e la teme. Per questo in Blade Runner la caccia ai replicanti è così centrale, essendo quest’ultimi elementi troppo estranei per essere integrati in una società umana. Il tema è evidente: il diverso viene emarginato ed eliminato in favore di una identità assoluta e immodificabile.
La lotta per il riconoscimento è un tema centrale nella fantascienza, la quale ha saputo veicolare e valorizzare i sentimenti di milioni di persone in modo unico e speciale.
Con la pretesa del futuro, questo genere è riuscito a sviscerare il presente con tutti i suoi problemi più profondi. E così ha lasciato agli abitanti del terzo millennio una lezione che non bisogna dimenticare.

Giulio Mastrorilli

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