Filosofia Riflessioni Rubriche

Le fede in un segno: dalla cornice al labirinto

on
December 26, 2018

Una delle metafore religiose più comuni nelle fedi occidentali e orientali è quella del labirinto. Immagini analoghe si susseguono nel decorso di secoli che separa Uruk dall’intelligenza artificiale. Queste filosofie dell’interpretazione e sul segno, talvolta alternative, talora complementari e sensibili a questioni differenti, sono specchi di status quo, credi esoterici e culti misterici.

I nodi delle opere pittoriche rappresentano un cruccio per i critici, una passione per gli studiosi, un’ossessione per gli esperti e, per gli artisti, una perversione.

Mentre, per personalità del calibro di Ananda Kentish Coomaraswamy, è stata una missione e, probabilmente, un divertimento. Fu l’umanista dello Sri Lanka a dedicare, con profonda dedizione, studi e osservazioni sul significato simbolico dei nodi che costellano le incisioni di Albrecht Dürer. I grovigli dell’artista sono l’itinerario tracciato di una linea continua disposta su una figura circolare.

La complessa raffigurazione rivela, spesso, la firma del pittore o il termine “Knoten” (tradizione la cui paternità è attribuita a Leonardo da Vinci o ad una presunta organizzazione iniziatica di ispirazione massonica: Academia Leonardi Vinci. Quest’ultima avrebbe inoltre riportato in auge l’iscrizione Et in Arcadia ego –rintracciabile tra i grandi dipinti fiamminghi e sulle tele di Niccolò Pussino).

Queste opere sono state designate come “labirinti” o “dedali”, il cui canone possiede stretti rapporti con l’ordine tecnico dei gineprai presenti nelle pavimentazioni di molte chiese medievali (che, secondo alcuni studi, costituiscono la firma collettiva delle corporazioni dei costruttori). Il legame tra le opere e l’artista è stato interpretato secondo i significati offerti dalle “catene d’unione” dei membri delle antiche logge italiane. Occorre notare che, le linee raffigurate, non presentano alcuna soluzione di continuità o esigenze di interruzione.

In alcuni casi, come ad Amiens, il capomastro stesso si fece raffigurare nella parte centrale; dove Leonardo e Dürer ponevano i loro nomi. Qui, i due artisti, si situavano simbolicamente in una Terra Santa dall’autorevole prospettiva dell’onnipotenza (in un luogo riservato agli eletti: il riflesso del centro del mondo materiale e spirituale. Occupando cioè quel luogo che, nei mosaici bizantini, è riservato all’imperatore o al Pantocratore) e presiedendo la compiutezza dei percorsi iniziatici.

Il cammino è la figura dominante del simbolismo interiore, il cui culmine è rappresentato dall’equilibrio centrale, termine ultimo della molteplicità degli stati (esistenza manifesta del definito, punto raggiunto dopo errori e, soprattutto, con la dedizione verso l’indefinito).

La linea continua è allora l’immagine del sutratma, figura multiforme e assimilabile al filo di Arianna e alla sfida del nodo di Gordio.

Il carattere chiave è però quello della cornice, simbolo che avvolge il centro di molte opere di Leonardo e Dürer con grovigli di matasse e capelli intrecciati.

Il rinvenimento, presso Corinto, di due modellini d’argilla di case dell’età geometrica, ha aperto gli orizzonti sulla concezione dei meandri delle òikos.

La rappresentazione del labirinto è, in questo caso, chiaramente difensiva: il distacco dai nemici, dalla natura e dagli animali, appare come un riluttante allontanamento dalle influenza psichiche ostili. La protezione è un significato profondo che, attraverso il distacco, matura nell’atarassia spirituale. È semplice intendere che, in una cultura priva della concezione religiosa di sacro e profano, la casa rifletta l’immagine del Cosmo, incorniciata dal confine dell’ignoto –così come, nella simbologia della Loggia, l’identità della cornice è la catena d’unione; cioè il limite spazio-tempo dello scibile.

Ma, il simbolismo della cornice labirintica, fornisce molteplici esempi provenienti dall’oriente: infatti, i caratteri cinesi della fissazione della condizione di status e dai riti di passaggio, hanno una funzione di “emancipazione” (il carattere héng, anticamente, era formato da una spirale che attraversava due linee rette –poteva anche trattarsi di due cerchi concentrici).

Il labirinto è quindi, come sostenne Lao-tseu, la figura retorica dell’integrità degli spazi i cui confini sono rappresentati dai due modelli dell’albero e del labirinto.

Qui si esemplificano gli studi sulla metafora, sulle tecniche medievali di falsificazione e, in minima parte, sulla ricerca secolare di un centro del mondo.

Carlo Alberto Ghigliotto

TAGS
RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT