Narrativa

Vita da universitario: lo studente fuorisede

on
December 26, 2018

Siamo cresciuti con film e serie TV americane che ci fanno sognare i college con i loro campus e i dormitori, le feste da sballo e le confraternite… purtroppo, in Italia non è esattamente così.

Quando inizi l’università scopri che non andrai a un party ogni sabato sera a casa di sconosciuti; la prima persona accanto a cui ti siederai a lezione non diventerà il tuo migliore amico; non studierai finalmente quello che ti piace perchè ci sarà sempre qualche esame che non ha nulla a che vedere con il tuo corso ma che devi dare se vuoi laurearti, e molte altre cose ci sarebbero da aggiungere. Alla fine, l’università non è altro che un luogo di studio, e tutto il resto rimane nella nostra fantasia.

All’università ci sono quattro tipi di studenti:

– i cittadini: abitano nella città universitaria, vivono con i genitori e fanno dei pasti sani ed equilibrati a casa;

–i pendolari: trascorrono metà della loro vita universitaria a bordo di mezzi di trasporto perennemente in ritardo, arrivano a casa a delle ore improponibili e sono i maggiori fruitori della mensa e del bar universitario;

–i finti fuorisede: hanno un appartamento nella città universitaria, ma ogni weekend tornano nella città natale;

–i fuorisede: abitano a diverse ore dall’università, tornano nella città d’origine qualche volta l’anno e quando lo fanno devono subirsi una decina di ore di autobus perchè economico, o un paio d’ore d’aereo ma svenandosi.

Per le prime due categorie c’è poco da dire: la loro vita non è molto cambiata da quando andavano alle superiori. È invece sui fuorisede che si potrebbe parlare per ore.

Lo studente fuorisede sceglie di andare a vivere via di casa “per iniziare una nuova avventura”, “per mettermi alla prova”, “per poter fare quello che voglio quando voglio”. E già durante l’estate che precede il trasferimento sogni di gloria su feste in discoteca, serate trascorse coi coinquilini a giocare a “Io non ho mai” e maratone di serie tv si fanno strada nella mente del ragazzo in questione, uniti a un desiderio irrefrenabile di poter finalmente smettere di mangiare la verdura e di potersi ingozzare di patatine e gelato sul divano in santa pace.

Purtroppo, ci si ricrede presto.

La vita da studente fuorisede comincia la domenica pomeriggio, quando lo studente si avvia, con il carrellino della spesa preso con i punti, verso il supermercato a bassocosto più vicino (che in genere si trova a una comoda mezz’ora a piedi dall’appartamento): qui, armato di tessera punti, si appropria di tutti i prodotti in offerta o vicini alla scadenza, di surgelati, pan carrè e, soprattutto, tonno in scatola. Perchè non sei un vero fuorisede se non compri un pacco di tonno in scatola almeno una volta a settimana.

I primi mesi vedranno la dispensa riempirsi di tutti i tipi di schifezze, dai marshmallow a forma di pipistrello ai popcorn alla fragola, ma dopo un po’ lo studente inizia ad essere stomacato e decide di condurre una vita sana: decide allora di organizzare una tabella alimentare e un menù settimanale a base di verdure e piatti elaborati come risotto ai funghi o pollo con verdure. Un regime che dura sì e no una settimana, dopo la quale lo studente si ritrova nello stesso supermercato e comincia ad arraffare tutti i tipi di cibo facili e veloci da cucinare, ma nemmeno così indecenti come patatine e wurstel. E anche se lo studente si era ripromesso di non cedere, vede che cominciano ad accatastarsi in cucina i cartoni della pizza, che aumentano in modo considerevole durante la sessione. Tutta colpa di Just Eat, si giustifica.

Stabilito il menù lo studente fuorisede comincia la settimana universitaria, composta da lezioni a orari indecenti e pranzi trascorsi sui gradini dell’università a mangiare insalata di riso da un contenitore insieme ai compagni di disgrazia.

E finalmente arriva il weekend: i fuorisede sono gli unici delle quattro categorie a rimanere nella città universitaria per tutta la sua durata. “Beati loro”, si potrebbe pensare. Le grandi città offrono sempre tanti eventi per giovani e il weekend sarà di sicuro uno sballo. Certo, i primi tempi. Ma poi arriva dicembre: fa freddo, si è stanchi per il carico di lezioni e studio, ma soprattutto è un peccato non usare l’abbonamento Netflix che si paga ogni mese giusto? Pertanto, da bravi ventenni alla ricerca di un’avventura che la città in cui hanno sempre vissuto non ha mai potuto offrire, trascorrono il weekend appallottolati sotto le coperte con pigiama e antiscivolo a guardare come si cucina anfetamina o come si rapina la zecca di stato. E la stessa storia si ripropone a giugno, quando l’afa si sostituisce al gelo e il ventilatore prende il posto delle coperte, ma la routine rimane invariata.

Un altro elemento caratterizzante dello studente fuori sede è la caduta nello sconforto che porta a ripetere in modo lamentoso la seguente frase: “Ma chi me l’ha fatto fare? Voglio la mamma!”.

Ciò avviene in seguito a qualsiasi tipo di incidente nell’appartamento affittato. Perchè gli studenti non affittano mai attici o ville con piscina, ma tuguri degni di una baraccopoli in cui avere l’acqua calda è un vanto. Mobilio anni ’70, fornelli che arrivano direttamente da Fred Flinston, elettrodomestici malfunzionanti e sanitari che esplodono ogni tre per due: sono questi i tipici elementi di una casa da fuorisede. E se non è per il guasto a uno dei suddetti, la frase viene pronunciata per altri tipi di incidenti. Chi infatti prestava attenzione quando la mamma ci spiegava come funziona il filtro dell’aspirapolvere, o quando ci ripeteva “Controlla di aver tolto i fazzoletti dalle tasche prima di mettere i jeans in lavatrice”? E poi, all’improvviso, ti ritrovi con il tuo coinquilino a decifrare le etichette sui vestiti per capire come accidenti funzioni un lavaggio in lavatrice, a passare l’aspirapolvere anche quando vorresti buttarti sul letto e dormire due giorni di fila, a sturare il lavandino scoprendo che ciò che impediva all’acqua di sgorgare è Chewbecca con tutto il Millenium Falcon, composto dai capelli di tutti gli inquilini che hanno vissuto in quell’appartamento… e in quel momento capisci che quando ti veniva detto di riordinare camera tua sotto sotto non era una cosa così tremenda.

E non parliamo poi dei coinquilini.

 

 

 

 

 

 

 

 

Alle superiori ci si immagina un appartamento alla New Girl, abitato da tanti ragazzi esuberanti con cui fare feste, cene, chiacchierare del più e del meno, e tra cui nasceranno storie d’amore. Ma la realtà non è purtroppo così. Le persone sono strane, ognuna ha abitudini e modi di fare che ti portano a pensare “Dio mio, ma perchè non sono andato a stare da solo?”.

Perchè il coinquilino è come il cartellino Imprevisti di Monopoli: finchè non peschi non sai cosa ti capita. E ti può capitare davvero di tutto: dal coinquilino festaiolo che invita gli amici a casa quando tu vorresti solo studiare in pace, al coinquilino asociale che aspetta che tu sia in camera per andare in cucina a mangiare e non dover fare conversazione, al coinquilino cactus di cui spesso ti dimentichi persino l’esistenza, al coinquilino aspiratutto che quando non ci sei saccheggia il tuo ripiano del frigorifero. E molti altri ce ne sarebbero da elencare.

E scordatevi l’idea che il coinquilino dell’altro sesso diventi l’amore della vostra vita: ogni tipo di attrazione sessuale viene brutalmente recisa nel momento in cui inizi a vederti tutte le mattine con indosso il pigiama antistupro e i calzini di spugna colorati, con le occhiaie e i capelli in disordine. Perchè il coinquilino è colui che ti mugugna addosso ogni mattina quando entra in cucina, che quando inizia la mezza stagione gira con dignità per casa con i calzini e le infradito, che quando ha tutti i vestiti nella cesta da lavare inizia ad abbinare pantaloncini a fiori e maglione di lana, e che quasi sempre russa come una locomotiva a vapore.

Ma il coinquilino è anche quello che ti consola quando un esame va male, che divide con te i due yogurt scaduti che ti sei dimenticato al fondo del frigo, che ti presta una maglietta quando tu non ne hai più, che ti fa compagnia nelle lunghe sere d’inverno quando rimpiangi di non essere andato in erasmus in Spagna, e con cui inizi mille diete e non ne concludi nemmeno una.

Perciò, caro lettore, se  stai prendendo in considerazione l’ipotesi di cambiare città per iniziare l’università, fallo: la vita da studente fuorisede è un qualcosa che non potrai ripetere nella vita, un’esperienza unica da fare all’età giusta e che ti regala emozioni che mai avresti pensato di provare nella vita, come scoprire che al supermercato c’è il cavolfiore in offerta, o ricevere il messaggio dal coinquilino: “Stasera si sboccia, ho la vodka dell’MD”.

E anche se in certi momenti può apparire dura, è un’esperienza che ti prepara alla vita: perchè nessuna educazione domestica regge il confronto quando il tuo partner arriva in cucina sconsolato dicendoti “Tesoro, il frigo è vuoto, c’è una mela e del formaggio”, ma tu sorridi furbamente perchè sai che riuscirai a preparare una cena con tutti i crismi che Carlo Cracco può solo che inchinarsi.

Perchè se c’è una cosa che accomuna tutti i fuorisede è la capacità di trasformare quindici euro in dodici pasti senza mai perdere la fantasia.

Provare per credere.

Michela Bianco

Immagini:

https://www.pinterest.it/

TAGS
RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT