Geologia

Pericolosità e rischio sismico

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December 27, 2018

Come ormai purtroppo ben sappiamo, il territorio italiano è soggetto a frequenti terremoti che possono raggiungere intensità capaci di provocare ingenti danni. Ogni qualvolta avviene uno di questi eventi tutti si interrogano sulle loro dinamiche, con tanto di Talk Show e inchieste televisive, ma, come sempre succede, una volta passato lo slancio del momento ricade tutto nel dimenticatoio. I terremoti però non dormono e ogni tanto rispuntano risollevando problemi e polveroni. Fra i termini che rimbombano maggiormente nei telegiornali nazionali in questi momenti ci sono la “Pericolosità” ed il “Rischio Sismico” che, attenzione, sono ben diversi uno dall’altro. In quanti sanno però cosa di fatto vogliano indicare questi termini? E soprattutto, siamo sicuri di conoscere il loro grado nei luoghi dove abitiamo?

Partiamo innanzitutto con il parlare del Rischio che non è altro che una valutazione potenziale dei danni (economici, ambientali, strutturali…) che un dato evento sismico può provocare in una determinata regione. Per definire quindi il livello di rischio di una città o di una regione è necessario prima di tutto valutare tre parametri: la Pericolosità sismica, la Vulnerabilità e l’Esposizione dell’area di indagine. La Pericolosità Sismica è la probabilità che un evento avvenga in una determinata area in funzione delle caratteristiche geologiche dell’area stessa, il valore di Vulnerabilità si basa invece sulle caratteristiche del o degli abitati presenti e, infine, l’Esposizione indica il valore economico del territorio, espresso sia in termini di quantità e di tipologia di strutture che in termini di densità di popolazione. Essendo che il valore di rischio è il risultato della moltiplicazione di questi termini se uno di essi è “0” allora il rischio dell’area diventa nullo.

Bene, ma quindi noi cosa possiamo fare per annullare il rischio? Quali sono i valori che possiamo annullare? La risposta è nessuno. Se infatti la Pericolosità è una caratteristica intrinseca del territorio e l’esposizione è un valore “costante”, l’unico dato su cui possiamo intervenire è la Vulnerabilità. La costruzione però di edifici e strutture in grado di resistere a qualsiasi evento è però di fatto impossibile per motivi sia ingegneristici che economici. La vulnerabilità di un’area però può e deve essere minimizzata, ad esempio, con opere di messa in sicurezza o edifici a struttura antisismica in grado di resistere a magnitudo superiori a quelle dei terremoti più frequenti.

Come fare? Lo strumento principe, che ciascuno di noi è libero di consultare sul sito dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), è la “Mappa di Pericolosità Sismica del Territorio Nazionale” che si basa su una marea di dati su tutta la sismicità del territorio e sui relativi valori di accelerazione, velocità e spostamento del suolo ricavati dai sismogrammi. Per poter “colorare” e dividere in zone la nostra carta è però necessario definire l’evento sul quale vogliamo basare il tutto, detto evento limite, in termini di scuotimento del suolo e non di magnitudo, che è infatti un dato poco utile dal punto di vista pratico per l’ingegneria. La scelta di questo evento è data dal suo tempo di ritorno, ovvero il tempo medio che intercorre fra due eventi di intensità simile. In base alla legge italiana, le zone sismiche in carta vengono quindi definite in funzione dell’accelerazione sismica del suolo PGA (Pick Ground Acceleration) per un tempo di ritorno di 475 anni, corrispondente ad una probabilità di superamento del 10% in 5 anni.

Attenzione! Questo dato non ci dice che un evento deve accadere inesorabilmente ogni tot anni, ma piuttosto ci fornisce la sua probabilità di accadimento. Per fare un esempio, terremoti a magnitudo molto elevata hanno dei tempi di ritorno generalmente molto maggiori e probabilità di accadimento molto basse nel breve periodo perché sono, fortunatamente, molto meno frequenti rispetto ai terremoti a magnitudo molto bassa i quali avranno invece tempi di ritorno molto bassi e quindi probabilità molto elevate nel breve periodo.

Sulla Mappa di Pericolosità Sismica del Territorio Nazionale è quindi possibile leggere il grado di pericolosità sismica della propria area che, come abbiamo visto, non equivale al suo livello di rischio, ma ci fornisce informazioni sullo scuotimento atteso per quell’evento proprio di una probabilità di accadimento del 10% in 5 anni.

Questa carta fornisce delle importanti informazioni per quanto riguarda la progettazione o l’eventuale messa in sicurezza di edifici nelle diverse regioni e indica, per esempio alla protezione civile, le aree che potrebbero richiedere interventi in caso di eventi straordinari.

Per avere un’idea di quanto detto suggerisco di visitare la mappa interattiva di pericolosità sismica sul sito dell’INGV (Link-> http://esse1-gis.mi.ingv.it/ ) nella quale potete “giocare” modificando la probabilità in 50 anni per vedere quali sono le accelerazioni attese sul vostro territorio. Risalta subito all’occhio che nel passaggio da 2% di probabilità di accadimento all’81% i valori saranno sempre inferiori!

Al seguente link invece trovate la lista dei terremoti registrati in Italia e aggiornata in tempo reale: http://cnt.rm.ingv.it/

​Evandro Balbi

Bibliografia e sitografia:

http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/classificazione.wp

http://www.ingv.it/it/

http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/31392

D.M. 14 gennaio 2018 (Norme Tecniche per le Costruzioni)

Carlo G. Lai, Elisa Zuccolo – Definizione dell’Input Sismico di Riferimento per la Regione Toscana

http://espresso.repubblica.it/opinioni/editoriale-cerno/2016/09/02/news/i-giochi-del-terremoto-1.281894

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