Narrativa

“Resta viva” di Camilla Stenti

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January 14, 2019

Vincitore del Premio Abate Editore nel 2018, “Resta viva” è la storia di Gaia, una ragazza modello di ventisei anni che scopre all’improvviso di avere un tumore, e che le restano sei mesi di vita. E questi sei mesi vedranno passo dopo passo la sua sofferenza, la sua voglia di vivere, la sua lotta contro una malattia che se la sta portando via, e il suo tentativo di compiere tutte quelle esperienze che non ha mai fatto prima, che sia un tatuaggio o una sigaretta.
Pagina dopo pagina la sofferenza di Gaia diventa la sofferenza del lettore, che coglie l’ingiustizia, la rabbia per quello che le sta accadendo, il desiderio di continuare a vivere soffocato dallo scorrere del tempo. Metafore particolari, una scrittura fluida e ricca di immagini, un flusso di pensieri che travolge il lettore impedendogli di smettere di leggere sono ciò che caratterizza questo romanzo: più che il contenuto, il modo in cui questo è presentato.
La storia di Gaia non è innovativa, ma lo è il modo con cui viene raccontata al lettore, perchè il lettore si trova nella mente di Gaia e vive con lei ogni momento di quei sei mesi che appaiono così brevi.
Ma Gaia non è l’unico personaggio del romanzo: vediamo i suoi fratelli, Roberta e Francesco, ognuno con le sue esperienze e gli ostacoli da superare; vediamo la mamma, che anche se non sa quello che Gaia sta affrontando riesce a cogliere la sofferenza della figlia; e vediamo il fidanzato, che viene allontanato da Gaia senza una spiegazione, e che fino alla fine cerca di capire il perchè. E questi personaggi ci permettono di capire che anche se la vicenda di Gaia appare così importante rispetto a tutto il resto, la vita va avanti e quando Gaia non ci sarà più dovranno continuare con le loro vite senza mai dimenticarla.
È inutile dire come finisce il romanzo, e non sarebbe giusto mentire promettendo un lieto fine. Chi inizia a leggerlo sa a cosa va incontro, sa che il personaggio che impara a conoscere morirà per via della malattia che lo sta consumando. Ma questo libro non va letto per sperare in un lieto fine, per illuderci che le migliori storie sono quelle che ci fanno sorridere quando terminiamo l’ultima pagina: “Resta viva” va letto per le emozioni che si provano per tutta la sua durata, per la rabbia che ci suscita davanti all’impotenza di una cura, per la disperazione che proviamo quando Gaia si spegne, e per la tristezza che non ci abbandona mai.
Giunti alla fine del romanzo, le lacrime non sono un’opzione: si piange, proprio come si piange quando muore una persona cara, perchè ormai Gaia è diventata parte della nostra vita. Ed è questo che rende il libro diverso da tutti quelli che trattano lo stesso argomento: un libro che fa piangere, come un libro che fa ridere, dal profondo dell’animo, ha un valore aggiunto inestimabile.
La storia di Gaia non deve farvi riflettere, deve farvi emozionare, dalla prima all’ultima pagina.
E Camilla, grazie alla sua scrittura e all’utilizzo di immagini forti e mai banali, è riuscita a creare un romanzo drammatico e intenso che è destinato a lasciare un segno in chiunque lo legga.

di Michela Bianco

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