Storia

Dal Nord Europa verso Roma e Gerusalemme nel XIII secolo

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January 25, 2019

Gli Annales Stadenses,  raccolgono una serie di itinerari che illustrano appunto diversi percorsi per raggiungere Roma e Gerusalemme[1]. Scritti in forma dialogica, sono stati composti, con ogni probabilità tra il 1240 e il 1256, dall’abate Alberto, un frate francescano del convento di Santa Maria di Stade, nella Germania settentrionale. Due monaci di nome Tirri e Firri, personaggi di fantasia, si propongo di discutere sul tema relativo alle strade per raggiungere Roma e la Terrasanta.

Il primo itinerario, verso Roma, viene descritto in maniera molto dettagliata e prevede la partenza da Stade (“Stadium”) sull’estuario dell’Elba e, da Brema, giunge a Münster (“Monasterium”) dirigendosi poi verso Duisburg, dove viene attraversato il Reno.[2] Successivamente la strada prosegue fino all’incrocio con la Mosa, tocca St. Tron e devia verso sud.[3] A Linsmeau (“Lismea”) Firri annuncia che “ibi intras linguam Gallicam. Reliquas villas pronunciabo Gallice non Latine, quia haec pronunciatio magis est necessaria viatori”[4].

Immagine 1: Pellegrini Medievali

A “La Perèe”, presso Etroeung, superato il confine tra “imperium et regnum Francie”, si punta verso Neufchatel, per poi dirigersi su Reims.[5] Verso sud l’itineraio tocca Chalôns-sur-Marne, Treyes, Chatillon-sur-Seine, Chalôns-sur-Saône, Villefranche e giunge a Lione.[6] Qui prende la via che porta verso le Alpi, seguendo la strada che conduce al passo del Moncenisio, arriva a Susa (“Secutia”).[7]

Il cammino continua verso Torino, puntando in direzione di Pavia e Vercelli per immettersi, una volta a Piacenza, sulla Via Aemilia, che viene seguita fino a Forlì, seguendo lo stesso itinerario proposto da Matthew Paris.[8] Da Forlì si prende la strada che porta al passo di Serra, toccando San Martino in Strada (“San Martinen strate”), Meldola, Civitella e Bagno di Romagna. L’attraversamento dell’Appennino è indicato dalla mansione “Alpes” che sta per “Alpe di Serra”; quindi il persorso si svolge seguendo l’arno dal Casentino ad Arezzo, e le località in cui si transita sono: Campi presso Bibbiena (“Champ”), Subbiano (“Subean”) e Arezzo (“Aretium”).

La strada proposta dagli Annales Stadendes poi punta verso il lago Trasimeno, incontrando Castiglion Fiorentino (“Chastellium”)[9], Ossia (“Ursage”) e Castiglione (“Castel”). Per cui, a differenza dell’Iter di Matthew Paris, viene costeggiata la parte ovest del lago, per proseguire verso sud fino a Orvieto (“Orbete”), dopo aver toccato la mansione di “Sarmian”. Questa mansione è difficilmente identificata, potrebbe essere localizzata tra Citta della Pieve e Ficulle.[10] Da Orvieto poi si raggiunge Montefiascone e quindi, per Viterbo e Sutri, si arriva a Roma.[11]

Immagine 2

Per il ritorno Tirri propone quattro possibilità: “Poteris redire per vallem Terentinam, per Elvelinum, per montem Iovis; poteris etiam per Pusterdal”.

La prima ipotesi ripercorre la strada di andata sino a Meldola, dove si devia per Ravenna (“Travenam”). Quindi, “per modicam aquam, ex utroque latere paludosam”, si giunge a Sant’Alberto[12], sulle valli di Comacchio, per deviare ad Argenta e arrivare a Ferrara, dove a nord di essa si attraversa il Po[13]. Una volta attraversato il fiume si punta per Rovigo (“Ruvine)” e, per Anguillara Veneta, si perviene a Padova, proseguendo poi per Curtarolo (“Curterule”) e Bassano (“Passanum”), dove “est introitus ad montana”. La strada si snoda seguendo il corso del Brenta, diretta a Trento e tocca, Solagna, Cismon (“Sysmo”), Covalle (località nella quale si avverte che sono “nequam in antro: cum sociis transeas”!), Grigno (“Grind”), Ausuge (Borgo Val Sugana), Levico (“Leuin”), Pergine. Da Trento (“Tarentum”) ci si dirige verso Bolzano, attraverso Egna-Neumarkt (“Novum Forum”) e Bronzolo-Branzoll (“Francole”); quindi si sale al passo del Brennero incontrando la Chiusa (“Clusam”), Bressanone-Brixen (“Brixia”) e Vipiteno-Sterzing (“Stercinge”).

Immagine 3: Pellegrino Medievale

Tirri a questo punto prospetta una soluzione alternativa che prevede di raggiungere Venezia via mare partendo da Ravenna, spostarsi a Treviso (“Tervisium”), risalire le Dolomiti e, per Pusterdal (“Pusteria”) raccordarsi alla strada per il Brennero in corrispondenza di Vipiteno-Sterzing. Superato il Brennero la strada continua per Matrey (“Materel”), Innsbruck (“Enspenc”), Zierl (“Cirle”), Mittenwald (“Medewald”), ecc. e punta verso Augusta, per poi tornare al punto di partenza: Stade, segnando un percorso che tocca Rothenburg (“Rodenborch”), Gotha (“Gota”), Nordhausen (“Northusen regis”) e Celle (“Tesle”).[14]

L’itinerario “per Elvelinum” (il passo del San Gottardo)[15]  prevede il ritorno da Roma passando per Siena secondo  la successione delle mansioni di Sutri, Viterbo, Montefiascone, lago di Bolsena, Acquapendente e San Quirico d’Orcia. Dopo Siena punta in direzione di Firenze, per superare la barriera appenninica al passo dell’Osteria Bruciata, che viene indicato col toponimo della vicina pieve di Cornacchia, e giungere dirretamente a Bologna. Le tappe indicate sono: “Marcelburg” (corruzione di un originario “Borgo Marturi”= Poggibonsi), “Florentiam”, “Recorniclam” (Cornacchiaia) e “Bononiam”. Da Borgo Marturi si utilizzerà l’antico raccordo tra Firenze e la via per Roma, transitante per Barberino Valdelsa, Tavernelle, San Casciano val di Pesa[16]. A nord dell’Arno, poi, la transappenninica diretta a Bologna attraverso la val di Sieve e, al di là dello spartiacqua, per la valle del Santero, soppianterà la via di Monte Bardone, permettendo un rapido collegamento con la Padania. Firenze, una delle maggiori “piazze” economiche internzionali e il principale centro della vita politica dell’Italia centrale, costituì la causa determinante di questo cambiamento, che incanalò la maggior parte del traffico continentale della penisola, ivi incluso il flusso dei pellegrini diretti a Roma, lungo la direttrice per Bologna. Oltre Bologna la strada prosegue per Modena, Reggio, Parma, Borgo San Donnino, Piacenza, Milano e Como; attraversato il lago e valicato il Septimer pass (“Sete Munt”), oltre la Val Bregaglia è possibile raggiungere la “Svevia et huiusmodi regionibus”. Tirri avverte che si può giungere a Como anche per un’altra strada, per la vecchia via di Monte Bardone che da Siena porta a Lucca, “Lukkemange” (Montemagno di Lucca, sulla strada per Camaiore), Luni (“Woste Lune”)[17] e Pontremoli (“Pon tremele”). Lasciando invece il lago di Como, ad est si giune sulle rive del lago Maggiore, a Luino (“Lowens”), da dove si raggiunge Bellinzona (“Belence”) e, per il passo del San Gottardo, si perviene a Lucerna (“Lucernam cum stagno” cioè il lago dei Quattro Cantoni). Quindi si prosegue verso nord e, per Basilea, Strasburgo, Spira, Worms, Coblenza e Bonn si arriva a Colonia, da dove si possono raggiungere le principali città della Germania settentrionale e dei Paesi Bassi.[18]

Infine, conclude Tirri, si possono valicare le Alpi attraverso il “montem Jovis” cioè il Gran San Bernardo. L’itinerario, un tempo il più seguito, è descritto  solo a grandi linee: da Piacenza si Prosegue per Vercelli, quindi, valicate le Alpi, si giunge a “Sanctum Mauricium” (St. Maurice, sul Rodano) e poi a Basilea.

“Ecce Habes omnes fere vias itineris versus Romam”

Tirri passa poi a trattare del “trans mare iter versus Iherusalem”. Questo itinerario risulta assai più approssimativo, specie per quanto riguarda le distanze, misurate in giorni di navigazione. È probabile che Alberto in realtà non fosse mai stato in Terrasanta e attingesse le informazioni relative a quei percorsi da testimonianze altrui.

Dalle Fiandre, si giunge circa in due giorni e due notti di navigazione a “Cinkfal” sull’estuario della Mosa. Un tempo quasi eguale occorrerà per arrivare a Prawle (“Prol”), in Cornovaglia, e un giorno per giungere a St. Mahé (“Sanctum Matthiam”), in Bretagna. Tre giorni e tre notti di navigazioni saranno, poi, necessari per raggiungere Ferrol (“Far”), in Galizia, “iuxta Sanctum Jacobum”, si precisa, per indicare la possibilità di fare una breve deviazione per visitare Santiago di Compostella. Da Ferrol a Lisbona (“Leschebone”) occorreranno egualmente tre giorni e tre notti, e lo stesso tempo per arrivare allo stretto di Gibilterra, che viene chiamato “Narewese”, termine delle popolazioni scandinave. Da Gibilterra a Tarragona (“Arrangun”) si prevedono quattro giorni e quattro notti di navigazione, un giorno per giungere a Barcellona (“Barzalun”) e un giorno e una notte per arrivare a Marsiglia (“Marsiliam”). Da Marsiglia si può dire cessi la navigazione di cabotaggio, poiché si punta in direzione della Sicilia, giungendo a Messina in “quator diebus et quator noctibus”; poi, con un viaggio della durata di 14 giorni e 14 notti, si sbarca ad “Akkaron” (San Giovanni d’Acri – Akko), sulle coste palestinesi. A San Giovanni d’Acri termina praticamente l’itinerario poiché, dopo un breve accenno alla distanza da lì a Gerusalemme, si inizia a elencare i luoghi della Terrasanta legati alla vita di Cristo ed alle storie dell’Antico Testamento, sollecitandone la visita.

Camilla Bigatti

[1]      R. Stopani, Le vie di pellegrinaggio del Medioevo: gli itinerari per Roma, Gerusalemme, Compostostella, in Le vie della storia, editore Le lettetere, 1991, pp. 97-108; il documento è riportato in “Monumenta Germaniae Historica, Scriptores”, vol. XVI, pp. 335-41, Hannoverae 1858.

Circa la completezza degli itinerari è da rilevare la puntuale annotazione delle distanze tra le varie mansioni, espresse in “militaria teutonica”, oppure in “leucae” (leghe galliche) o in miglia romane, a seconda del paese in cui si viene a transitare.

[2]      Tra Brema e Münster sono indicati i centri di Wildshusen, Vechta, Brameceke (“Bramsche”) e Teklenburg (“Thekeneborch”). Tra Münster e Duisburg s’incontrano: Lundinchausen (“Ludinchunsen”), Sülsen (“Sulsene”), Oer (“Tore”) e Lippern.

[3]      Se a Duisburg “magna fuerit inundantia aquarum” si suggerisce di attraversare il Reno a Colonia. Da Duisburg a St. Tron le località in cui si passa sono: Asberg, Nussia, Hemmert, il fiume Rura, Heerlen, Climmen (“Clumene”), Bilsen (“Sancta Maria in Biesse”) e Cortesen (“Curtece”).

[4]      Da st. Tron a Lismeau si trovano Wellem (“Velme”) e “Landene”, località che “mixta est et Gallico e Teutonico”.

[5]      Tra Lismeau e Reims sono indicate undici mansioni: “Geldenake”, Mont St. Guibert (“Mon San Wibert”), Nivelles, Binche (“Benis”), “Viren”, Mauberge (“Mabuge”), Beaufort, Avesnes, La Perèè (“Epora”), Etré (“Estreiz”), Vervin, Neufchatel (“Novum Castellum”)

[6]      Le mansioni in questo tratto sono venitidue: Chalôns-sur-Marne, Bussy l’Estrèe(“Estreie”), Mailly (“Maalis”), “Affreie”, Vouè (“Wed”), Troyes (“Trois”), Bar-sur-Seine, Gyé (“Ge sur Seine”), Mussy l’évêque (“Musse”) Chatillon (“Chastliun su Seine”), Magny Lambert (“Mani Lambert”), Chanceaux, Fleury (“Florie”), Beaune (“Beane prope Cistercium”), Chagny (“Chani”), Chalôns-sur-Saône, “Grone”, Tournus, Maçon (“Mascun”), Belleville, Villefranche e Anse.

[7]      Da Lione a Susa ci sono le mnsioni di: Heyrieux (“Ayri”), La Tour du Pin (“Tur despine”), La Chapelle (“La kebele”), Mont du Chat (“Mons Catus”), Chambery (“Chambry”), Hermillon (“Ermelion”), St. Michel, Fourneaux (“Forneaus”), Thermignon e Lans Le Bourg (“Land”).

[8]      Le mansioni indicate da Susa a Forlì: Avigliana (“Avilian”), Torino, Saluggia, (“Salugri”), Livorno (“Lavur”), Vercelli, Pavia, Piacenza, Borgo San Donnino, Parma, Reggio, Modena, Bologna, Castello San Pietro, Imola (“Emula”), Faenza (“Feance”).

Da notare che anche gli Annales Stadendes prevedono a questo punto due itinerari per Roma: “ibi habes optionem duarum viarium trans montes, vel ad balneum sanctae Mariae, vel ad Aquam pendentem”. Firri per l’andata a Roma propone il percorso per Bagno di Romagna, descrivendo l’altro nel viaggio di ritorno.

[9]      A Castiglion Fiorentino, nel XIII secolo “Castiglion Aretino”, è significativo che all’inizio del XIV secolo esistesse un ospizio per pellegrini tedeschi(“Hospitale Alamannorum de Castillione Aretino”), oltre a un ospedale intitolato a San Giovanni (“Hospitale S. Johannis”) Cfr. M. Giusti, P. Guidi, Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Tuscia II, p. 92.

[10]     In “Sarmian” potrebbe essere ravvisata Moiano, già sede di un monastero (Monasterium Sancti Benedicti de Moiano), nonché di una chiesa significamente dedicata a san Jacopo (“Sancti Jacobi de Moiano”). Cfr. M. Giusti, P. Guidi, Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Tuscia II cit., pp. 162-63. La località, però, si trova più vicina a Castiglion del Lago che non ad Orvieto, mentre secondo il computo delle distanze indicate negli Annales dovrebbe essere il contrario.

[11]     Tirri al termine di questo primo itinerario accenna anche alla possibilità di giungere a Roma per Perugia, Assisi e Terni (“Interamnis”), lasciando il “lacum Perusinum ad manum dextram”.

[12]     Non a caso la villa di “Santo Alberto” è ricordata come luogo di tappa nella novellistica medievale. Vedi, ad esempio, nel Trecentonovelle di F. Sacchetti, la novella CCXVI, nella quale si narra appunto che il Maestro Alberto della Magna, il celebre teologo domenicano maestro di san Tommaso d’Aquino, giunto dalla Germania per le “parti di Lombardia” soggiornò alla villa di Santo Alberto.

[13]     Per l’attraversamento del fiume si danno alcuni avvertimenti poiché l’acqua del Po “tempore tempestatis valde est periculosa” e, inoltre, “quia nequissimi manent ibi leccatores. Transeas ergo contra diem, non contra noctem!”

[14]     Le mansioni dal Brennero a Stade sono le seguenti: Zierl, Mittenwald, Partenkirch, Ammergau, Schongau, Inglingea, Augusta, Donauworth, Offingen, Dinkelsbühl, Rothenburg, Aub, Ochsenfurt, Herbipolis, Swinvoroe, Münnerstad, Neustad, Meininge, Smalekalte, Gotha, Langensalza, Northusen, Werningerothe, Horneborch, Brunswich, Rietze, Celle.

[15]     Tirri aggiunge che l’ “Elvelinum montem” è chiamato dai longobardi “Ursare”, oronimo oggi passato ad indicare la valle dell’Ursaren, il “Piz Orsino”, nonché lago di Orsirora.

[16]     Cfr. R. Stopani, La via francigena in Toscana, Le Lettere, Firenze, 1996, pp. 61-64.

[17]     “Woste Lune” sta per “rovine di Luni”. Infatti come sappiamo anche da altre fonti (cfr. P. M. Conti, Luni nell’alto Medioevo cit.), intorno alla metà del XIII secolo l’antico porto era in uno stato di abbandono ormai irreversibile.

[18]     Da Lucerna le mansioni sono: Zofingen (“Tovinge”), Basilea, Strasburgo (“Stracesborch”), Spiera, Worms, Bingen, Botharde, Coblenza, Andernake, Bonn (“Bunna”), Colonia, Recklinghausen, Münster, Nussiam, Xantis, Arnem, Zeist, Muiden (“Muthen”) e Staveren (“Stauriam”).

Fonti Immagini:

Copertina: http://viestoriche.net/indexold/romegiu.htm

Immagine 1: https://lafontanadelvillaggio2.wordpress.com/2012/02/24/perche-si-va-in-pellegrinaggio/

Immagine 2: https://territoridaesplorare.wordpress.com/2014/03/07/annales-stadenses/

Immagine 3: http://www.viaromeagermanica.com/cenni-storici/

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