Musica

The Beatles: la band più sopravvalutata di sempre?

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January 29, 2019

The Beatles, una band, ma anche un fenomeno di comunicazione di massa dalle proporzioni mondiali. Oggetto di studi universitari e psicologici, di dibattito, considerati i più grandi innovatori della popular music e, ancora, al primo posto nella classifica dei 100 migliori artisti secondo la rivista Rolling Stone, eppure costantemente nel mirino di chi dubita dell’importante ruolo attribuito loro dalla critica.

Tocca prendere le parti della band per eccellenza. Non si tratta, in questo caso, di scatenare l’ennesimo polverone contro coloro che innalzano la centesima rock band con l’epiteto “nuovi Beatles”, bensì di intessere un’antitesi attorno a quelle voci fuori dal coro convinte sostenitrici di una “politica del ridimensionamento” della portata rivoluzionaria dei Fab Four. Una “corrente di pensiero”, questa, fieramente sostenuta specialmente da chi si diletta ad esprimere giudizi critici appoggiandosi alle cedevoli basi di una cultura musicale ancora acerba.

Le pagine social della community rock sono la sconfinata casa di una vastissima famiglia, ma spesso e volentieri si trasformano in arene deputate al dibattito, dove opinioni diverse si confrontano e scontrano tra loro. Sono queste le occasioni privilegiate in cui molti utenti web spesso esprimono le proprie riserve andando contro il senso comune. Tra le band e gli artisti più nominati, sul podio sale anche il celebre quartetto di Liverpool. Ed ecco che i Beatles diventano – non sempre, certo – una boy band per adolescenti impazzite che non suona musica rock, per di più non così eccezionale come pensa la massa ed esaltata solo perché sono stati i primi. In poche parole: la band più sopravvalutata di sempre.

In poco meno di dieci anni (1962-1970) John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr (Richard Henry Starkey), abbandonando lo status di boy band e assumendo quello di leggende, hanno scritto un capitolo fondamentale della popular music. Nati nella cornice di un intuitivo compromesso fra rock e pop, in una culla intrecciata con le armonie vocali degli Everly Brothers  ed il repertorio Rock’n’Roll degli idoli d’oltreoceano, i Beatles crescono nel segno della sperimentazione e dell’innovazione; in un clima d’avanguardia che fa della musica elettroacustica il proprio punto di forza. Introducono effetti inediti ricavati sfruttando la novità del registratore a nastro elettromagnetico, e melodie diverse che godono di un’enorme varietà di strumenti, anche avvicinandosi alla musica colta (Eleanor Rigby vanta il suono limpido di un ottetto d’archi), intraprendendo un percorso che li porterà a compiere i primi passi in territori sconosciuti o poco vagliati. I Beatles, inoltre, contribuiscono a delineare l’immagine della band moderna, impersonando l’emblema della coesione di gruppo e consolidando la formazione già proposta da band strumentali come Ventures e Shadows: due chitarre, basso e batteria.

Shakespeare è il genio innovatore che trae dalle novelle italiane l’ispirazione per dare vita ai propri capolavori, ma i “connazionali” Beatles non sono da meno e, con un simile procedimento, riciclano una forma di canzone nata almeno mezzo secolo prima (schema CB tipico nella produzione di Tin Pan Alley [1]) e poi scarsamente tenuta in considerazione, per dare vita ad un vero e proprio meccanismo del piacere uditivo, che spinge a “rimettere la puntina all’inizio del solco”.

Partendo dalla grande abilità compositiva della coppia Lennon-McCartney, passando per il genio in divenire di Harrison – autore di quella che Sinatra ha definito “la più grande canzone d’amore degli ultimi cinquant’anni”: Something –, giungendo a Ringo Starr che da molti è ritenuto l’inventore della batteria moderna, i Beatles si sono guadagnati un successo del tutto meritato.

“Si inventano delle cose che nessuno aveva mai tentato prima di allora.” – afferma Bob Dylan riferendosi ai Beatles, conosciuti nel 1964 durante la loro tournée negli Stati Uniti – “Usavano accordi assurdi, è vero, ma con le loro armonie ci stavano benissimo”. Un incontro che segnò un’importante svolta per i Fab Four i quali, oltre a scoprire la marijuana, furono indirizzati da Dylan (primo e, fino ad ora, unico musicista vincitore del nobel per la letteratura) ad “ascoltare le parole”. Da quel momento il vecchio stile alla Tin Pan Alley viene parzialmente abbandonato a vantaggio della composizione di comedy songs [2] – canzoni che raccontano brevi storie (Norwegian Wood, ne è un esempio) – intrapresa a partire dall’album Rubber Soul (1965). Un enorme salto, questo, verso la creazione di canzoni meno spensierate.

Da un esordio indubitabilmente all’insegna della commercialità, segnato da successi come From Me To You e I Want To Hold Your Hand, i Beatles si evolvono nel segno della musica psichedelica, giungendo al culmine della loro carriera con la produzione di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967), il primo esempio maturo di rock psichedelico inglese (al numero uno della classifica dei 500 migliori album secondo la rivista Rolling Stone), nonché primo album nella storia della popular music ad essere creato come l’opera. Passando per il rock sperimentale, dando sfogo alla vena creativa che li porta a comporre le prime canzoni hard rock (Revolution) e proto-metal (Helter Skelter), con Abbey Road (1969) i Beatles si presentano nei panni del primo gruppo di rock progressivo – come afferma Franco Fabbri [3] in uno dei suoi saggi – incidendo alcune tracce completamente anticonvenzionali e dal sound inedito come I Want You (She’s So Heavy). È grazie ad un tale bagaglio di sperimentazioni che i Beatles ispireranno non solo gruppi contemporanei e successivi, ma anche mode, costumi e la pop art.

“I Beatles hanno inaugurato una nuova era.” afferma inoltre Bob Dylan, e a confermarlo sono studiosi e critici musicali di tutto il mondo.

The Beatles: la band più sopravvalutata di sempre? A voi le conclusioni!

Linda Vassallo

Note

[1] Tin Pan Alley è il nome dato all’industria musicale newyotkese, utilizzato poi per indicare una determinata tipologia di canzone a carattere di recitativo.

[2] Canzoni basate sulla narrazione di brevi storie.

[3] Franco Fabbri, musicista (con gli Stormy Six) e musicologo, ha insegnato materie collegate alla storia, all’estetica e all’economia della popular music all’università di Torino, Genova e Milano. È stato presidente della International Association for the Study of Popular Music.

Bibliografia

FABBRI F., Around The Clock – Una breve storia della popular music, Da Agostini Libri S.p.A, Novara, 2016.

FABBRI F., Il suono in cui viviamo – Saggi sulla popular music, Il Saggiatore, Milano, 2008.

ZANETTI F., Il libro bianco dei Beatles – La storia e le storie di tutte le canzoni, Giunti Editore, Firenze, 2012.

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