Geologia

Analisi Morfodinamica del Torrente Vobbia

on
February 8, 2019

In questo articolo vi espongo quello che è stato il mio lavoro di tesi in collaborazione di altri due miei compagni di corso, Marco Ninivaggi e Simone Ferrari, per la prova finale del Corso di specializzazione post Diploma di Tecnico Superiore specializzato in costruzioni in ambito portuale, costiero, fluviale e lacustre presso L’accademia della Marina Mercantile di Genova ed il CGGE.  Questa relazione è stata redatta allo scopo di analizzare in maniera approfondita le problematiche del Torrente Vobbia, in particolare il tratto all’altezza della località di Vobbietta, sita in comune di Isola del Cantone. Infatti a partire dal 2002 i comuni di Vobbia e Isola del Cantone avevano ripetutamente segnalato alla ex Provincia di Genova (oggi Città Metropolitana) forti sovralluvionamenti sull’alveo del torrente Vobbia, con conseguente incremento della pericolosità idraulica per l’abitato di Vobbietta, dovuto alla scarsa differenza di quota tra il piano di campagna dell’abitato e il fondo dell’alveo.

Scopo del lavoro è proprio quello di fornire un’analisi conoscitiva riguardo al trasporto solido ed ai fenomeni morfodinamici in atto nel Torrente Vobbia, finalizzata all’individuazione delle opere necessarie alla mitigazione del rischio idraulico presente. Il lavoro svolto è consistito principalmente in 3 diverse tipologie di analisi:

– Morfologica

– Geologica

– Sedimentologica

 Morfologia

 

In questo passaggio abbiamo eseguito le analisi riguardanti le variazioni morfologiche (sponde, isole, piane ecc) condotte ad una scala di dettaglio 1:5000 – 1:1000, in una scala temporale riferita agli ultimi 15 anni, la quale è ritenuta la scala migliore per definire le tendenze attuali di un corso d’acqua, correlata con una breve analisi sulla consistenza dei sedimenti tramite la fotointerpretazione.

Per semplificare l’analisi delle variazioni morfologiche abbiamo penato di fare una prima distinzione suddividendo il sottobacino del Vobbia in due macro aree (Fig1): la prima che comprende la parte di bacino a monte della confluenza tra il T. Fabio e il T. Vallenzona (compreso un piccolo tratto del T. Vobbia a valle della confluenza), la seconda comprende la porzione di bacino di valle fino alla diga di Vobbietta.

Fig1.suddivisione in macro aree

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il bacino di monte i corsi d’acqua presentano prevalentemente un alveo poco inciso e di sezione larga, in particolare il T. Vobbia e il T. Vallenzona che in alcuni punti superano i 90 metri di larghezza. Il grado di confinamento è complessivamente elevato.

Inoltre è grazie al utilizzo di foto satellitari è stato possibile vedere come l’alveo si sia modificato durante l’arco di soli 15 anni. (Fig.2)

Nei corsi d’acqua esaminati i fenomeni erosivi risultano localizzati, mentre la sedimentazione risulta prevalente, quest’ultimo fenomeno è stato riscontrato in seguito ai rilevamenti topografici effettuati in alveo nei diversi anni. L’analisi morfologica effettuata mette in evidenza la prevalenza di un regime torrentizio in corrispondenza dell’abitato di Vobbia. Proprio la forte erosione di isole e terrazze, che si trovano per la gran parte nel T. Vallenzona, è una concausa dell’aumento di materiale poco più a valle.

Nella parte di bacino più a valle, fatta eccezione per il R. Lavaggio sono presenti degli affluenti di importanza minore e trascurabili almeno per quanto riguarda questo studio. Il Torrente Vobbia ha un andamento abbastanza sinusoidale e presenta un alveo più inciso, di larghezze non superiori ai 50 metri.

In questa parte del bacino l’alveo del T. Vobbia si presenta incassato per gran parte del suo corso, infatti isole e terrazze sono quasi del tutto assenti. I processi di erosione spondale risultano più frequenti rispetto alla parte di bacino a monte, ma comunque sempre in termini trascurabili.

Geologia

Litologia

Come si può notare dalla carta litologica elaborata con GIS la zona d’interesse è principalmente caratterizzata da “conglomerati di Savignone (SAV)” e “Calcari marnosi di monte Antola”.

Conglomerato di Savignone

Questa formazione è presente con affioramenti molto estesi solamente nella parte occidentale del territorio in esame e, precisamente, sulla destra orografica del Torrente Vobbia, sulle pendici del M. Cravì e nella zona del Castello della Pietra. La formazione poggia in discordanza sul substrato preoligocenico e il contatto con i calcari marnosi è marcato da una netta variazione della morfologia dei versanti.

Calcari marnosi di Monte Antola

Formazione che presenta caratteri marcati di natura flyschoide e che, pertanto, risulta costituita da sequenze di vari litotipi, correlati alla sedimentazione gradata delle correnti turbiditiche.

I Calcari del Monte Antola rappresentano, come già detto, la facies di maggiore estensione del contesto esaminato. Affiorano e subaffiorano su quasi tutto il territorio e sono ricoperti da una debole-media coltre eluviale su tutta l’area: assumono giaciture alquanto varie, sia in zone ristrette che in aree in grande scala.

Come già anticipato, la parte calcarea-calcarenitica della formazione è caratterizzata da una buona compattezza.

Gli strati calcarei presentano ripiegamenti dovuti a reazioni diverse alle sollecitazioni tettoniche. Si avranno in questo modo comportamenti di tipo plastico, accompagnati da brecciazioni e ridotte fratturazioni e comportamenti di tipo rigido, evidenziati da fratturazioni prevalentemente ortogonali alla direzione di strato e da fenomeni di scivolamento delle parti più rigide su quelle più argillose e quindi più plastiche.

La componente argillosa, che è predominante in questa facies, rappresenta lo strato di scollamento e scivolamento per le sovrastanti bancate calcaree, che con il loro movimento causano fenomeni franosi di diversa scala.

Acclività

La carta delle acclività è un elaborato che evidenzia le particolarità della morfologia di un territorio ponendo in risalto la giacitura di elementi morfologici elementari che risaltano ed emergono nel contesto di un versante.

Le pendenze consentono una lettura delle caratteristiche morfologiche di un territorio con immediatezza e sommando tale parametro fisico alla litologia e agli spessori di alterazione, danno la possibilità di discriminare il tipo di destinazione d’uso di un versante e le eventuali cautele sia nell’utilizzazione edilizia che infrastrutturale.

Nella carta dell’acclività le singole classi sono individuate per mezzo di procedure grafiche, ormai validate, che prevedono l’utilizzo di carte vettoriali digitalizzate ed implementate sul GIS.

Le classi di acclività normalmente individuate con un criterio che tiene conto: dello sviluppo altimetrico dei versanti, della loro morfologia, della prevalenza di elementi caratteristici in affioramento, della geologia delle coperture superficiali, in questo caso ripropongono i valori percentuali.

Sulla carta il colore individua la classe di acclività espressa in gradi di appartenenza.

Analisi Sedimentologica

L’analisi sedimentologica consiste nello studio granulometrico, condotto al fine di caratterizzare la composizione granulometrica dei sedimenti superficiali presenti all’ interno del alveo attivo nel tratto di affluenza del Vallenzona e del Rio Cascè. Successivamente questi dati vengono utilizzati per analizzare la portata formativa.

I metodi di campionamento granulometrico dei sedimenti in alveo si dividono in:

  1. Campionamento a griglia;
  2. Campionamento volumetrico;
  3. Campionamento areale.

In ognuna delle precedenti metodologie le particelle raccolte nel campionamento vengono analizzate in base:

– Alla frequenza numerale;

– Alla frequenza ponderale.

Il campionamento areale è il metodo che abbiamo scelto di utilizzare per lo studio.

Il campionamento areale prevede la raccolta di tutti i sedimenti superficiali esposti su un’area predeterminata (1 m2). Successivamente vengono misurati uno ad uno (avete capito bene!!!) i diametri massimi dei ciottoli superficiali per ricavarne una media.

Successivamente abbiamo effettuato diversi calcoli matematici per trovare il valore della porta del torrente per poi plottarne il grafico.

Conclusioni

Sebbene sia stato molto sintetico in questo articolo, lo studio ci ha permesso di raggiungere delle conclusioni.

Per fronteggiare le diverse problematiche che coinvolgono le due località di Vobbietta e Vobbia sono stati effettuati diversi interventi mitigatori, dei quali la maggior parte è consistita in asportazioni e movimentazioni di materiale. Sebbene siano da privilegiare gli interventi di movimentazione piuttosto che quelli di asportazione, nel caso di Vobbietta, considerata l’impossibilità del corso d’acqua di prendersi in carico il materiale depositato a monte della diga, si è optato più volte per interventi di asportazione. L’asportazione ha però un grosso problema, sebbene il materiale presenti ottime caratteristiche per il riutilizzo sulle spiagge, la posizione geografica del sito e la conseguente grande distanza dalla costa genovese ne scoraggia il riutilizzo, rendendo quindi l’operazione poco interessante per i comuni.

Per una risoluzione dei problemi sarebbero necessari degli interventi molto imponenti e incisivi, innanzitutto bisognerebbe ripristinare le condizioni iniziali di progetto asportando il materiale in eccesso presente all’altezza della località di Vobbietta, abbassando la quota del fondo dell’alveo di 1,20 m (materiale in eccesso rilevato dall’asta idrometrica). In seguito bisognerebbe prevedere un programma di manutenzione che consenta di mantenere il livello dei sedimenti costante tramite l’asportazione annuale di almeno il 10% del volume precedentemente calcolato con il metodo della portata formativa, che è pari a circa 1000 mc.

Kunalan Dinesh

 

 

 

 

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