Racconti

Il tesoro del Reich

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February 20, 2019

Savona 8 maggio 1945

Per atroce beffa del destino decine di ignari passanti che la guerra aveva risparmiato perivano qui nel crollo provocato dallo scoppio di materie esplosive.

Davanti al tribunale di Dio segniamo anche questi morti sul conto dei pazzi criminali che vollero la guerra.

Matteo era felice. Durante quel giovedì 25 aprile 1945 era sceso per le strade piene di gente e di bandiere a fianco del suo papà. Urlava e rideva, sventolando la bandiera tricolore. Operai, casalinghe, ricchi e poveri, nessuna distinzione. Tutta la città era preda di una gioia incontenibile.

Mentre percorreva le vie del centro, notò le entrate dei bunker antiaereo. Era contento di non doverci più andare. L’ultima volta, l’avevano fatto sedere vicino ad una signora vecchia e puzzolente e non era riuscivo a portarsi via nemmeno la sua amata macchinina rossa. La vecchia aveva uno scialle talmente logoro che Matteo si chiedeva il perché l’anziana continuasse a portarsi dietro quello straccio. E non aveva mai capito se l’odore proveniva dal tessuto o dalla padrona.

Ora il papà gli aveva detto che negli stanzoni sotto terra non ci sarebbero più dovuti andare, gli aerei  non avrebbero più oscurato il cielo e che lui poteva di nuovo tornare a giocare.

Prima di quel 25 aprile, la mamma piangeva ogni mattina. Il padre si alzava prima di tutti e non poteva assistere alla scena, ma in cuor suo sapeva come andavano le cose a casa. Matteo la sentiva dalla sua stanza e la vedeva appena entrava in cucina. Alle volte si asciugava velocemente gli occhi col grembiule, altre volte lasciava scendere libere le lacrime. Ma ora sul volto della mamma Matteo scorgeva un sorriso vivo. Camminava al loro fianco, un passo indietro al marito.

In ogni angolo di via si leggevano manifesti: la guerra era finita, i tedeschi avevano lasciato la città. Tutti erano liberi, niente più bombe.

Matteo anche se gioioso, era comunque confuso, frastornato da tutto quel cambiamento.

Aveva imparato a vivere con la guerra. Il rombo degli aerei, il razionamento, il coprifuoco erano entrati nel suo vivere quotidiano. Ora, il mondo che si andava a delineare dopo la pace gli era nuovo. Niente più armi, rombi di motore, spari. Nessun militare in giro per le strade e le piazze.

La città era un brulicare di uomini e donne, giovani e vecchi. Mai vista così tanta gente per le strade. E quanta gente anche sui balconi! Tutti a urlare, cantare e sventolare qualsiasi cosa. C’era chi lanciava fiori dal terrazzo, chi salutava sconosciuti e amici. C’erano proprio tutti. Erano perfino arrivati i partigiani, scesi dalle loro montagne. Il padre aveva parlato a Matteo di quei giovani, ma non aveva mai voluto scendere nei dettagli. Alcuni dicevano che erano criminali, altri li proteggevano e aiutavano di nascosto.  Ora, li guardava con ammirazione e una lacrima gli rigò il viso. Matteo era talmente preso dal tumulto che lo circondava da non accorgersi della scena. Si voltò nello stesso istante in cui il padre si passava la manica della giacca sugli occhi.

Nonostante il periodo difficile, gli piaceva quell’aria di festa. Ora, dopo tanti mesi,  poteva uscire a giocare coi suoi amici liberamente e forse, avrebbe di nuovo mangiato la cioccolata.

Un giorno, prese la bicicletta e andò nella piazzetta dove era solito ritrovarsi coi suoi amici. Li ritrovò tutti, senza che si fossero dati alcun tipo di appuntamento. E come potevano? Pietro, Giulio, Andrea e Alessio. Tutti e quattro seduti sul muretto. Era tornata anche Anna, la figlia del medico. Dicevano che era partita per la Svizzera e che fosse ritornata a casa dopo la liberazione. Iniziarono subito a giocare a palla e ogni tanto qualcuno si fermava per osservarli, con il volto sorridente. I negozi riaprivano e i banchi del mercato ricominciarono ad essere ricchi di profumi e colori. La gente ricominciò a passeggiare per le strade, i quartieri ripresero vita. E i bambini scesero di nuovo in strada. La città riprese quella vita interrotta dalla guerra, anche se qualcosa era irrimediabilmente cambiato.

Era un pomeriggio di inizio maggio quando, arrivato in piazzetta, Matteo trovò tutti i suoi amici  in cerchio: al centro aldila delle teste, si alzavano animatamente delle braccia.  Papà gli aveva regalato un paio di scarpe nuove, per festeggiare il compleanno in anticipo e il ragazzo non vedeva l’ora di mostrare il suo tesoro prezioso. Entrò subito nel gruppo e trovò Giulio al centro. Figlio di un macellaio, era il più grande di tutti e si spacciava per quello che ne sapeva di più. Stava raccontando qualcosa, dimenando le braccia in aria e sgranando gli occhi. Matteo si avvicinò per ascoltare meglio, senza interromperlo.

<< I tedeschi sono andati via…>> diceva il ragazzone <<… ma si sono dimenticati di portare via anche il tesoro!>>

<<Quale tesoro?>> chiese Alessio.

<< Che tesoro? Ma il tesoro del Reich! L’hanno nascosto in una grotta intorno alla città. Nella fretta di tornarsene a casa, se lo sono dimenticato. Mio cugino ne parlava l’altra sera con dei suoi amici, non sapendo che io ero dietro la porta e che sentivo tutto.>> Disse ancora Giulio.

<< E non torneranno a prenderlo? >> esordì Anna. Essendo l’unica femmina del gruppo, era sempre messa da parte nei discorsi.

Alla parola tesoro, a Matteo iniziarono a brillare gli occhi e la fantasia da bambino galoppò: chissà quale tesoro hanno lasciato i tedeschi…magari se lo trovo e lo porto a casa, papà sarà contento.

<< Andiamo a cercarlo!>> Urlò Matteo, preso dai suoi pensieri. Forse parlò con un po’ troppo entusiasmo. Ma Giulio non aspettava altro. Pietro e Alessio erano i più titubanti, ma alla fine cedettero alle loro pressioni. Decisero che avrebbero iniziato le ricerche per il misterioso tesoro già dal giorno stesso e che avrebbero spartito il bottino in parti uguali. Fecero però un patto: non avrebbero detto nulla ai genitori e agli amici di quartiere. Doveva essere una cosa solo loro. Ma da dove iniziare la ricerca?

<< Allora, ho sentito che il bottino è nascosto in una grotta sul mare>> precisò Giulio. Allora i ragazzi iniziarono a pensare a dei posti dove c’erano delle grotte sul mare. A Savona non era facile, visto che era una cittadina adagiata sulla costa.

Ad un certo punto Alessio, colto dal genio, esclamò <<Hei! Ho trovato! Io e il nonno andiamo a pescare sotto la galleria Valloria e lì si dice che ci siano delle grotte!>>

Tutti si congratularono con Alessio per essersi ricordato del luogo, ma ormai era troppo tardi. Si stava facendo buio e dovevano rimandare l’escursione al giorno dopo.   Quella sera Matteo era talmente elettrizzato per la storia del tesoro che si era pure dimenticato di mostrare le sue scarpette nuove.

Fu così che, il pomeriggio dopo, subito dopo pranzo i ragazzi si ritrovarono come sempre nella piazzetta. Inforcate le biciclette, si avviarono verso la galleria. Pietro, impaurito da qualsiasi cosa legata ai tedeschi, non si era fatto vivo.

Il posto era poco fuori città e il tunnel delimitava il confine immaginario con la vicina cittadina, Albisola. I ragazzi si meravigliarono quando sul posto trovarono altri ragazzi e adulti intenti a cercare. La storia del tesoro dei tedeschi non era poi così segreta come Pietro voleva fargli credere. Era una giornata calda, col sole che rifletteva i suoi raggi sul mare piatto come una tavola. La guerra sembrava davvero storia passata.

La compagnia lasciò le biciclette proprio all’ingresso del tunnel, adagiandole contro dei cespugli e i ragazzi iniziarono la perlustrazione. Evitarono di andare dove c’erano già altri “esploratori”, intanto la galleria era piena di fori e insenature.

In una di queste, buia e semi nascosta non c’era nessuno.

L’ingresso era piccolo, alto a malapena un metro e parecchio stretto. L’oscurità avvolgeva il tutto. Matteo corse dalla bicicletta a prendere la candela e il fiammifero che si era portato dietro, rubandolo dal cassetto della nonna. Ma lui non aveva il coraggio di entrare lì dentro.

<< Allora, chi entra?>> chiese con autorità Giulio. Ovviamente, essendo il più grande, si riteneva di conseguenza il capo del gruppo. Nessuno ci faceva più caso ormai.

<< Vado io!>> esordì Alessio quasi strappando la candela dalle mani di Matteo. Gli altri ragazzi si guardarono, contenti che qualcuno aveva preso l’iniziativa, evitando così di tirare a sorte. Ovviamente Alessio voleva farsi notare agli occhi di Anna. Era cotto di lei, ma troppo timido e impacciato per farglielo notare.

La curiosità per il mistero era palese. Quella grotta poteva contenere veramente il tesoro?

Non passò molto tempo che Alessio riemerse dall’ombra, tutto sporco di polvere.

<< Allora? Cos’hai trovato?>> chiesero all’unisono i compagni.

<< Ragazzi non ci crederete…>> esclamò Alessio, ancora ansimante per la perlustrazione << Non ne sono sicuro…ma forse l’abbiamo trovato!>>

Un sorriso trionfante si stampò sul volto di tutti. Ma non potevano festeggiare troppo rumorosamente, altri erano alla ricerca del tesoro e se avessero rivelato la posizione, certo glielo avrebbero rubato.

Ma la magia venne interrotta poco dopo da Giulio <<Come facciamo a sapere che l’hai veramente trovato?>> In effetti, non aveva tutti i torti.

Alessio frugò così nella tasca  dei pantaloni lisi e tirò fuori il pugno chiuso. Appena lo aprì, i proiettili iniziarono a brillare sotto i raggi che filtravano dalle bocche della galleria. Erano intatti, lucidissimi e pronti per essere messi in un fucile.

<< Ecco ragazzi…e questa non è che una minima parte del tesoro.>>

Alla vista di quei proiettili, Matteo si rabbuiò, nonostante la gioia iniziale. Pensava ad un vero tesoro, con monete e gioielli. E non ad armi e munizioni. Cercò di esporre la sua delusione al resto della combriccola, ma Anna lo stupì con una risposta pronta. << Potremmo vendere tutto quello che troviamo. Posso chiedere aiuto a mio fratello più grande e ci potremmo dividere il ricavato.>>

Anna, anche se l’unica donna, era la più sveglia del gruppo. Parlava poco, ma quando apriva bocca era sempre per esordire con qualcosa di geniale.

L’idea della ragazza venne approvata all’unisono e così  il gruppetto si mise d’accordo per vedersi l’indomani con zaini e torce, in modo da caricare il più possibile e andarlo a vendere.  Ovviamente, per non dare nell’occhio, si sarebbero dovuti vedere al mattino presto.

Quella sera, tornato a casa, Matteo preparò tutto il necessario per la spedizione dell’indomani. Si era fatto dare uno di quei proiettili da Alessio e l’aveva sbadatamente appoggiato sul comò, dimenticandosene poi andando a cena. Tornato in camera, trovò il padre seduto sul suo letto. In mano teneva quell’oggetto così piccolo ma così pericoloso e se lo passava tra le dita callose.

<< E questo?>> chiese << Matteo, dove hai preso questo?>>

Il ragazzo non sapeva cosa rispondere. Sapeva che suo papà era contrario alla guerra, alle armi e alle divise. Voleva dire la verità ma, se l’avesse detta, avrebbe messo in difficoltà gli altri. Optò per una mezza verità.

<< L’ho trovato papà…giocando con gli altri.>>

L’uomo rimase in silenzio per alcuni istanti, scrutando lo sguardo del figlio. <<E dove…esattamente?>>

Marco sudava freddo.<< In giro, non ricordo bene dove >>.

Il padre sospirò << Matteo, non raccogliere più oggetti del genere per strada. Sono pericolosi, potrebbero farti male. Dovresti saperlo. Ormai sei grande, hai visto cosa possono fare questi oggetti.>> Non lasciò il tempo a Marco di replicare che era già uscito dalla stanza, il proiettile che scendeva nella tasca della camicia.

Quella notte, Matteo non riuscì a dormire. Le parole del padre gli continuavano a rimbombare nella testa. Sapeva che, se il piano di Anna fosse andato a buon fine, avrebbe portato i soldi necessari per rimettere a posto la casa dopo i bombardamenti e avrebbe potuto aiutare la mamma a fare la spesa. Sapeva che i proiettili erano pericolosi, ma la voglia di aiutare i suoi genitori a ricominciare era tanta. Nell’incoscienza della sua giovinezza, si girò dall’altra parte e decise di presentarsi comunque all’appuntamento coi suoi amici.

Era un mercoledì mattina, precisamente l’8 maggio 1945, Matteo si era già avviato verso la galleria, con lo zaino sulle spalle pronto a recuperare quel tesoro nascosto.

Il sole era tiepido, il cielo limpido. Gli altri erano già arrivati e lo stavano aspettando.

Erano soli davanti all’ingresso della galleria, nessun altro cercatore in vista. Iniziarono così ad avviarsi in fila indiana verso l’entrata della grotta segreta. Una volta lì, decisero che sarebbe entrato prima Alessio, poi Giulio, Anna e a chiudere Matteo. Il cunicolo era basso e stretto, ma poco dopo si allargava ad altezza d’uomo. Con le torce, il buio iniziale si diradò e il cunicolo prese forma: alle pareti si potevano  vedere i segni lasciati dai picconi. Il terreno era battuto e pulito. Dopo pochi minuti di cammino, la colonna si arrestò: la galleria terminava in una stanza interna interamente scavata nel cuore della galleria. Ciò che si trovarono davanti aveva dell’incredibile.

Nella fuga generale, i tedeschi avevano deciso di nascondere esplosivi e munizioni dentro le grotte della galleria Valloria. Ne avevano scavato a decine, solo che molte erano già state razziate appena finita la guerra. I ragazzi si ritrovarono davanti una montagna di armi, munizioni, casse di legno e sacchi militari. Avevano trovato il famoso tesoro del Reich. I ragazzi si resero subito conto che non sarebbero mai riusciti a trasportare tutto quel tesoro coi loro piccoli zaini. Le casse arrivavano fino a toccare il soffitto, e più roba spostavano, più ne usciva fuori. Trovarono perfino una scatola di latte in polvere, della cioccolata e del tabacco. Tutto era contrassegnato da delle scritte, ma erano in tedesco e nessuno sapeva leggerlo. Matteo aveva il cuore a mille. Si stava già immaginando la faccia della mamma alla vista delle monete che avrebbe portato a casa vendendo tutto.

Non potendo portare via tutto in una sola volta, la compagnia  iniziò a caricare il possibile, convinti che il bottino avrebbe fruttato una bella somma. Magari sarebbero ritornati per un secondo giro nei giorni seguenti.

Si ritrovarono a maneggiare un vero e proprio armamentario bellico, noncuranti del pericolo che correvano. Giulio decise di accendere alcune candele che aveva portato. Era riuscito a rubare da casa l’accendino dello zio, che era molto più comodo dei fiammiferi. Le posizionò negli angoli della grotta, davanti all’unica via di accesso, sopra qualche cassa di legno. La caverna si rischiarò sempre di più.

Alessio posò lo zaino vicino ad una cassa e decise di aiutare Giulio. Prese alcune candele e chiese all’amico l’accendino.

Nel passaggio tra i due, qualcosa andò storto. Il piccolo oggetto di metallo, con la fiamma ancora viva, cadde per terra, in mezzo al tesoro del Reich.

Un fragore fece vibrare i vetri di tutta Savona e della vicina Albisola.

Erano le dieci e trenta del mattino quando la galleria del Valloria crollò, portandosi dietro una parte del promontorio che la sovrastava.

Oltre ai giovani Matteo, Alessio, Giulio e Anna, rimasero uccisi nell’esplosione altre 55 persone. 29 furono i dispersi.

Il tesoro del Reich, scovato da Matteo e dai suoi giovani amici, comprendeva circa duemila tonnellate di esplosivi e altro materiale bellico, nascosto tra le varie grotte della galleria. I giovani non avevano scoperto che una delle tante insenature artificiali scavate dai tedeschi.

Tutti i savonesi pensavano che, con la fine della guerra, sarebbero cessate tutte le atrocità ad essa collegate. Invece, al termine del conflitto che sconvolse l’Italia e l’Europa intera, altre vite furono strappate.

Il padre di Matteo, appena apprese che il figlio si trovava sotto la montagna crollata, assieme ad altri genitori e parenti, si mise a scavare giorno e notte. Smossero tutti i detriti possibili nella speranza di ritrovare i loro cari, o quel che restava di loro.

Anni dopo, durante i lavori per la costruzione della nuova galleria, vennero rinvenuti ancora dei resti di una giovane vittima. Un’atroce beffa del destino.

Beatrice Citron

Illustrazioni di Tommaso DebernardisChiara Costa

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