Blitzkrieg

Ironclad: le navi corazzate della Guerra Civile Americana (Parte 1)

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February 27, 2019

La nascita della  C. S. Navy

Il 21 febbraio 1861 nasceva la Confederate States Navy, la marina degli Stati Confederati d’America. A capo del Ministero della Marina venne posto Stephen Russell Mallory, originario della Florida, al quale spettò il gravoso compito di risolvere il problema più delicato della marina sudista: la sua quasi totale inesistenza[1].

Stephen Russell Mallory

A pochi mesi dall’inizio della guerra la C. S. Navy disponeva più di comandanti che di naviglio. Dalla parte della Confederazione si erano schierate circa 321 persone della U. S. Navy, tra ufficiali e marinai, che avevano presentato a quest’ultima le proprie dimissioni al momento della secessione dei rispettivi Stati; proprio come stavano facendo altri numerosi esponenti dell’esercito, tra i quali il Generale Robert E. Lee, originario della Virginia, che ne è forse l’esempio più illustre. Mentre coloro che scelsero di rimanere a combattere per lo Stato Federale, nonostante avessero origini sudiste, furono circa 126 ufficiali della marina, tra i quali spiccava la figura del Capitano Farragut[2].

Diventa quindi evidente il grave svantaggio marittimo e militare della neonata Confederazione, che si stava lanciando in un’impresa colossale, quanto suicida, dichiarando guerra a quella potenza militare che erano gli Stati Uniti e questo senza disporre di un efficiente sistema industriale con cui eguagliarli. Dal punto di vista marittimo occorreva un vero e proprio miracolo, perché dal dominio dei mari sarebbe dipeso l’esito del conflitto e questo era ben risaputo da entrambi gli schieramenti.

Sulle spalle del Ministro Russel Mallory gravava quindi il peso di una responsabilità enorme, dal momento che con le sue sole capacità e disponendo di mezzi limitati, doveva realizzare la flotta e la strategia con cui combattere quel gigantesco avversario che era la U. S. Navy.

La Strategia di Mallory

Abramo Lincoln

L’industria del Sud non era pronta per la guerra e l’Unione, oltre a dominare sul piano industriale, aveva già cominciato a colpirla nei suoi punti più deboli.

Il 19 e 27 Aprile 1861, il Presidente Lincoln sferrò uno dei suoi colpi più duri ordinando alla U.S.Navy di realizzare un blocco navale col quale arrestare i commerci sudisti con l’Europa, incrementando così la moltitudine di sfide che avrebbe dovuto affrontare la C.S.Navy, riassumibili nei cinque punti seguenti[3]:

  1. difendere le coste e le città sul mare;
  2. difendere i fiumi;
  3. attaccare la flotta nemica per ridurne la forza offensiva e rendere inefficace il blocco navale unionista;
  4. muovere azioni offensive contro il traffico mercantile nemico;
  1. dare nuovo sviluppo al proprio commercio.

Considerato che la Confederazione non disponeva di una vera e propria marina militare, superare questi ostacoli avrebbe richiesto ingenti quantità di tempo, risorse e ingegno; quest’ultimo provenne in particolare modo dal Ministro della marina Stephene Russel Mallory, che grazie al suo carattere pacato, diligente e di larghe vedute permise alla C. S. Navy di poter competere sui mari.

Fregata USS Cumberland,. Verrà affondata dai sudisti nella battaglia di Hampton Roads.

Quella adottata da Mallory fu una soluzione pratica, basata sul colpire la marina avversaria, abbatterla e sottrargli (o quanto meno ridurgli) il controllo del mare. Impresa che la C. S. Navy non sarebbe mai riuscita a compiere affidandosi alle vecchie regole. Realizzare una marina numerosa, composta dalle tradizionali navi di legno, era impossibile visti i lunghi mesi che occorrevano per costruire ogni singola nave e data anche la scarsità di cantieri navali, che per tutta la durata del conflitto non furono mai più di due: Pensacola e Norfolk.

Divenne necessario battere la quantità della U. S. Navy con la qualità, pertanto Mallory si adoperò per concepire una strategia oltremodo eccellente fondata sulle seguenti innovazioni[4]:

  1. le navi corazzate;
  2. la guerra di corsa;
  3. l’insidia subacquea.

Della guerra di Corsa e Subacquea parlerò approfonditamente nelle prossime pubblicazioni, l’intento di questo articolo è quello di soffermarmi sul contributo delle Navi Corazzate della C.S.Navy, le quali vantano una storia dalle molteplici sfumature.

Breve storia delle navi corazzate

L’ambizione di realizzare navi protette da corazze è molto più antica di quello che si pensa. Già nel IVsec. a.C. le popolazioni elleniche avevano ideato le navi “catafratte”, ossia imbarcazioni munite di scudi metallici e piastre (in legno, bronzo o cuoio) con cui difendere gli scafi dai colpi delle baliste e delle catapulte utilizzate negli scontri navali[5]. Tuttavia, tanto nell’età Ellenica, quanto in quella Romana e Medievale, le corazzate suscitarono scarso interesse, anche se questo non impedì la realizzazione di marchingegni interessanti quanto fantasiosi, come le “navi tartaruga”[6].

Possibile riproduzione di una Geobukseon coreana

Quest’ultime in realtà appartenevano già all’età Moderna e vennero impegnate dalla marina reale coreana durante la guerra del 1592-1598, contro il Giappone, ottenendo oltretutto un’importante vittoria. Nel loro complesso queste “navi tartaruga, dette geobukseon, erano

«galee a remi ricoperte da una tettoia in piastre di ferro e bronzo che poggiava su una robusta struttura in legno con numerose feritoie destinate all’impegno di 11 cannoni pesanti con cui unità erano armate. Le navi, che disponevano anche di rudimentali fumogeni attivati attraverso una mostruosa testa di drago prodiera (bizzarro mix di armi chimiche) si basavano su precedenti esperimenti cino-coreani risalenti al 1415 […][7]».

Nonostante l’eccezione coreana, in Europa le corazzate vennero drammaticamente ignorate e lo stesso sviluppo dell’ingegneria navale rimase limitato, favorendo la produzione di imbarcazioni veloci e facili da manovrare; e le corazzate di sicuro non lo erano.

Alla fine queste navi ottennero la loro occasione soltanto con la Rivoluzione Industriale e lo sviluppo della macchina a vapore[8], con la quale venne rivoluzionato il sistema dei trasporti in ogni suo ambito, compreso quello marittimo (Per approfondire questo aspetto potete leggere l’articolo “Robert Fulton: il genio che voleva cambiare il mondo”, nel quale descrivo le tecnologie introdotte dall’americano R. Fulton, come il battello a vapore e il sottomarino Nautilus, proposti a Napoleone Bonaparte per le sue campagne navali).

HMS Warrior, 1860.

Il primo paese che riuscì a realizzare una corazzata dalle valide prestazioni fu la Francia, con la fregata La Gloire; mentre la sua inevitabile concorrente fu la Royale Navy britannica, che l’anno successivo (1860) varò la corazzata Warrior. Due navi promettenti che mantenevano ancora la linea delle vecchie fregate, con una «abbondante attrezzatura velica ausiliaria e i cannoni disposti in batteria lungo le fiancate[9]». Il sistema di propulsione principale funzionava tramite un’elica posta a poppa[10].

Nonostante i loro progressi le corazzate europee necessitavano ancora di molto lavoro, mentre grandi novità vennero messe in atto dalla C. S. Navy e dalla U. S. Navy proprio durante la Guerra Civile Americana.

CSS Virginia: Il mostro

Quando Mallory divenne ministro il suo primo colpo di fortuna fu proprio l’inesistenza di una marina Confederata. Non disponendo di una forza marittima mancavano anche quelle antiquate concezioni della guerra navale e questo gli permise di realizzare un’entità completamente nuova e moderna[11]. Miracolo che non sarebbe stato possibile se si fosse affidato alle persone sbagliate.

John Mercer Brooke

Avvocato e politico di professione, Mallory non possedeva certo le conoscenze necessarie per progettare una nave, ma sapeva riconoscere le occasioni giuste quando le aveva davanti. Come quando nel 1854, in qualità di «presidente del Comitato senatoriale per gli Affari navali[12]», aveva approvato la realizzazione delle più moderne fregate ad elica per conto della flotta federale. Pertanto, quando dovette realizzare la C. S. Navy, fu subito consapevole che necessitava di aiuto e nominando come suo stretto collaboratore il comandante John Mercer Brooke compì la scelta giusta ancora una volta[13].

Autore dell’omonimo cannone per l’artiglieria navale, Brooke mostrò subito il suo consenso verso la strategia con cui Mallory mirava a sconfiggere la U. S. Navy: bisognava attaccare e le corazzate avrebbero costituito la loro punta di diamante.

La conferma di questa logica, elaborata da Mallory, la troviamo in una lettera che scrisse personalmente al capo del Comitato parlamentare sudista per la Marina l’8 Maggio 1861:

«Io considero il possesso di una nave corazzata come una necessità primaria

Una simile nave in questo momento può percorrere l’intera costa degli Stati Uniti, rendere vano ogni blocco, ed incontrare, con buone prospettive di vittoria, la loro intera flotta.

Se, per batterci con essi sul mare, noi seguiamo il loro esempio e costruiamo navi di legno, saremo costretti a produrne molte nello stesso tempo, perché una o due navi cadrebbero facilmente preda delle loro relativamente numerose fregate a vapore. Ma l’inferiorità numerica può essere compensata dalla invulnerabilità, e così non solo l’economia, ma anche la prospettiva del successo navale ci indicano la saggezza e l’opportunità di batterci con il ferro contro il legno…

Le battaglie navali tra fregate di legno così come esse vengono ora costruite ed armate risulteranno sicuramente imprese marittime disperate –semplici contese in cui il problema da risolvere non sarà quello di chi vincerà, ma di chi andrà a picco per primo.

Se il Comitato dovesse ritenere opportuno iniziare immediatamente la costruzione di una simile nave, non si dovrebbe perdere un solo momento[14]».

Come fece però la C. S. Navy a produrre le nuove unità corazzate, disponendo di uno scarso potenziale industriale?

A fornire gli strumenti necessari fu un evento di importanza vitale. Tra il 19 e il 20 Aprile i Confederati avevano sottratto all’Unione il cantiere navale di Norfolk, in Virginia, una delle strutture più importanti del paese.

Nonostante i nordisti fossero riusciti a distruggere alcuni magazzini e tredici navi, questa grassa preda aveva fruttato una notevole quantità di materiale bellico. Quasi duemila cannoni erano entrati in possesso dei sudisti e vennero impegnati per rafforzare i forti lungo le coste e le imbarcazioni[15].

Il vero tesoro tuttavia era costituito dal bacino di carenaggio, dalle officine e dal relitto della fregata USS Merimack, la quale venne adoperata per realizzare la prima corazzata della C. S. Navy.

Emanuele Bacigalupo 

Ariete Corazzato CSS Virginia      

Note

[1]R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, Einaudi, Torino, 1966, p. 305.

[2] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 296.

[3]R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 305.

[4]  R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 307.

[5] G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mar , Bologna, Odoya srl, 2014. cit. p.252.

[6] J. Glete, La Guerra sul Mare 1500-1650, il Mulino, cit. p.135. ISBN 978-88-15-27321-5

[7] G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. pp.252-253.

[8] G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p. 253.

 [9 ]G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.256.

[10] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 440.

[11] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 307.

[12] G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.257.

[13] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 305.

[14] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 308.309.

[15] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 306 – G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p. 260.

Bibliografia consigliata

  1. da Frè G., Storia delle Battaglie sul mare, da Salamina alle Falkland. Bologna,Odoya srl, 2014.
  2. Giorgerini, Storia della marina: da Trafalgar a Tshushima, Milano,Fabbri Editori, 1978.
  3. Giorgerini, Storia della marina: Profili, Milano,Fabbri Editori, 1978.
  4. Macintyre D.- Bathe Basil W.: Man of War: a history of the combat vessel, Gothenburg, Sweden, by Tre Tryckare, Cagner & Co., 1969.
  5. Luraghi R., Storia della guerra civile americana, Torino,Einaudi, 1966.
  6. Luraghi R., Marinai del Sud, Milano,Rizzoli Libri S.p.A., 1993.
  7. Luraghi, Storia della guerra civile americana, Rizzoli, Milano, 1994.
  8. Luraghi R. (a cura di), La Guerra Civile Americana; Bologna,Il Mulino, 1978.
  9. Luraghi R. (a cura di), La Guerra Civile Americana; Bologna,Il Mulino, 1978.
  10. Musciarelli L., Dizionario delle armi, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1971.
  11. Sabbatucci G. – Vidotto V., Il mondo contemporaneo. Dal 1848 a oggi, Roma-Bari, Laterza, 2008.
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3 Comments
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