Filosofia

Edgar Allan Poe

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February 28, 2019

L’uomo della folla

Il presente articolo cercherà, per quanto possibile, di trattare e di parlare di uno degli scrittori forse più affascinanti della letteratura americana, o per meglio dire, della letteratura mondiale: Edgar Allan Poe.

Prima di cominciare ritengo siano necessarie un paio di premesse: Ciò che verrà esposto qui è soprattutto frutto di riflessioni e interpretazioni personali sicuramente discutibili e opinabili da chi è addetto ai lavori. Il mio intento è soprattutto quello di stimolare la riflessione su alcune tematiche care all’autore e che mi hanno portato ad alcune, seppur acerbe, considerazioni tipiche. Inoltre ritengo possa essere utile, soprattutto per chi non ha molta confidenza con questo scrittore, qualche notizia di carattere puramente “didattico”, in modo da fornire alcuni strumenti nel caso il lettore decidesse di cimentarsi nella lettura di queste opere.

Molti lavori di Poe sono generalmente considerati parte del genere del Romanticismo Dark che, in quegli anni, fu una reazione a un altro genere letterario definito Trascendentalismo, ovvero un movimento filosofico e poetico sviluppatosi nel Nord America nei primi decenni dell’Ottocento che, sulla base dell’affermazione del trascendentale kantiano come unica realtà, esprimeva una reazione al razionalismo  esaltando il rapporto dell’uomo con la natura e la società. Invece il Romanticismo Dark si inserisce all’interno di un genere, sviluppatosi a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, denominato romanzo gotico del quale rappresenta un evoluzione. La morte, i suoi segni fisici, l’analisi dell’io e dei suoi più profondi abissi, delle angosce e delle paure individuali e collettive … costituiscono solo alcuni dei temi che caratterizzano questo genere e in particolare le opere di scrittori quali Arthur Conan Doyle con i misteri e le ambientazioni oscure di Sherlock Holmes, o Robert Louis Stevenson con il suo Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde, oppure il nostro  Edgar Allan Poe, considerato un maestro,  con opere come la celeberrima poesia intitolata The Raven, o con i suoi racconti come Il pozzo e il pendolo o Il cuore rivelatore.

Ovviamente non è possibile rendere conto in queste poche battute della complessità del genere e dei suoi ulteriori sviluppi, ma tutto ciò è stato fatto solo per preparare il terreno all’ oggetto di questo articolo che, per tentare in parte di sfuggire al banale cliché del quale parlavamo prima, non sarà la celeberrima The Raven, ma uno dei racconti che trovo rappresenti in maniera efficace l’Uomo nei suoi limiti e nelle sue debolezze più profonde e oscure: L’uomo della folla:

“Molto a proposito è stato detto di un libro tedesco: er lasst sich nicht lesen, non si lascia leggere. Vi sono segreti che non si lasciano rivelare. Degli uomini muoiono di notte nei loro letti torcendo le mani degli spettri cui si confessano, con negli occhi uno sguardo di pietà profonda; e altri uomini muoiono avendo la disperazione nel cuore e la gola serrata da convulsioni per l’orrore dei misteri che non vogliono essere rivelati. Troppe volte, ahinoi! La coscienza umana porta su di sé un fardello tale di orrore da non riuscire a liberarsene se non nella tomba. E l’essenza del delitto perdura inesplicabile”[1].

Questo incipit può essere considerata la chiave di volta dell’intero racconto: a mio modesto parere qui Poe è come se ci consegnasse la mappa che consentirà di orientarci nei meandri più oscuri delle personalità che delineerà all’interno della vicenda.

Fin da subito siamo gettati in una dimensione caratterizzata dall’incertezza, che suscita sconcerto e parecchie domande nel lettore: “Molto a proposito è stato detto di un libro tedesco: er lasst sich nicht lesen …”. [2] Di quale libro si sta parlando? Cosa è stato detto su questo libro? Questa dimensione domina per tutto il racconto ed è ciò che caratterizza il protagonista della storia, turbato e affascinato dallo sguardo di un uomo sui sessantacinque anni che non riesce a comprendere, catalogare come riesce con gli altri che costituiscono la folla. La stessa condizione fin dall’inizio viene imposta al lettore con questo incipit che si accinge a leggere, e si può dire che viene messo di fronte a ciò che lo caratterizza in quanto essere umano: quello che Aristotele ha chiamato nel I libro della Metafisica meraviglia, ma che qui sarebbe più giusto definire come stupore ovvero quel turbamento interiore che con sé porta il desiderio incrollato di comprendere. Ma, sempre in questo inizio, che cerca di catturare il lettore come lo sguardo del sessantacinquenne cattura quello del protagonista, una frase risulta essere capitale anticipando quella che sarà la conclusione di tutto il racconto e sintetizzando la triste condizione a cui l’Uomo e costretto: “Vi sono segreti che non si lasciano rivelare”. [3] Ci sono risposte alle quali non è possibile accedere attraverso la ragione e domande che rimarranno tali. Questo non significa però che queste risposte non esistano: così come il nostro eroe dovrà rassegnarsi all’idea di non poter comprendere quell’uomo così misterioso, l’essere umano, dovrà rassegnarsi all’idea che esistono risposte che generano domande, ma che non saranno mai accessibili. Scavando dunque sempre più in profondità si intravede un  Io ansioso, turbato, desideroso, pronto a qualsiasi cosa pur di arrivare a una risposta seppure non sempre sia possibile conoscerla.

Proseguendo nella storia ecco prendere la parola il protagonista:

“Or non è molto, sul finire di una sera d’Autunno, me ne stavo seduto dinanzi all’ampia vetrata del caffè D … a Londra …”[4]

Dopo dunque, per usare una metafora musicale, l’esposizione del tema comincia da qui lo sviluppo con un inizio piuttosto curioso e oserei dire moderno: il protagonista ci dice essere, seppur convalescente dato che era malato, seduto di fronte la vetrata di un bar in uno stato d’animo piuttosto euforico. Dico che è curioso e moderno perché potrebbe in qualche maniera ricordare l’inizio di un film horror, dove l’apparente tranquillità della situazione iniziale, alla fine, non fa altro che accentuare ancora di più il drammatico esito della storia creando quindi una sorta di contrasto:

“… mi trovavo in una di quelle felici disposizioni di spirito che sono l’opposto della noia”.

“Lo stesso respirare per me era un godimento …”[5]

Il nostro eroe si guarda attorno e comincia una sorta di giochino, a prima vista innocuo e innocente: attraverso l’osservazione di particolari caratteristiche somatiche o comportamentali, cataloga  le persone che passano per la via riuscendo a dedurre, ad esempio, i loro mestieri e la loro posizione sociale. In questo tumulto di uomini che costituisce la folla egli riconosce uomini d’affari, truffatori, giocatori d’azzardo soltanto attraverso l’osservazione di piccoli dettagli e degli atteggiamenti che in qualche maniera contraddistinguono la rispettiva classe sociale. A questo punto è bene fare una piccola osservazione: il genere al quale appartiene questo racconto pone al centro, come abbiamo detto all’inizio, un’analisi dell’uomo, delle sue paure ecc …. Infatti assistiamo, in questo passaggio appena riassunto,a una sorta di rudimentale analisi di quelle caratteristiche più o meno oggettive che identificano gli individui all’interno di un ambito sociale. Scrittori come Poe e altri che appartengono a questo filone sono, in una certa misura, precursori dei metodi dell’indagine psicologica e in particolare dell’indagine introspettiva che caratterizza la psicoanalisi. Su questa mia osservazione, che ripeto essere molto personale, si potrebbe aprire un dibattito molto lungo, ma prendetelo per quello che è:  una proposta interpretativa di un lettore qualunque.

“Quanto più la notte diveniva profonda tanto più si faceva in me l’interesse per quello spettacolo …”

E come in un film horror, l’apice della vicenda viene anticipata dal calare della notte che rivela le profondità più oscure, aberranti e incomprensibili dell’animo umano e in particolare dell’animo dell’altro personaggio che il nostro protagonista cercherà con scarsi risultati di penetrare. In conclusione è possibile pensare a questa figura così impenetrabile come la parte più profonda e incomprensibile di noi stessi … come, tenendo presente la metafora freudiana, la parte più profonda dell’iceberg che sfugge a qualsiasi analisi razionale.

Non mi dilungo oltre nel commento, sperando di aver stimolato il punto di vista del lettore e di averlo portato a prendere in mano questo racconto così enigmatico, ma proprio per questo affascinante, che tenta di penetrare gli abissi della realtà e in particolare dell’individuo.

Cristian Gemelli

Note:

[1] E.A.Poe, Racconti del terrore, Mondadori, 2007

[2]  ibidem

[3] ibidem

[4] ibidem

[5] ibidem

Immagini: 

The Raven: https://www.pinterest.it/pin/375839531380504205/

 

 

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