Filosofia

Perchè il Marxismo ha fallito?

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March 22, 2019

Parlare oggi di marxismo può sembrarci poco utile, quasi un lusso intellettuale. Infatti nell’era della globalizzazione e della rivoluzione biotecnologica ed informatica termini quali “lotta di classe”, “comunismo” e “proletariato” paiono ai più come dei vecchi gingilli del passato. Pochi ancora pensano che la teoria proposta da Marx possa avere spazio laddove domina incontrastato (o così pare) il capitalismo.
Ciononostante capire in che modo si articola la visione del filosofo ed economista tedesco, sottolineandone pregi e difetti al contempo, può essere invece un’occasione speciale di comprensione del nostro tempo. In fondo perché una teoria così originale e complessa che un tempo unì sotto la stessa narrazione milioni di persone oggi non funziona più?
Lo scopo di questa indagine è quello di rispondere a questa domanda. Nel farlo vedremo sotto che tipologia rientra il sistema marxista e che base lo ha reso possibile. Continueremo poi con un’esposizione dei caratteri generali (soprattutto di applicazione pratica) della teoria. Infine vedremo i limiti sia storici che teorici che hanno fatto fallire sul piano concreto il progetto marxista.

Il marxismo: una teoria originale, una narrazione efficace.

Gli storici sono soliti considerare il marxismo come una delle ramificazioni dell’umanesimo, l’idea che l’elemento fondante dell’individuo sia la sua ricchezza e coscienza interiore. Si parla infatti di umanesimo socialista, opposto a quello evoluzionista ma soprattutto liberale. I socialisti rimproveravano a quest’ultima di concentrarsi troppo sui sentimenti egoistici del singolo piuttosto che sulle esperienze delle altre persone. Se il liberalismo celebra l’unicità mia e della nazione a cui appartengo, invece il socialismo mi invita ad uscire dai miei orizzonti personali e a prendere in considerazione la gioia e la sofferenza altrui. Questo processo di ampliamento permette a milioni di individui (i lavoratori) di rendersi conto della situazione in cui versa l’umanità intera. Ne consegue l’unione dei lavoratori di tutto il mondo attraverso cui si arriverà alla pace globale. Non è quindi il singolo che fa la differenza. Per cambiare il sistema c’è bisogno di un’azione comune.
L’efficacia di questa narrazione corrisponde con l’originalità della teoria marxista, la quale non si può collocare su un unico piano. Ponendosi infatti come analisi globale della società e della storia non la si può ridurre ad una dimensione puramente filosofica, economica o sociologica. Va inoltre sottolineato che questo sistema non si limita ad una considerazione della totalità umana, ma la proietta in una previsione di tipo storicistico che segue dei processi specifici e ben delineati.
Come vedremo in seguito, la narrazione e la previsione di Marx non sono riuscite a sopravvivere al futuro. Ma il successo del comunismo nel 1900 e la sua diffusione su larga scala non sono di certo stati casuali. Un’altra ragione per cui l’umanesimo socialista ha preso così piede sta nell’attenzione alla comprensione delle realtà tecnologiche ed economiche del suo tempo. Quando venne chiesto a Lenin di riassumere il comunismo con una frase egli rispose così:

“Il comunismo è il potere sovietico più l’elettrificazione di tutto il paese.”

Non ci poteva essere il comunismo senza radio, ferrovie, motori a vapore, telegrafi ed elettricità. Marx e i suoi seguaci furono capaci di comprendere le nuove realtà tecnologiche del loro tempo, costruendo intorno ad esse la prima tecno-religione della storia.

Influenze culturali alla base del marxismo.

Abbiamo visto quanto l’umanesimo socialista sia stato in grado di rispondere alle esigenze del tempo con soluzioni intriganti ed efficaci (o che sembravano tali). Ma questa sua originalità deve tanto ad uno sfondo culturale senza il quale il marxismo non sarebbe stato nemmeno immaginabile.
L’economia politica borghese, è sicuramente uno dei tasselli fondamentali alla costituzione del sistema comunista che si pone ad essa in completa opposizione. Si è soliti attribuire ad Adam Smith la nascita dell’economia politica, la quale si sostituisce al modello economico dell’analisi delle ricchezze.  Quest’ultimo era limitato al problema dei prezzi e a quello della sostanza monetaria. Il “bel metallo” era contrassegno della ricchezza e quel che interessava primariamente agli economisti era il rapporto che sussisteva tra la moneta (il cui valore si fondava sull’oro) e la ricchezza. Quando poi i beni iniziarono a circolare ecco che i rapporti si stabiliscono nella circolazione e nello scambio.

L’analisi della ricchezza si trasforma in economia politica quando viene introdotta la nozione di lavoro. In quest’ottica, le ricchezze continuano ad avere la loro importanza, soltanto che esse non sono più rappresentate dai bisogni ma dal personale interesse di ogni individuo (Smith è considerato uno dei campioni del primo liberalismo). Il lavoro diventa quindi la base dell’economia politica borghese perché lasciando libero l’individuo di perseguire il proprio interesse la società può godere di una crescita che prima era impossibile. Lo sviluppo e l’equilibrio dell’economia è garantito dalla famosa mano invisibile del mercato.

Ma ancora più importante per comprendere il sistema di Marx è la filosofia della storia di Friedrich Hegel, da cui il teorico del comunismo riprende la struttura essenziale della sua dottrina. Per Hegel infatti la storia dell’uomo è un progresso costante e non esiste periodo passato della storia che sia migliore di qualsiasi periodo futuro.
Il rapporto del marxismo con l’economia politica borghese di Adam Smith e la filosofia della storia di Hegel è principalmente di tipo conflittuale. Le critiche che Marx muove ad entrambi convergono nel Manifesto del partito comunista del 1847, dove il tema centrale è la lotta di classe e la sua risoluzione. Ed è proprio nel primo capitolo del Manifesto che vediamo evidente il distacco del comunismo dal modello di società che il liberalismo propone. Leggiamo alcune righe:

“La borghesia ha svolto nella storia un ruolo estremamente rivoluzionario.
La borghesia, dove è giunta al potere, ha distrutto tutti i rapporti feudali, patriarcali, idilliaci. (…) Ha affogato nella gelida acqua del calcolo egoistico i sacri fremiti della fantasticheria religiosa, dell’entusiasmo cavalleresco, della malinconia piccolo-borghese. (…)
La borghesia non può esistere senza rivoluzionare di continuo gli strumenti di produzione, dunque tutti i rapporti sociali.”

Queste sono poche frasi di un lungo capitolo dedicato ai rapporti tra borghesia e proletariato, dove la borghesia è celebrata da Marx ed Engels come una forza sociale mai vista prima, capace di sfruttare gli strumenti che il sistema signorile fondiario precedente gli aveva lasciato. Ma la borghesia e il sistema economico conseguente (il capitalismo) sono destinati a crollare su loro stessi. Quella mano invisibile tanto cara a Smith non può durare per sempre e non può resistere al risveglio del proletariato che, conscio della sua condizione, si libera dalle catene imposte dai detentori del grande capitale ed instaura la dittatura del proletariato. Nel sistema marxista il passaggio dal capitalismo al comunismo è certo, ma può avvenire solo in quei paesi in cui è già ben avviato un ampio processo di industrializzazione e in cui vigono i dogmi del capitalismo. La predizione di cui si fa portatore il pensatore tedesco deve la sua struttura ad Hegel, ma è assolutamente certa non in virtù di un principio ideale ed astratto come era lo Spirito nella filosofia hegeliana bensì grazie alle cause materiali della storia intera. Al misticismo logico viene contrapposto il materialismo storico.

Il fallimento del marxismo.

Dunque il marxismo si figura come una teoria storico-scientifica che prevede il crollo del capitalismo a favore del sistema comunista, unica vera alternativa al freddo e sfrenato liberismo.
Tuttavia la storia alla fine non ha dato ragione a Marx, anzi tutto il contrario. La narrazione liberale ha resistito prima agli attacchi dell’imperialismo, poi ha sconfitto l’evoluzionismo nazista ed infine ha avuto la meglio anche sull’umanesimo socialista. La grande narrazione che regge il libero mercato si è saputa rinnovare di continuo, superando ogni aspettativa possibile ed immaginabile.
Ma perché il capitalismo è riuscito a rinnovarsi più volte ed il marxismo invece si è rivelato non solo erroneo ma addirittura obsoleto? Le ragioni sono molteplici. La principale sicuramente risiede nella diversa capacità di adattamento a tempi diversi delle due teorie. Il capitalismo infatti non si fa problemi a modificare i mezzi a sua disposizione, l’importante è che la ricchezza e la prosperità aumentino in maniera costante. Il comunismo invece nella sua struttura è sempre rimasto uguale a sé stesso e nei paesi in cui si è instaurato è crollato (come nel caso della Russia sovietica) oppure ha modificato a tal punto la sua struttura economica da non poter più parlare di comunismo se non di facciata. Il motivo per cui gli Stati Uniti d’America hanno vinto la Guerra Fredda non risiede in una presunta superiorità civile e\o culturale ma nel fatto che il sistema centrale statunitense ad un certo punto ha sostituito gli uomini con i computer. Il poter elaborare più dati molto più velocemente di prima ha dato un vantaggio enormi agli americani mentre i sovietici con un sistema centrale formato da soli uomini non sono riusciti a stare al passo con i loro rivali.
Quindi Marx, per quanto sagace ed affascinante fosse, si è dimostrato incapace di prevedere un progresso tecnologico così ampio ed è rimasto ancorato alla tecnologia del suo tempo. Ha inoltre fallito la previsione economica che dava per sicuramente spacciato il sistema liberale, che invece si è fortemente messo in discussione dando vita a quel che oggi è noto come neoliberismo.

Sebbene oggi ci siano alcuni, anche se pochi, che sostengono possibile il ritorno del comunismo, è poco probabile che esso torni così com’è. Dovrebbe infatti essere disposto a liberarsi di Marx per tornare concretamente ad affrontare le questioni che il mondo deve affrontare urgentemente.
Proviamo a farci le seguenti domande:

1) Come potrebbe il comunismo ridurre il rischio di una guerra nucleare?

2) Che soluzioni può dare il comunismo per ridurre i rischi del cambiamento climatico?

3) Che azioni potrebbe intraprendere il comunismo per regolare le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale e la bioingegneria?

Giulio Mastrorilli

Bibliografia:

Bauman Z., Lineamenti di una sociologia marxista, PGRECO EDIZIONI, Milano 2017
Foucault M., Le parole e le cose, BUR Rizzoli, Milano 2016
Harari Y. N., Homo Deus. Breve storia del futuro, Bompiani, Milano 2018
Hegel G. W. F., Fenomenologia dello spirito, Bompiani, Milano 2000
Marx K., Engels F., Manifesto del partito comunista, Universale Economica Feltrinelli, Milano 2017
Mingardi A., La verità, vi prego, sul neoliberismo, Marsilio NODI, Venezia 2019

 

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