Macchina del tempo

23 Marzo 1944: Via Rasella, Dieci italiani per Un tedesco

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March 24, 2019

L’undicesima compagnia del reggimento “Bozen”, composta da soldati altoatesini, aveva finito di esercitarsi al poligono di Tor Di Quinto e stava risalendo Via Rasella cantando “Hupf, mein mädel”: una canzone popolare tedesca. Improvvisamente, alle 15:52 esplose una bomba, collocata dai gappisti dentro un cilindro per la raccolta di rifiuti che uccise sul colpo ventisei militi. Mentre i tedeschi si stavano riprendendo dall’attentato, i partigiani colpirono di nuovo lanciando bombe a mano Brixia, scaturendo un violento conflitto a fuoco. Tra i caduti si contarono anche sei civili, quattro per i colpi esplosi dai tedeschi e due per l’esplosione; tra questi un ragazzo di dodici anni, Piero Zuccheretti.

Il comandante di Roma, il generale Kurt Malzer, accorso sul luogo della strage, ordinò di radunare tutti gli abitanti di Via Rasella davanti a Palazzo Barberini. L’ufficiale tedesco, furente, ordinò di fucilarli e di far saltare in aria tutte le case; tuttavia, il comandante della Gestapo di Roma, il tenente colonnello Herbert Kappler, riuscì a calmarlo e lo fece allontanare dalla zona. I civili rastrellati, duecento in tutto, furono condotti presso gli uffici di polizia; la maggior parte di loro sarà rilasciata poche ore dopo.

Intanto alla Tana del Lupo, Hitler fu informato dell’accaduto. Infuriato, ordinò di fucilare cinquanta italiani per ogni tedesco ucciso; ma dopo aver discusso con il comandante delle forze germaniche in Italia, Albert
Kesserling, che riteneva troppo eccessiva l’azione da prendere, fece scendere a dieci il numero di persone da giustiziare per ogni soldato caduto e ordinò di eseguire la sentenza entro ventiquattro ore.

Nel frattempo, il numero dei morti salì a trentatré, il che significava giustiziare 330 italiani. I nomi dei condannati vennero scelti da Kappler, dal suo aiutante Erich Priebke e dal questore Pietro Caruso tra ebrei, detenuti, militari e criminali politici. Come luogo della rappresaglia fu scelta una cava di tufo abbandonata, situata sulla Via Ardeatina.

Il giorno seguente dell’attentato fu eseguita la condanna, che sarà ricordata come Eccidio delle Fosse
Ardeatine. Le persone furono portate cinque alla volta e uccise con colpi di pistola alla testa. I tedeschi si resero conto di aver preso cinque persone in più di quello che dovevano, ma furono giustiziate lo stesso per mantenere la cosa segreta. La carneficina durò sette ore e per nascondere il tutto, le SS minarono la cava.
Dopo la guerra, il questore Caruso fu fucilato come traditore; Malzer morì in carcere mentre scontava
l’ergastolo; Kappler fu condannato al carcere a vita, ma dopo aver trascorso trenta anni evase e mori in Germania nel 1972; Erich Priebke fuggì in Argentina, dove visse fino al 1995 quando venne estradato in
Italia, morendo a Roma all’età di cento anni nel 2013.

L’episodio generò varie controversie, Contro i partigiani per aver lasciato morire 335 innocenti e anche per la morte di Pietro Zuccheretti; e anche a Pio XII furono mosse critiche per non aver fermato la strage.

Cesare Grande

Sitografia:

https://www.passaggilenti.com/attentato-via-rasella-roma/

https://www.globalist.it/culture/2017/03/23/l-atto-di-guerra-di-via-rasella-e-la-strage-delle-fosse-ardeatine-213538.html

 

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