Blitzkrieg

Ironclad: Le Navi Corazzate nella Guerra Civile Americana (Parte 2)

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March 26, 2019

La CSS Virginia, il “Mostro”

Introduzione

Nel capitolo precedente di questa piccola serie, intitolato “La nascita della  C. S. Navy”, ho cercato di spiegare nel modo più approfondito possibile i limiti ed i vantaggi della Marina militare degli Stati confederati del Sud, mettendola a confronto tanto con le forze dell’Unione, quanto con quelle Europee, dal momento che le Grandi Potenze oltreoceano erano intente a sviluppare quel preponderante strumento bellico che erano le navi corazzate.

I punti fondamentali che misi in chiaro, esattamente, riguardavano il fatto che la Confederazione riuscì a disporre di una flotta moderna grazie: al genio del Ministro della Marina Stephen Russell Mallory (misto ovviamente a quello dei suoi più stretti collaboratori) e alla conquista del cantiere navale nordista di Norfolk, in Virginia.  

Una grassa preda

L’incendio della Uss Merimack

Quando i nordisti persero il cantiere navale di Norfolk, la notte tra il 19 e 20 aprile del 1861, si impegnarono a non lasciare nulla alle grinfie del nemico dando alle fiamme tutto ciò che potevano, condannando così a morte tredici delle loro navi e una vasta quantità di materiale bellico tanto prezioso per loro, quanto per i sudisti se fossero riusciti ad impossessarsene. L’operazione tuttavia non ebbe l’effetto sperato, o almeno non al 100%, perché l’incendio non riuscì a propagarsi come sperato e questo permise alla Confederazione di mettere le mani sulle armi sopravissute, tra le quali si annoverano quasi duemila cannoni (utili per rinforzare fortificazioni e imbarcazioni) e il relitto della USS Merimack[1].

Questa nave «apparteneva alla classe delle eccellenti fregate a vapore degli Stati Uniti. Munita di propulsione a elica, dislocava circa 3500 tonnellate. Il suo pescaggio (oltre 7m; […]) era un po’ eccessivo, e le sue macchine erano in così cattive condizioni che (prima dello scoppio della guerra) la Marina federale aveva già deciso di cambiarle: per questo la nave si trovava a Norfolk[2]».

Quando i nordisti incendiarono e affondarono la USS Merimack erano preda della fretta e per fuggire non si assicurarono di completare l’opera di distruzione. L’acqua respinse le fiamme mettendo in salvo lo scafo e le macchine, il cui recupero fu quanto mai prezioso perchè l’apparato industriale del Mezzogiorno avrebbe faticato molto a produrre per tempo i macchinari necessari per l’unità che si voleva realizzare[3].

La decisione confederata di convertire il Merimack in una corazzata venne presa il 23 Giugno 1861, durante una riunione a cui assistettero il ministro della marina Mallory[4], J. M. Brooke[5] (Direttore generale di Artiglieria della Marina e capo del Servizio idrografico), il Capo delle costruzioni navali John L. Porter e il direttore del Genio Navale William P. Williamson[6].

Cannoniera francese di classe Devastation

All’avvio dei lavori, Brooke gestì la realizzazione delle corazze e dei cannoni, mentre Porter assistette alle fasi di costruzione. Il progetto della corazzata (detta anche ariete corazzato perché munita di sperone) si potrebbe definire un ibrido di questi due esperti inventori. Porter aveva ripreso la linea delle navi varate pochi anni prima in Europa, in particolare quella delle cannoniere francesi di classe Devastation, le quali non erano altro che “batterie galleggianti” poco maneggevoli e utili principalmente a fornire una massiccia potenza di fuoco, come venne dimostrato nel bombardamento di Kiburn (17 Ottobre 1855) durante la guerra di Crimea (1853-1856) e fu rielaborando tale progetto che Brooke riuscì a compiere la “rivoluzione” da cui dipese il destino del mondo navale[7].

USS Merimack

Nel suo processo di trasformazione, lo scafo della ex USS Merimack fu abbassato di 60 centimetri sotto la linea di immersione.

«Nel centro dello scafo fu costruita una grande casamatta, lunga circa 52 metri ed alta (sopra la nuova   linea di galleggiamento) circa 3 metri. Dietro e davanti la casamatta lo scafo si estendeva ancora per circa 40 metri per parte, ma queste estremità si trovavano sommerse a 60 centimetri sotto il pelo dell’acqua. Ovviamente su di esse era stato costruito un robusto ponte di ferro che le rendeva impermeabili e le proteggeva. […] Brooke […] aveva così inteso dare allo scafo una sagoma assai più penetrante […] e impedire che le onde sollevate dal moto entrassero dentro le feritoie. La casamatta […] aveva un’inclinazione di circa 35°, in maniera da offrire una superficie sfuggente all’impatto dei proiettili, ed era formata da pareti di quercia spesse più di 60 centimetri, protette da corazze di ferro dello spessore di oltre 10 centimetri […] in due strati […]. L’elica e il timone erano protette da una corazzatura speciale e la prua era munita di uno sperone di ferro fuso lungo circa metri 1,20 sporgente 60 centimetri, solidamente fissato (da qui la definizione di ariete corazzato). Sopra la casamatta si levavano: la torretta di comando […] e la ciminiera. Quando la corazzata era in navigazione ovviamente la sola casamatta era visibile, bassa sulle acque. L’armamento era di due formidabili cannoni Brooke rigati da 7 pollici (mm 177,8), uno a prua e l’altro a poppa, piazzati su perni in maniera che potessero sparare sia attraverso la feritoia frontale che per quelle laterali (la casamatta era arrotondata alle due estremità); di due pezzi rigati da 6 pollici e di 6 lisci da 9 pollici sui fianchi; in totale 10 bocche da fuoco […][8][9]».

Il risultato della trasformazione dalla Uss Merimack alla Css Virginia

Questa nuova unità assunse così una linea completamente nuova, ben differente da quella della corazzata francese La Gloire e dell’inglese Warrior[10], le prime navi corazzate europee.

Le vele erano state completamente abbandonate e così anche le file di cannoni lungo le fiancate. Il ristretto numero di pezzi d’artiglieria della CSS Virginia (rispetto ai circa 50 della corazzata francese) non deve porre in dubbio la sua efficacia, dal momento che teneva come punti di forza la spessa corazzatura e il profilo basso, ai quali sono da aggiungere gli effetti devastanti dei due cannoni Brooke da 7 pollici, i quali avrebbero tenuto testa a qualsiasi nave in legno[11].

La Gloire

Malauguratamente, l’urgenza di disporre della corazzata era impellente. I lavori furono condotti con ritmi serrati permettendone il varo entro il 17 Febbraio 1862. Per riuscire nell’impresa Mallory e i suoi collaboratori avevano  compiuto notevoli fatiche, ma nonostante fossero riusciti a trovare il cantiere, lo scafo, le macchine, i cannoni e le corazze bisognava risolvere un altro e urgente rompicapo: procurarsi un equipaggio.

Per il ruolo di comandante venne scelto Franklin Buchanan (di 62 anni), marinaio di prestigio, fortunatamente affiancato  da un valido gruppo di ufficiali che gli avrebbe garantito un efficiente controllo della nave, dal momento che l’inconveniente maggiore proveniva dalla scarsità di marinai esperti. Per procurare alla CSS Virginia i 300 uomini di cui aveva bisogno occorse ricorrere all’arruolamento dei soldati di New Orleans, molti dei quali scelsero di offrirsi volontari.

Una prima parte del miracolo di Brooke e Mallory sembrava finalmente compiuta, soltanto che le fasi di collaudo mostrarono subito i punti deboli della nuova e mostruosa corazzata.

J. M. Brooke

Tanto per cominciare la potenza delle macchine era insufficiente. L’allora pirofregata Merimack poteva raggiungere «una velocità massima gli 11 nodi[12.1]»; «sulla carta l’apparato motore installato sulla Virginia sviluppava 1200 cavalli-vapore di potenza, con una velocità stimata in 8.89 nodi, che però alle prove risultò largamente inferiore, seppur soggetta a variazioni a seconda dell’assetto, della qualità del carbone e di una serie di piccole modifiche, e compresa tra i 6 e gli 8 nodi.[…] Le prove di galleggiamento avevano evidenziato  che il dislocamento era stato mal calcolato. La nave era troppo leggera, per cui le parti prodiera e poppiera (non protette) e i margini inferiori della casamatta corazzata, invece di trovarsi sommersi per 2 piedi, erano fuori dall’acqua, rendendone così vulnerabile la cintura: si dovette imbarcare zavorra aggiuntiva, ma ottenendo solo un ristretto margine d’immersione della vulnerabile opera morta (15 centimetri contro i 60 previsti) e aumentando il pescaggio della nave a 6.7 metri – tanti per un’unità destinata a operare in una zona costiera caratterizzata da insidiosi bassi fondali […][12.2]», i quali non tardarono a rivelarsi tali.

Se non fosse stato per il cattivo tempo e «le difficoltà incontrate nel far oltrepassare alla corazzata la foce del fiume Elizabeth, causate dall’imprevisto aumento di pescaggio», che «ne ritardarono l’entrata in azione sino all’8 Marzo, si  sarebbe evitato questo decisivo ritardo nella doppia gara in atto col nemico[13]».

Nonostante i suoi difetti, la CSS Virginia riuscì a mettere in mostra la propria potenza, ponendo fine all’epoca dei velieri in legno, entrando in azione l’8 e 9 marzo 1862 nella battaglia di Hampton Roads.

Preludio Hampton Roads

Quella di Hampton Roads fu una battaglia inevitabile, programmata tanto dai nordisti quanto dai sudisti pur di conseguire due obiettivi egualmente vitali.

McClellan

  • Obiettivo sudista: a causa del blocco navale posto da Lincoln nell’aprile del 1861, la Confederazione stava trovando sempre maggiori, quanto inevitabili, difficoltà nel commerciare con l’estero e nel garantire la difese delle proprie coste. Condizione dalla quale necessitava di dover uscire infierendo un duro colpo al nemico, capace non solo di indebolirlo, ma anche di distruggerlo.
  • Obiettivo Nordista: Dopo la sconfitta di Bull Run (Luglio 1861) l’Unione si era trovata costretta ad adottare una nuova strategia con la quale poter marciare su Richmond, capitale della Confederazione, e ricorse in particolare alla guida del Generale McClellan. Un uomo con scarse capacità di comando, ma ottimo come organizzatore[14], che puntava a realizzare «un’operazione di sbarco di grande portata[15]».

L’azione era programmata per il 17 Marzo 1862, soltanto che il punto debole nel piano di McClellan era rappresentato dal controllo del mare. Fino a quando quest’ultimo fosse rimasto nelle mani della U. S. Navy c’erano possibilità di trionfo, altrimenti, se il vantaggio marittimo fosse passato al Sud, la campagna di Richmond brillantemente congegnata non avrebbe avuto inizio[16].

Sfortunatamente per McClellan, però, la C. S. Navy disponeva di due assi nella manica. Il primo era costituito dai servizi segreti, che erano entrati in possesso dei piano dello sbarco e il secondo venne sfoderato parecchi giorni prima dell’inizio delle operazioni, quando l’ariete corazzato CSS Virginia uscì dal cantiere di Norfolk alle ore 12:00 dell’8 marzo 1862.

La comparsa del Mostro

Al sopraggiungere dello scontro tra le acque di Hampton Roads, migliaia di civili e militari, dalle piazzeforti confederate e lungo le rive dei fiumi, corsero per assistere allo scontro imminente, mentre da dentro la corazzata, pronto a dare battaglia e consapevole di quale fosse la posta in gioco, il Comandante Buchanan si rivolse ai propri marinai lanciandogli un monito capace di accapponare la pelle: «Tutto il mondo oggi vi guarda[17]».

Css Virginia

Il giorno del suo debutto la CSS Virginia non poteva essere più terrificante. A comporre la sua squadra c’erano le cannoniere Beofurt (1 cannone), Releigh (1 cannone), Patrick Henry (l’unica con 10 cannoni), Jamestown (2 cannoni) e Teaser (1 cannone), a cui spettava il compito di realizzare azioni veloci e di disturbo, lasciando alla corazzata il “piacere” di affondare i velieri avversari[18].

Dall’altra parte, la squadra nordista poteva contare sulle fregate Congress e St Lowrence (da 50 cannoni), sulla corvetta Cumberland (30 cannoni) e sulle due fregate a vapore Minnesota e Roanoke (40 cannoni)[19]. Queste ultime due appartenevano alla classe Wabash, la stessa  della ex USS Merimack dalla quale era stata ricavata la CSS Virginia, e fino a quel momento erano riconosciute come le fregate più potenti del mondo. Il Ministro Mallory conosceva bene la loro potenza e non la avrebbe mai sottovalutata, dal momento che era stato proprio lui ad approvarne la realizzazione nel 1854[20]. In quel settore la flotta dell’Unione disponeva anche di diverse unità minori, per lo più cannoniere, il che le offriva ancora quel famoso vantaggio della quantità di cui aveva sempre goduto. Circa 260 bocche da fuoco erano pronte ad abbattersi contro le sole 25 della flotta confederata e questo, qualche anno prima, avrebbe portato alla sicura vittoria nordista[21].

Prima ancora dello scontro, il vantaggio numerico dei nordisti si attenuò drasticamente quando la USS St Lorence e la USS Roanoke, già colpita da un guasto al motore, rimasero incagliate nei bassi fondali della rada. Inconveniente che si rivelò doppiamente drammatico, dal momento che il capitano Marston, posto al comando della flotta durante l’assenza del commodoro Goldsborugh, si trovava proprio sulla Roanoke e per tanto non fu in grado di gestire le fasi di attacco[22].

Alle 12:30 la flotta sudista avanzava contro il nemico. La Virginia aveva attenzioni per due soli obiettivi: la USS Congress e la Cumberland.

La cannoniera USS Zouave diede inizio al combattimento aprendo il fuoco sulla corazzata sudista, seguita quasi da tutte le altre navi. Una pioggia di proiettili si abbatté contro la Virginia, ma nessuno di questi riuscì ad infliggerle il minimo danno. La corazza era impenetrabile e anche i famosi cannoni Brooke, da 177,8 millimetri, esibirono la propria potenza abbattendosi sui ponti della USS Congress da una distanza di 1800 metri, mentre la fregata non riuscì ad infliggere il minimo danno col proprio cannone da 8 pollici (quindi di poco superiore alle armi sudiste)[23].

Dopo quelle prime bordate, la Virginia distolse la propria attenzione dalla Congress per rivolgersi contro la Cumberland, i cui cannoni cercarono di rispondere all’attacco del mostro in lento avvicinamento, soltanto che l’effetto fu sempre lo stesso e mentre i suoi proiettili rimbalzavano, quelli avversari mietevano decine di morti tra i marinai unionisti.

Alle 15.05, per la USS Cumberlan era la fine. L’ariete corazzato, figlio dell’ingegno di Mallory e di Brooke, puntò il proprio sperone contro il colosso nordista e quando fu sufficientemente vicino, lo speronò aprendogli una voragine nel fragile ventre di legno.

Gli istanti successivi furono probabilmente i più drammatici. Compiere uno speronamento, per quanto efficace, comprendeva dei rischi e gli uomini di Buchanan dovettero agire in fretta per impedire che il peso della nave nemica causasse anche l’affondamento della corazzata.

Mentre la USS Cumberland cominciava ad imbarcare acqua, la CSS Virginia riuscì a disincastrarsi dallo scafo del veliero, perdendo però lo sperone col quale aveva inferto quel colpo mortale. Inoltre, nonostante la disfatta, i marinai nordisti non si lasciarono cogliere dal panico e riuscirono ad infliggere alla corazzata altre tre bordate, prima che un’esplosione (provocata dalle granate sudiste) li facesse colare a picco mentre la bandiera federale sventolava ancora alta sul pennone.

Quell’ultimo  atto, pieno di coraggio, portò Buchanan e i suoi sottoposti a provare un profondo rispetto per l’equipaggio della Cumberland, che con quelle ultime bordate aveva inferto dei danni di non poco conto. Adesso la Virginia contava 19 perdite, tra morti e feriti, due cannoni minori distrutti e una notevole riduzione della velocità in seguito ad un colpo che aveva danneggiato la ciminiera. Danni in un certo senso leggeri, ai quali bisognava aggiungere la perdita dello sperone e quindi di una delle armi principali dell’ariete corazzato[24].

Prima di riprendere il duello con la USS Congress, Buchanan ordinò ai suoi artiglieri di rivolgere il fuoco contro «le batterie costiere nordiste, che furono colpite con precisione dai potenti cannoni a lunga gittata della Virginia, la quale distrusse anche due navi da trasporto ancorate lungo la costa[25]».

Seguita poi dalle cannoniere, la corazzata si diresse contro la Congress. Lo scontro precedente aveva danneggiato fortemente la fregata, ora rimorchiata da una cannoniera per sfuggire alla cattura, mentre diversi incendi si erano già propagati sui suoi ponti. Se avesse raggiunto i punti in cui il fondale era più basso la Virginia non sarebbe mai riuscita a prenderla, soltanto che questa strategia le si rivoltò contro e fu proprio la Congress ad incagliarsi, finendo alla mercee dei cannoni sudisti.

Risultati immagini per comandante buchanan

Commodoro Franklin Buchanan

Dati i problemi di pescaggio della sua nave, Buchanan fece fermare i motori a 200 metri dalla Congress e ordinò di aprire il fuoco. Le due navi ripresero a scambiarsi un terrificante tiro di proiettili dal quale la Virginia uscì sempre illesa e la Congress menomata, fino a quando i suoi ufficiali non furono costretti a chiedere la resa in seguito alle gravi perdite subite, tra le quali si contava lo stesso comandante.

Dopo aver issato la bandiera bianca, i superstiti della USS Congress stravano per essere soccorsi dalle cannoniere CSS Beaufort e CSS Raleigh, soltanto che ad impedirglielo furono le piazzeforti e i soldati nordisti sulla costa, che pur di abbattere la flotta sudista non si curarono di quali vittime mietevano con le loro armi da fuoco. Amici e nemici vennero uccisi nelle operazioni di soccorso, tra cui due ufficiali della Raleigh e infine le cannoniere dovettero ritirarsi.

Di fronte all’oltraggio di un atteggiamento simile, da parte dei nordisti, il comandante Buchanan ebbe una reazione drastica e ordinò di bombardare definitivamente quel che restava della Congress, che divampò avvolta dalle fiamme per opera dei proiettili incendiari. Azione che sfortunatamente rischiò di costare cara allo stesso Buchanan, che poco dopo aver dato l’ordine rimase ferito ad una gamba da un proiettile nordista. La dinamica esatta di come si verificò il fatto non è chiara. Probabilmente il proiettile era passato da una feritoia[26] oppure aveva intercettato la gamba del povero comandante mentre saliva in coperta per dirigere meglio il bombardamento[27]. Resta il fatto che Buchanan non fu più in grado di dirigere lo scontro e, nel tempo in cui alloggiò nell’infermeria, il comando venne lasciato al suo secondo, l’ufficiale Catesby ap Jones, che si occupò di manovrare la Virginia contro la nuova preda.

Erano circa le 17.00. Mentre la fregata USS St Lorence e la fregata a vapore Roanoke erano ancora incagliate, la USS Minnesota aveva tentato di raggiungere il campo di battaglia, ma l’eccessivo pescaggio del suo scafo la portò ad incagliarsi a sua volta. Teniamo presente che anche questa nave apparteneva alla classe Wabash, come la ex USS Merimack e la Roanoke, che pescavano più di 7 metri.

Sfortunatamente la USS Minnesota si era incagliata  vicino alla zona dello scontro, divenendo un facile bersaglio proprio come era appena successo alla Congress e i cannoni sudisti le si abbatterono contro senza trovare ostacoli.

Mentre la Virginia sparava da 1600 metri, per non rischiare di insabbiarsi, le cannoniere CSS Patrick Henry e Jamestown la colpivano a prua e poppa sottoponendola ad una fatale fuoco incrociato che venne interrotto soltanto al calare della notte.

Alle 18.30 la battaglia venne sospesa, la Virginia e le sue cannoniere tornarono ai propri ancoraggi per riparare i danni subiti rimandando la distruzione della Minnesota alla mattina successiva[28].

Il primo giorno di battaglia ad Hampton Roads fu così coronato dal successo della Confederate States Navy. Le reazioni scaturite da un simile fatto furono, inevitabilmente, contrastanti.

«In tutto il sud l’esplosione di gioia per la formidabile affermazione della Virginia fu irrefrenabile: di colpo nel Mezzogiorno la popolarità della prodigiosa nave salì ad altissimo livello, e il Segretario alla Marina, Mallory, vide confermate le sue brillanti teorie d’avanguardia[29]».

Al Nord invece i sentimenti verso la Virginia erano ben opposti. Il Ministro alla Guerra, Edwin McMasters Stanton, reagì come ci si poteva aspettare da un uomo dal carattere collerico.

«Pareva aver perso del tutto il controllo dei propri nervi. E c’era di che comprenderlo […] oltre ad aver distrutto una flotta (e a poterne distruggere qualsiasi altra l’Unione avesse osato opporgli) la Virginia aveva di fatto rotto il blocco e poteva comparire da un momento all’altro davanti a New York o a Boston […] poteva bombardare e incendiare Washington e porre in fuga […] il governo […] comparire sul Potomac […] e spedire una granata dentro la Casa Bianca[30]».

Si può quindi dire che, nonostante i suoi difetti di progettazione, l’ariete corazzato era riuscito a mettere in mostra la propria potenza ponendo oltretutto fine all’epoca dei velieri di legno, soltanto che il clima di gioia e trionfo infuso dalla vittoria dell’8 marzo 1862 ebbe una vita molto più breve del previsto, dal momento che la battaglia non era ancora terminata e che presto la CSS Virginia si sarebbe trovata di fronte ad un nuovo avversario.

Continua…

Emanuele Bacigalupo

Laureato Triennale in Storia presso l’Università degli Studi di Genova con una Tesi dal Titolo: “Necessità di un Miracolo; Nascita, Crescita e Innovazioni della Confederate States Navy”. Attualmente è in attesa di iscriversi al Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia dello stesso Ateneo. Le ricerche in corso proseguono l’interesse per la Storia Contemporanea e le vicende militari, politiche, economiche del XIX sec.

Note:

[1] Cfr. E. Bacigalupo, “Ironclad: le Navi Corazzate nella Guerra Civile Americana. La Nascita della C.S. Navy”, Ignotus Magazine, Rubrica Blitzkrieg, 2019.

[2] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 306.

[3] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 306 – G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.260.

[4] Cfr. E. Bacigalupo, “Ironclad: le Navi Corazzate nella Guerra Civile Americana. La Nascita della C.S. Navy”.

[5] Cfr. E. Bacigalupo, “Ironclad: le Navi Corazzate nella Guerra Civile Americana. La Nascita della C.S. Navy”.

[6] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 437.

[7] G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.261.

[8] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 439.

[9] Non possedendo ancora le dovute conoscenze tecniche in ambito navale ho preferito riportare la descrizione di Luraghi riguardo alle modifiche che trasformarono la USS Merimack nella CSS Virginia.

[10] Cfr. E. Bacigalupo, “Ironclad: le Navi Corazzate nella Guerra Civile Americana. La Nascita della C.S. Navy”.

[11] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 440.

[12.1] M. Brescia – F. Chiesa, Hampton Roads, 8-9 marzo 1862, Storia Militare N. 307, p. 5.

[12.2] G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.264.

[13] G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.264.

[14] G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.245.

[15] G. Giorgerini, Storia della marina: da Trafalgar a Tshushima, Fabbri Editori, Milano, 1978, cit. p. 67.

[16] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 441 – G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.263.

[17] G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.266.

[18] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 441.

[19] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 441.

[20] G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.260.

[21] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 444.

[22] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 450.

[23] G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.267.

[24] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 442. – G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.268.

[25] G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.268.

[26] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 443.

[27] G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.269

[28] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 444. – G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.269.

[29] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 444.

[30] G. da Frè, Storia delle Battaglie sul mare, cit. p.243.

Bibliografia:

  1. da Frè G., Storia delle Battaglie sul mare, da Salamina alle Falkland. Bologna,Odoya srl, 2014.
  2. Giorgerini, Storia della marina: da Trafalgar a Tshushima, Milano,Fabbri Editori, 1978.
  3. Giorgerini, Storia della marina: Profili, Milano,Fabbri Editori, 1978.
  4. Macintyre D.- Bathe Basil W.: Man of War: a history of the combat vessel, Gothenburg, Sweden, by Tre Tryckare, Cagner & Co., 1969.
  5. Luraghi R., Storia della guerra civile americana, Torino,Einaudi, 1966.
  6. Luraghi R., Marinai del Sud, Milano,Rizzoli Libri S.p.A., 1993.
  7. Luraghi, Storia della guerra civile americana, Rizzoli, Milano, 1994.
  8. Luraghi R. (a cura di), La Guerra Civile Americana; Bologna,Il Mulino, 1978.
  9. Luraghi R. (a cura di), La Guerra Civile Americana; Bologna,Il Mulino, 1978.
  10. Musciarelli L., Dizionario delle armi, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1971.
  11. Sabbatucci G. – Vidotto V., Il mondo contemporaneo. Dal 1848 a oggi, Roma-Bari, Laterza, 2008.
  12. M. Brescia – F. Chiesa, Hampton Roads, 8-9 marzo 1862, Storia Militare N. 307, p. 5.

Sitografia consigliata:

https://www.militaryfactory.com/ships/detail.asp?ship_id=CSS-Virginia-1862

Immagini:

Copertina: https://www.alamy.it/foto-immagine-1800s-1860-8-marzo-1862-uss-cumberland-essendo-speronato-affondato-dalla-nave-confederato-virginia-precedentemente-merrimac-49534128.html

 

 

 

 

 

 

 

 

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