Curiosità

Les Tres Riches Heures del Duca Jean de Berry – Marzo

on
April 1, 2019

“Marzo pazzerello, guarda il sole e prendi l’ombrello!”

Herman, Paul e Jean Limbourg, Les Très Riches Heures del Duca di Berry, 1412.1416 ca., Museo Condé di Chantilly

È marzo, non fa più freddo e la primavera è alle porte. Il paesaggio che caratterizza questo mese è molto differente da quello visto nel mese di febbraio.
In alto troviamo la lunetta in cui transita il sole con il suo carro celeste, mentre sopra ci sono i segni zodiacali dell’Acquario e dell’Ariete. Sotto è rappresentato un paesaggio in cui si stanno svolgendo i lavori nelle vigne: da un lato, troviamo due contadini che potano e concimano le viti, mentre dall’altro, in un campo recintato, un uomo si china su un sacco per prendere delle sementi. Il cielo rispecchia perfettamente il detto popolare “marzo pazzerello”, infatti vi convivono un cielo terso e minacciose nuvole grigie. Osservando il cielo con più attenzione, vi possiamo scorgere un drago alato, ma questo non deve stupirci, questo animale fantastico è legato alla storia del Duca di Berry. Il drago richiama, infatti, la fata Melusina, protagonista di un’antica favola che si svolge proprio nel castello che vediamo sullo sfondo, quello di Lusignano, nel Pitou, il preferito del Duca.

Jean d’Arras, poeta di corte, tra il 1387 e il 1394, aveva completato la stesura del suo Roman de Mélusine con l’intento di celebrare la dinastia del Duca.
Melusina, una fata bellissima, accetta di sposare Raimondino di Lusignano, figlio del re dei Bretoni, concedendogli ogni beneficio e chiedendo in cambio che il marito non la vedesse mai di sabato. Ma Raimondino, pensando di essere tradito, un sabato decide di spiare la moglie di nascosto attraverso un buco nel muro,  scoprendo così che la sua sposa si trasforma in un essere ibrido,  metà donna e metà serpente. Melusina scappa per rifugiarsi nel regno delle acque, senza farne più ritorno, se non per annunciare le disgrazie che colpiranno la famiglia.

Figura 1 Mese di marzo, particolare.

Simbolicamente la vicenda narrata ruota attorno al valore del “segreto” e richiama il mito di Eros e Psiche e alla rappresentazione simbolica dell’amore che termina a causa della mancanza di fiducia nel proprio amato e l’incapacità di rispettare il suo lato misterioso [1].

La miniatura sembra essere il luogo d’incontro perfetto tra i due mondi: la realtà assomiglia ad una favola con un paesaggio bucolico e un’atmosfera idilliaca nella quale si inserisce il drago-Melusina, che vola sul castello di Lusignano, unendo così favola e realtà.

I fratelli Limborug danno prova di grande maestria, facendo convivere fenomeni metereologici e visioni fantastiche, cieli di lapislazzuli, nuvole cariche di grandine e l’apparizione di un drago dorato.
E l’incanto si trasmette, miracolosamente, fino a noi.

Lucia Zavatti

Note:

[1] La leggenda di Mélusina fu ripresa da J.W. Goethe nella fiaba Die neue Melusine scritta prima del 1797 ma pubblicata soltanto nei Wilhelm Meisters Wanderjahre nel 1821.

Sitografia:

-www.mondimedievali.net

-senzadedica.blogspot.com

-www.treccani.it

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