Filosofia

Come la bellezza potrà salvare il mondo

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April 12, 2019

Aprite il dizionario alla voce “Rispetto

Una parola simpaticamente ridondante che credo abbiate avuto modo di assumere dall’infanzia in svariate salse e condimenti.

Vorrei focalizzarmi su di lei, nella sua nudità; si sa, quando una voce viene gettata singola e inerme su un palco argomentativo stende il pubblico come lama tagliente.

Il teatro dove ho deciso di far debuttare Rispetto porta un nome altrettanto pomposo: “Arte”.

E con queste due immagini, ecco, vi ho consegnato gli estremi della corda. Ma sicuramente vi starete chiedendo: quale connessione potrà mai unire questi lemmi tanto distanti tra loro?

Permettetemi di rispondere ai vostri dubbi consegnandovi il corpo del filo.

Lo farò addentrandomi nel testo Verso un’Ecologia della Mente di Gregory Bateson.

Nato a Grantchester nel 1904 e deceduto nel 1980 a San Francisco, Bateson, autore complesso ed eclettico, mostra la propria versatilità in un pensiero sistematico esposto all’interno dell’opera citata, le cui pagine toccano un ampio ventaglio di scienze: dall’ antropologia alla biologia, dalla sociologia fino alla psicologia.

Una noce del grande albero qual è la sua costruzione organica ha catturato la mia attenzione; quella da lui definita “ricerca della grazia”.

Bateson parte da un errore in cui secondo lui la cultura occidentale si è prepotentemente inciampata: l’aver separato il conscio dall’inconscio ponendo maggiore attenzione allo studio del versante razionale per sacrificare quello emotivo.

Lo sbaglio nasce dal credere che “emotività” sia sinonimo di “irrazionalità”, “caos”, “disordine”, quando invece le emozioni, proprio come i nostri ragionamenti, fanno parte di un cosmo vasto e affascinante ordinato da algoritmi e leggi logiche.

Per quali mezzi è possibile evadere da un atteggiamento presuntuoso-razionale per ricreare l’armonia nella faida dicotomica? Proprio attraverso la “ricerca della grazia”, intesa come il raggiungimento di un equilibrio che l’essere umano può ottenere coltivando un rapporto stretto con ciò che lo circonda (animali, piante, esseri umani) e con sé stesso.

Cederei ora l’atto alla nostra parolona.

Per ripristinare il perfetto e funzionale “bilanciamento” è necessario trattare con rispetto tutto ciò che è al di fuori di noi, partendo tuttavia da noi stessi.

Per Bateson è peculiare la connessione esistente tra il piano introspettivo e quello esteriore; per questo motivo spiega dapprima in quale maniera dovremmo ricercare la grazia dentro noi.

Analizza come conscio e inconscio umano si stendano su una complessa stratificazione, livelli mentali di cui riconosciamo quattro come fondamentali:

  • Un tipo di conoscenza per cui tanto più un individuo conosce tanto meno diviene conscio di questa conoscenza. Si parla di assimilazione di concetti che ripetuti divengono abitudinari, quindi “non-pensati”.
  • Le immagini visive tridimensionali consce che elaboriamo esperendo, costruite tramite procedimenti che implicano premesse matematiche (esempio la prospettiva) del cui impiego siamo inconsci e sui quali non abbiamo alcun controllo volontario (si può parlare di una sorta di “premesse a priori”)
  • L’inconscio situato ai livelli della mente ove regna il processo primario freudiano, ossia una modalità di funzionamento dell’apparato psichico caratterizzato da una scarica immediata della pulsione, non cosciente, tipico della prima fase di vita (ciò che Freud definisce Es)
  • L’inconscio come cantina in cui vengono rinchiusi e rimossi i ricordi paurosi e spiacevoli

Il mezzo con il quale l’uomo è in grado di comprendere tutti e quattro i livelli mentali quale sarà?

Proprio l’Arte.

Erroneamente l’equazione ratio=logico si è affiancata all’idea che creare ed essere artisti sia una dote innata ed esclusiva, che solo chi è in grado di esporre sentimenti è capace di mettere in gioco. In verità, come afferma Gregory Bateson senza una tecnica non c’è arte”, senza cioè alcuno studio rigoroso, quindi impostazione logica, non è riproducibile alcun tipo di opera artistica.

Si può pensare per esempio di impregnare una tela di colori in modo casuale ma certamente, senza conoscere le proprietà dei materiali utilizzati per far ciò o le regole della pittura, non si potranno sfruttare le tempere nel meglio delle potenzialità. L’abilità tecnica è qualcosa di conscio, ma una volta esercitata ripetutamente entra a far parte di un processo meccanico per il quale il pittore, quando dipinge, non pensa a come deve realizzare una sedia in prospettiva; lo fa e basta, perché ha assimilato regole da cui potrà attraverso la tela sprigionare e improvvisare la propria espressività passionale e trasmetterla a chi osserva.

L’arte appare allora come un’attività così umana che a tutti gli effetti è in grado di creare una interconnessione tra i livelli consci e inconsci e non solo, tra individui, attraverso un prodotto estetico in grado di lasciar trasportare emozioni nelle quali ognuno di noi può riflettersi e riconoscersi.

Creare, produrre, ascoltare, cercare bellezza è il modo col quale ognuno di noi può approcciarsi all’arte, in modi differenti. Dove per Arte non si intende solamente una creazione musicale, poetico, pittorica, ma un qualsiasi frutto di un lavoro che si differenzi dalla mera realizzazione meccanica di qualcosa perché carico di sentimenti. Ecco perché, in questo senso, nelle nostre azioni possiamo essere tutti quanti artisti.

Abbiamo però perso di vista “Rispetto”.

Che fine ha fatto la sua voce nella lunga digressione sui meandri psichici umani?

Sta tornando ora e si esplica in termini più chiari: avere rispetto significa essere in grado di ascoltare, pazientare e capire, doti che via via stanno scomparendo, ogni qual volta il comportamento umano si affaccia alla corruzione, all’inganno, alla finalità, all’idea che tutto che ci circonda sia nato per soddisfare delle esigenze. Un comportamento tale è presuntuoso e proveniente da una esaltazione che nasce nel momento in cui ci scordiamo che prima di “razionali” siamo “esseri animali”.

Non siamo perfetti, dotati di super poteri, ma talvolta assegnare piena fiducia alla grande capacità razionale che ci appartiene ci lascia credere il contrario. Dovremmo allora denunciare un atteggiamento sovrarazionale e permettere sia alle leggi della ragione (certamente), ma anche alle leggi del cuore di essere ascoltate.

È necessario forse dare respiro alla gioia, al dolore, alla rabbia, senza cedervici (cadendo nell’estremo opposto) ma imparando a risplenderci. Questo vivere a pieno noi stessi potrà tradursi allora in un fiorire nella grazia naturale, in un ecosistema che sempre dobbiamo rispettare, non pretendendo di esserne i padroni ma umili “figli” e “fratelli” provenienti dalla terra, fondamentali “ingranaggi” al pari di tutti gli altri organismi.

Se il piano individuale, nel pensiero di Bateson, è strettamente collegato a quello universale, allora la con-vivenza più serena tra noi e quella tra uomini e pianeta inizia da una con-vivenza con noi stessi, nel rispetto delle nostre emozioni e delle nostre capacità, mattoni costituenti la nostra mera essenza. Bateson pensa una “ecologia delle idee” che parte dal presupposto secondo il quale “il tentativo di separare l’intelletto dall’emozione è mostruoso, così come è altrettanto mostruoso (e pericoloso) tentare di separare la mente esterna da quella interna”.

Per conoscere appieno il sistema cibernetico è necessario ricongiungere la coscienza con l’inconscio, e la mente individuale con la più vasta mente dell’ecosistema.

I mezzi per ottenere questa connessione riguardano proprio le attività con cui è possibile utilizzare tutti i livelli della mente; l’arte, come constato prima, è quella a noi più immediata.

Nella ricerca della saggezza e della bellezza si esplica il carattere etico dell’ecologia di Bateson, che mi piace considerare una continua indagine in medias res della verità.

In conclusione vorrei condividere una frase dell’autore che può forse custodire le parole perfette con cui la nostra protagonista Rispetto, che spera da oggi di poter essere accolta con maggior calore non solo in un dizionario o in un articolo ma nelle nostre azioni quotidiane, ci saluta nell’epilogo teatrale:

“Perché si possa conseguire la grazia, le ragioni della ragione debbono essere integrate sempre, in ogni istante, con le ragioni del cuore”.

Annalisa Mazzolari

Laureata alla triennale di Filosofia presso l’Università degli studi di Trento e in attesa di proseguire con il biennio magistrale a Milano. Oltre alla filosofia coltiva la passione per la musica: diplomata all’ottavo anno di pianoforte presso il Conservatorio di Brescia e in canto lirico presso il Conservatorio di Bergamo. La filosofia della sua musica? Prendere tutte le sfumature bianco-nere della vita e aggiungerci sempre una puntina di giallo del Sole!

 

 

Bibliografia

Bateson G.- Verso un’ecologia della mente, traduzione di G.Longo, s.l., Adelphi, 1977.

 

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