Cinema

Perfetti sconosciuti

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April 23, 2019

Viviamo in un’epoca in cui gli smartphone sembrano essere diventati l’estensione naturale delle nostre braccia; un mondo distopico nel quale, si potrebbe dire, non siamo noi ad essere i padroni del cellulare, ma è il cellulare ad essere il nostro padrone: non c’è persona, scommetterei, che non abbia sperimentato la terribile ansia che assale quando non si trova il telefono in tasca o nella borsa, oppure che non abbia tremato alla sola idea che possa finire nelle mani sbagliate. Quella piccola scatola nera che chiamiamo “smartphone” è il luogo in cui, tra una chat e l’altra o negli angoli più reconditi della galleria fotografica, nascondiamo i nostri segreti più inconfessabili. Che cosa potrebbe mai accadere se una sera, durante una cena in compagnia, qualcuno proponesse di giocare a rendere pubblico ogni nostro messaggio, chiamata o notifica? È proprio ciò che accade in ‘Perfetti sconosciuti’, film del 2016 diretto da Paolo Genovese; una commedia a metà fra il tragico e l’umoristico, che apre il sipario sul non detto, svelando l’ipocrisia e la falsità celate dietro alle maschere – perché di questo si tratta – di un gruppo di amici di vecchia data, che in realtà, come anticipa il titolo, sono alla stregua di perfetti sconosciuti. E allora ecco che, seduti attorno ad un tavolo circolare, Eva, Rocco, Cosimo, Bianca, Lele, Carlotta e Peppe si guardano negli occhi talvolta stupefatti e sorpresi, talvolta inorriditi, man mano che inattese e sconcertanti verità emergono sotto forma di sms, mail o chiamate, rovinando quella che altrimenti sarebbe stata una piacevole serata e demolendo un’amicizia consacrata.

La forza del film sta nella sua incredibile verosimiglianza, resa soprattutto da dialoghi all’insegna del più e del meno capaci di evocare un’aura di concreta quotidianità e vita di tutti i giorni. Sin dalle prime scene ci troviamo immersi in un’atmosfera famigliare, la stessa di una qualsiasi cena tra amici, forse un po’ disorientati dalla difficoltà di afferrare una trama che sembra continuamente essere posticipata per lasciare spazio a chiacchiere e scene di vita abituale. Ma è proprio questo che ci attacca agli schermi, la mancanza di una trama che ponga la nostra vita a debita distanza da ciò che ci viene raccontato. Ad attecchire è il graduale prendere coscienza che proprio noi, che mille volte abbiamo cenato a casa di amici discorrendo proprio di quegli stessi argomenti, saremmo verosimilmente potuti diventare pedine di un gioco tanto innocuo quanto pericoloso. Il film è quasi interamente ambientato a casa di Rocco ed Eva, ma non è questo il caso in cui la mancanza di azione e di movimento dà luogo ad un clima claustrofobico. Lo spazio è infatti gestito in maniera magistrale, creando situazioni in cui coppie di personaggi possono isolarsi per approfondire un discorso, o magari scambiarsi confidenze che prontamente ci informano su qualcosa di cui eravamo all’oscuro e sui possibili sviluppi della vicenda.

Quella di Perfetti sconosciuti è una comicità più vicina all’umorismo; una comicità dissacrante, che ci spinge a riflettere, e che demolisce qualcosa nel quale credevamo senza riserve. Soggetti di questa satira sono i concetti di amicizia, amore, fedeltà, giustizia, e i rapporti umani sinceri e genuini. Ad essere svelata è la parte in ombra, il non detto, il segreto che sta dietro all’apparenza e alle maschere che ognuno di noi indossa ogni giorno anche di fronte ai propri amici. Trattando temi caldi come l’adulterio e l’omosessualità, Perfetti sconosciuti riesce anche a farci sorridere, addirittura ridere di gusto, ma poi ci costringe a riflettere; a mettere in dubbio tutto ciò in cui abbiamo sempre riposto fiducia o che credevamo di conoscere come il palmo della nostra mano. Insomma ci lascia l’amaro in bocca, un amaro che si intensifica man mano che la storia giunge al suo termine, quando scopriamo che niente di ciò che abbiamo visto è realmente accaduto, che tutto era in potenza e non in atto – per citare Aristotele. Ciò a cui abbiamo assistito non è altro che la rappresentazione di cosa sarebbe accaduto se un gruppo di amici avesse davvero giocato a rendere pubblici i contenuti del proprio telefono. Ma alla fine della serata, a cena ultimata, ognuno rientra a casa con il proprio smartphone in tasca e i propri segreti al sicuro, con la certezza di conoscere le persone con le quali ha cenato, e ancor peggio, trascorso buona parte della propria vita.

 

Linda Vassallo

Studia Culture e letterature del mondo moderno presso l’Università Statale di Torino. Durante le superiori ha vinto numerosi concorsi a tema storico e politico che le hanno permesso di viaggiare ed ottenere borse di studio. Attualmente i suoi studi universitari mirano particolarmente all’incremento delle conoscenze letterarie, linguistiche, musicali, cinematografiche ed artistiche.

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