Macchina del tempo

30 Aprile 1970: L’Uomo Ragno, dalla Grande Mela al Bel Paese.

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April 30, 2019

Parlare di Spider-Man è complicato. Su di lui ci sono centinaia di storie da leggere, serie animate da vedere, videogiochi e film che lo rendono uno dei personaggi più conosciti dell’universo Marvel. Si può dire che è il supereroe più famoso della casa statunitense, tanto da aver contribuito, in maniera sostanziosa, a farla diventare il colosso che è oggi, dopo essere stata la casa editrice (di fumetti) più grande del mondo.

Era il 1962, Stan Lee e Jack Kirby, freschi del successo dei Super 4, buttarono giù qualche idea. La mente creativa di Lee lo portò ad un’innovazione: un supereroe adolescente. La leggenda narra che lo stesso Stan Lee stesse guardando il muro in cerca d’ ispirazione quando il suo sguardo si posò su una mosca. In quel momento pensò: «Non sarebbe bello se un essere umano potesse fare la stessa cosa?».  La strada non fu semplice come si aspettava, infatti il suo editore respinse inizialmente il progetto perché riteneva che il personaggio non fosse in linea con lo stereotipo del supereroe.

Il resto è storia nota: Kirby, per la realizzazione si ispirò ad una sua precedente creazione, ovvero The Fly (la Mosca) del 1959, nel quale l’eroe non era ne grosso ne muscoloso, ma aveva le stesse fattezze che vediamo oggi in Spiderman, ovvero un ragazzo mingherlino ma molto agile. Da li a poco la collaborazione con lo stesso Kirby venne interrotta e Lee si rivolse al disegnatore Steve Ditko, il quale realizzò l’iconico costume di Spidy che conosciamo e amiamo ispirandosi ad un catalogo di travestimenti di carnevale. Proprio in quell’anno fu registrata la prima apparizione dell’amichevole Spider-Man di quartiere sulle pagine del quindicesimo numero di “Amazing Fantasy”, del quale il nostro eroe conserverà l’Amazing. Il personaggio ottenne da subito un grandissimo successo e venne pubblicata una rivista a lui dedicata: The Amazing Spider-Man.

Ma cosa ha portato il Tessi-ragnatele ad essere così amato? Bisogna ricordare che in quegli anni si era entrati nella Silver Age, per gli eroi dei fumetti, quindi se vogliamo fu come un voltare pagina rispetto al passato, occorrevano nuove storie, nuove genesi, nuove scritture, disegni, trame più complicate; si era saturi del classico supereroe senza macchia e senza paura, il pubblico era stufo di vedere eroi “alti e belli”. Spider-Man doveva essere diverso! E allora perché non fare immedesimare il target, a cui era rivolto il fumetto, nel supereroe anziché continuare a proporre modelli fantastici, ma inarrivabili? Spider-Man o meglio, il suo alter ego, Peter Parker diventa quindi  un adolescente come tanti, un ragazzo ordinario, che vive nel Queens, che va a scuola, che si innamora, che riceve delusioni e sconfitte personali; che ha dei problemi famigliari e finanziari. Si scelse di caratterizzare Peter come lo stereotipo del ragazzo un po’ imbranato ma geniale, brillante a scuola ma impacciato con le ragazze, emarginato il più delle volte dai suoi coetanei. Un eroe che si nasconde dai nemici e mente ai suoi cari in modo che nessuna delle due parti possa capirne la vera identità, in quanto questo avrebbe delle pesanti conseguenze. Prima di allora (con un’eccezione per i “Fantastici Quattro”) gli eroi non avevano problemi nelle loro vite, erano praticamente degli dei, sempre brillanti e senza scheletri nell’armadio. Questa umanizzazione del personaggio ha contribuito, non poco, al suo enorme successo. Inoltre, l’eroe non ha a che fare solo con mostri o super cattivi con poteri o armi insolitamente potenti, ma ha a che fare anche quella che è la vita di tutti i giorni in una grande città come New York, fatta di malavita, piccoli furti, rapimenti, addirittura in alcune storie Spider-Man ha a che fare con i più emarginati della società, come per esempio genitori talmente poveri che per dare di da mangiare ai propri figli si abbassano a commettere piccoli reati.

Un’altra caratteristica peculiare del personaggio sono le sue battute durante i combattimenti (cosa poi ripresa successivamente con Deadpool) e il leggendario costume rosso e blu con stampata sopra una ragnatela. La storia dell’Uomo-Ragno è complicata anche dal punto di vista editoriale e soprattutto della scrittura/ disegno del personaggio, in quasi 60 anni di storia si sono avvicendati decine di disegnatori e scrittori, lo stile è cambiato, passando dal disegno più classico di Romita Sr a quello più futuristico e articolato di Simone Bianchi; così come le storie e le sceneggiature vanno dal comico al dark. Stiamo parlando di un personaggio che, come tanti, ha vissuto alti e bassi in termini di successo, di vendite e storie editoriali, ma che si è sempre rialzato, proprio come Peter Parker, nelle storie dell’Uomo-Ragno, che malgrado le perdite, le sconfitte, le porte in faccia, malgrado i lutti, si è sempre rialzato. Per la mia generazione (‘90) il supereroe è sempre stato un punto di riferimento nell’immaginario collettivo grazie alla serie animata, i videogiochi e soprattutto grazie alla celebre trilogia dei film di Sam Raimi. Nel corso degli anni Spider-Man è cambiato, la sua storia è cambiata, tanto da essere entrata in contatto con universi paralleli, cloni di se stesso, entità supreme che hanno messo in discussione la sua stessa genesi (l’incidente in laboratorio), nemici che hanno preso possesso del suo corpo per operare come eroe superiore; ma malgrado tutto questo la testa di tela è sempre rimasto coerente con se stesso, fedele al suo credo:  fare del bene e soprattutto dare speranza, perché, come a sua volta ha appreso dalla vita e dai suoi errori, “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.

Era il 30 aprile del 1970 ed in Italia sbarcava, grazie all’editoriale Corno, l’Uomo-Ragno.

 

Nicolò Zanardi

Laureato triennale in Storia presso l’Università degli studi di Genova, con una tesi dal titolo: “Francis Drake, la sfida inglese all’Impero spagnolo”, nella quale oltre alle imprese del noto pirata elisabettiano, ci si sofferma sul ruolo che la pirateria inglese ha avuto nella società, nell’economia e nella politica d’Oltremanica e di come abbia dato il suo contributo alla nascita dell’Impero Britannico. Cercando di andare oltre quell’alone di romanticismo di cui è intriso l’argomento sia per luoghi comuni che per l’effetto della recente cinematografia e letteratura.

 

 

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