Blitzkrieg

La conquista sovietica di Berlino.

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May 2, 2019

Foto 1: Il Reichstag tedesco conquistato dall’Armata Rossa

L’8 Maggio del 1945, il Terzo Reich si arrende ufficialmente alle truppe sovietiche, perdendo l’ultima battaglia significativa della Seconda Guerra Mondiale, ovvero la battaglia di Berlino. Si tratta di un evento storico estremamente significativo, carico di significati ma soprattutto di conseguenze. Non si tratta infatti solo della fine di un’ideologia come quella nazista, ma di una vittoria definitiva di altre narrazioni su di un’altra che per anni aveva terrorizzato prima l’Europa, poi il mondo intero. Proviamo dunque a entrare più in profondità sul significato per niente scontato della fine del Terzo Reich per mano dell’Armata Rossa.

Una resistenza folle e fanatica.

Foto 2: Una squadra mortai dell’Armata Rossa

Non c’è tanto da dire sulle possibilità di vittoria e di sconfitta di entrambe le parti coinvolte. L’esercito sovietico stava attaccando un nemico senza più nessuna speranza di ripresa e destinato a crollare da lì a poco. La resistenza nemica era inferiore numericamente, con munizioni e scorte estremamente limitate. Ciò che è interessante invece della rimanente opposizione ai sovietici è il modo in cui combatterono, pur non avendo nessuna speranza.
La battaglia durò molto poco, dal 16 Aprile fino al 2 Maggio, cioè quindici giorni appena. La vittoria dei sovietici in questo contesto era scontata e gli ultimi fedeli del Terzo Reich morente non potevano opporsi alla tenaglia comunista. Ciononostante, gli scontri furono intensi e numerosi furono i tentativi disperati delle truppe naziste di sfondare le linee avversarie. Gli scontri continuarono per qualche giorno anche dopo il suicidio di Hitler il 30 Aprile.
Sarebbe stato quantomeno comprensibile se le restanti truppe naziste, durante questi scontri, avessero deliberatamente deciso di arrendersi alle truppe sovietiche senza ulteriori resistenze. Invece più di 70 mila uomini (cifra che può variare a seconda delle fonti) dell’Armata Rossa persero la vita combattendo contro i tedeschi. Questa sorta di fedeltà al morente Reich, a volte forse dettata dalla paura, può essere letto come un esempio estremo degli effetti tragici di un’ideologia spietata e disumana.

Cosa ha rappresentato per il mondo la conquista sovietica di Berlino.

Foto 3: un carro armato T34-85 davanti alle Porte di Brandeburgo

Due sono le forze principali che si sono opposte con grandi risultati al nazismo: gli Stati Uniti d’America e la Russia Sovietica. Nel grande teatro del 1900, non è errato considerare come principali protagonisti del secolo tre diversi modelli di pensiero: il Liberalismo, l’Evoluzionismo e il Socialismo. Nella prima metà del XX secolo, la lotta più aspra avvenne tra i primi due modelli. Il terzo, nonostante l’attrattiva e l’originalità sviluppatesi con il suo teorico, non avevano mai avuto vera e propria occasione di dar mostra del suo potere e diffusione. L’occasione arriva alla fine della Seconda Guerra Mondiale, dove le forze sovietiche sottomettono un nemico di cui per tanti anni gran parte del mondo aveva avuto terrore.
A livello simbolico, la battaglia di Berlino e la sconfitta inevitabile dei nazisti significa il fallimento di una narrazione molto dura, i cui concreti rappresentanti sono stati i campi di concentramento intesi come “campi di azione”, a favore di quella socialista, che qualcuno invece credeva destinata ad estinguersi con il diffondersi dei totalitarismi di destra in Europa (soprattutto in Spagna) e con le fasi iniziali dell’operazione Barbarossa poi. Che poi Berlino sia stata divisa in due è diretta conseguenza della morte dell’Evoluzionismo, che lascia il mondo nella mani degli Stati Uniti e della Russia sovietica.

Foto 4: Prigionieri tedeschi marciano di fianco ad un semovente d’artiglieria ISU-122 dell’Armata Rossa.

Giulio Mastrorili

Studente di Filosofia presso l’università vita-salute San Raffaele. Oltre allo studio della filosofia, si interessa di psicologia, antropologia e teatro. Collabora con l’associazione Tlon e con Edizioni Tlon presso cui ha lavorato alla redazione di tre libri (Ad occhi aperti di Mariana Caplan, Elogio dell’idiozia di Riccardo dal Ferro e Le porte dell’immaginazione di Igor Sibaldi).

 

Foto di copertina: Marco Marzilli (Per maggiori dettagli:  Aprile 1945: la battaglia di Berlino)

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