Blitzkrieg

Ironclad: Le navi corazzate nella Guerra Civile Americana (Parte 3)

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May 7, 2019

La prima battaglia tra navi corazzate

Immagine 1: La CSS Virginia sperona la USS Cumberland

Tra l’8 e il 9 marzo 1862, nel pieno della Guerra Civile Americana (1861-1865), si assistette ad un evento la cui portanza coinvolse l’intero mondo della marina: il trionfo delle navi corazzate sulle precedenti costruzioni navali in legno a propulsione velica.

A renderlo possibile fu il varo del CSS Virginia, una “ironclad” (ossia batteria corazzata) che sotto certi aspetti rientrava anche nella tipologia dell’ariete corazzato (perché munita di sperone a prua), progettata dalla Marina confederata per sopperire alla sua grave mancanza di unità maggiori idonee ad affrontare la preponderante Marina dell’Unione (U.S.Navy).

Gli scontri che si verificarono in quei due giorni, nella baia di Hampton Roads, avrebbero dovuto permettere alla Confederazione di rompere il blocco navale del nemico (il quale stava impedendo un regolare svolgimento dei suoi commerci con l’estero), privandolo quindi del controllo marittimo in quella zona e di alcune delle sue navi più potenti.

Protetta da una spessa corazzatura composita (legno e metallo), il Virginia riuscì ad affondare la fregata USS Cumberland e danneggiarne altre due, le USS Congress e la Minnesota. Quest’ultima si era arenata in un punto della rada dove il fondale era troppo basso per permetterle di fuggire, quanto di consentire al Virginia di raggiungerla per ultimare la sua opera di distruzione.

A salvare la fregata unionista fu, in particolare, il calare della notte, che obbligò la “ironclad” sudista a rientrare nella base di Norfolk e rimandare alla mattina successiva la definitiva rottura del blocco navale di Lincoln[1].

Il trionfo del Virginia sembrava incontestabile, fino al sopraggiungere di un agguerrito rivale dalle apparenze decisamente insolite.

Per disporre di maggiori dettagli sui fatti precedenti la battaglia di Hampton Roads potete consultare i nostri  articoli precedenti:

  1. Ironclad: Le navi corazzate nella Guerra Civile Americana (Parte 1): La Nascita della C. S. Navy; 
  2. Ironclad: Le navi corazzate nella Guerra Civile Americana (Parte 2): La CSS Virginia, il “Mostro”.

Una corazzata per il Nord

Immagine 2: USS Galena

Durante la Guerra Civile Americana la corsa alle corazzate non fu una semplice conseguenza dei risultati europei ottenuti col varo delle pirofregate Gloire (francese) e Warrior (britannica). Il Dipartimento della Marina aveva preso in considerazione la realizzazione di simili unità già prima del conflitto, ma i lavori per la loro

Immagine 3: Gideon Welles

realizzazione procedettero a rilento e dopo la secessione molti ufficiali addetti ai lavori proseguirono i loro studi per conto della Confederazione, in quanto originari del Sud[2].

Cosa permise quindi all’unione di rimanere al passo col nemico? Diventa necessario fare una piccola comparazione.

Se per la C. S. Navy si rivelò vitale la dirigenza del Segretario della Marina  S.R. Mallory e dei suoi collaboratori, per la U.S. Navy fu altrettanto rilevante il contributo del Segretario della Marina Gideon Welles e del suo vice Gustavus Vasa Fox. Tenace e modesto il primo, quando competente ed esperto del mondo navale il secondo, questi due personaggi collaborarono con l’intento di fornire all’Unione quelle navi da guerra che le avrebbero permesso di tener testa alla nuova forza navale che stavano preparando i sudisti.

Immagine 4: Corazzatura e armamento della Galena

Nell’Agosto del 1861 consultarono 17 progetti di eventuali navi corazzate, dei quali però vennero presi in considerazione soltanto due. Il primo era quello del New Ironsides, una pirofregata simile alla francese Gloire, quindi dotata di una linea che potremmo definire “tradizionale”.  Mentre il secondo era quello della “ironclad” Galena, definita da Raimondo Luraghi come:

«una specie di ircocervo, una nave cioè di modesto dislocamento (738 tonnellate), a vapore, con cannoni piazzati  in fiancata, le corazze semplicemente attaccate dall’esterno, munita di alberi e di velatura[3]».

A questi due progetti ne venne aggiunto poi un terzo, quello del Monitor, realizzato dall’ingegnere svedese naturalizzato statuinitense John Ericsson[4].

Come Robert Fulton prima di lui, Ericsson fu l’autore di innovazioni che rinnovarono profondamente il mondo navale e la sua corazzata poté superare le prestazioni del Galena e del New Ironsides nonostante le sue modestissime dimensioni, alle quali si accompagnarono svariate particolarità.

Immagine 5: USS Monitor

Guardando la litografia a destra  possiamo notare i due elementi che resero innovativa la corazzata di Ericsson:

  • il profilo basso;
  • l’armamento in torretta.

Il profilo basso era studiato per offrire massima protezione al ponte (di metallo) e allo scafo (di legno).  Le piastre metalliche, spesse tra i 76 e 102 mm lungo la cintura corazzata, potevano resistere ai colpi delle artiglierie di grosso calibro e formavano un anello protettivo intorno allo scafo dello spessore di 1 metro[5].

A comporre l’armamento c’erano soltanto due cannoni da 11 pollici (tipo Dahlgren) collocati all’interno di un’innovativa torretta girevole che avrebbe permesso di tenere sotto tiro le navi nemiche entro un raggio di 360°, mentre una seconda analoga struttura corazzata, più piccola e più verso la prora, fungeva da plancia comando.

La propulsione era affidata ad un’unica elica collegata ad una macchina a vapore che consentiva di raggiungere una velocità di circa 6 nodi. Cercare di accrescere la velocità avrebbe significato alleggerire il peso della nave e quindi ridurre la sua corazzatura o il suo armamento, rischiando di renderla vulnerabile.

Immagine 6: Sezioni del Monitor.

Il sopraggiungere del Monitor ad Hampton Roads fu dovuto in particolare ad un colpo di fortuna.

«L’allestimento era terminato appena in tempo perché, come si è visto, l’8 Marzo la Virginia aveva preso il mare. La corazzata nordista era invece stata posta in movimento il 6, da New York, con il proposito di inviarla a bombardare le batterie confederate sul basso Potomac, ed aveva compiuto il viaggio assai penosamente a causa del mare grosso arrivando ad Hampton Roads il giorno della fatale battaglia verso le 21. Il capitano Marston, comandante della fregata a vapore Roanoke […] aveva l’ordine di far procedere la Monitor per Washington non appena essa fosse arrivata; ma, vedendo nel provvidenziale sopraggiungere della corazzata l’unica prospettiva di salvezza per l’infelice Minnesota […] si assunse la responsabilità di trattenerla ed inviarla al soccorso della nave incagliata[6]».

Immagine 7 Confronto tra il Monitor e il Virginia

9 marzo 1862: L’alba dei mostri

Immagine 8: La USS Congress in fiamme.

Tra mezzanotte e le due del mattino, il relitto del Congress divampò nella sua ultima e apocalittica esplosione lasciando presagire che presto la stessa sorte sarebbe capitata anche al Minnesota, ancora incagliata nei bassi fondali della rada.

Con il comandante Buchanan impossibilitato a dirigere l’unità, a causa di una ferita alla gamba subita il giorno precedente, il comando del Virginia passò al secondo Catesby ap Jones.

Tra le 7.00 e le 8.00 del 9 Marzo, la corazzata sudista partì nuovamente all’attacco seguita dalle cannoniere della scorta, ignara però della presenza del Monitor. La sera prima le vedette sudiste non avevano fatto particolare attenzione al suo ingresso nella rada. L’oscurità e la forma della corazzata, che a primo impatto ricordava una chiatta, aiutarono a nascondere il fatto che una delle navi più potenti del mondo fosse giunta in mezzo a loro.

In seguito a tutto questo, il Virginia si mosse come previsto contro l’USS Minnesota, pronto a riservargli lo stesso destino del Congress, ma ancora prima che i suoi cannoni fossero in grado di fare fuoco (si trovava a circa 2.500 metri) il Monitor sbucò da dietro la fregata provocando reazioni stupefatte tra i marinai sudisti.

Immagine 9

«Azionata da un’elica invisibile, senza alberi né fumaiolo né altro[7]», il Monitor si avvicinò spavaldo contro il suo rivale confederato e diede avvio allo scontro aprendo il fuoco contro di esso.

Dal brutale scambio di bordate che ne seguì prese forma il primo combattimento tra corazzate della storia.

Sebbene le corazzature di entrambe le unità resistettero ai proietti avversari, alla fine furono i nordisti ad ottenere i primi successi, allontanando la “ironclad” confederata dal Minnesota, e obbligandola a dover proteggere le fragili cannoniere della sua scorta. I confederati si trovarono inoltre penalizzati in velocità, avendo subito danni al fumaiolo negli scontri del giorno precedente.

Alle 12.00 il duello proseguiva già da quattro ore. In uno dei loro contatti più ravvicinati il Virginia provò perfino a sfruttare la propria massa per speronare il Monitor, soltanto che quest’ultimo riuscì a rendere vano l’attacco accostando a dritta ed evitando in tal modo l’impatto. Manovra con la quale i nordisti furono anche in grado di sparare una terrificante bordata a distanza ravvicinata. Uno dei proietti da 11 pollici «colpì la corazzata sudista nella parte anteriore della casamatta con tale violenza da gettare a terra per la concussione gli artiglieri confederati che si trovavano all’interno, e da incrinare le piastre più esterne della corazza[8]».

Dopo quelle ore interminabili le due navi parevano precipitate in un limbo nel quale l’una cercava di sopraffare l’altra pur essendo entrambe destinate a non riuscire nell’intento.

Immagine 10

A generare un’evoluzione nello scontro fu una granata del Virginia, che colpì il Monitor nella feritoia della cabina di comando posta a prora, generando al suo interno una pioggia di schegge che ferì il comandante, John L. Worden, agli occhi.

In sostituzione di Worden, temporaneamente accecato, il comando dell’unità il quale passo al secondo, tenente di vascello Samuel D. Green, che cadde vittima di un momento di esitazione dovuto all’inevitabile confusione di quei duri momenti di scontro. Un dettaglio che reputo sempre rilevante riguarda la sua giovane età, dal momento che aveva soltanto 23 anni e una scarsa esperienza di comando, elementi che incisero inevitabilmente sulla sua condotta, ma non necessariamente o eccessivamente in senso negativo. Per condurre adeguatamente il resto del “duello” Samuel D. Green prese probabilmente l’unica decisione che potesse sembrargli adatta alle circostante e si allontanò dal Virginia per consultarsi con Worden e stabilire una strategia.

Immagine 11

Malauguratamente la critica nordista mal interpretò l’azione del giovane ufficiale, la quale era dovuta comunque a motivazioni più che ragionevoli. Per tutte le fasi dello scontro Green aveva comandato i cannoni della torretta, dimostrando di possedere notevoli abilità, (diventando oltretutto il primo ufficiale d’artiglieria navale della storia a gestire un’arma simile) e sapeva che il Monitor poteva disporre di una limitata quantità di munizioni. Quindi, oltre a permettergli di conferire col comandante Worden, quella “pausa” serviva anche per rifornirsi di munizioni dal Minnesota.

Questa manovra si era già ripetuta diverse volte durante la giornata, obbligando il Monitor a «rompere il contatto per rifornire di proietti e cariche di lancio la torre girevole; il limitato pescaggio […] gli consentì di farlo pur tenendo sempre la Minnesota sotto la sua protezione, talché anche durante questi brevissimi intervalli (10-15 minuti) la Virginia pur dirigendo qualche colpo sulla fregata non poté più seriamente minacciarla» e un paio di volte finì anche ad incagliarsi «nel tentativo di accostarsi troppo», ma riuscì sempre ad uscire da una simile situazione  «prima che la Monitor, rinnovata la sua riserva di proiettili, le fosse rovinata addosso[9]».

Immagine 12

La ragione che spinse la critica ad essere tanto dura con Green, conducendolo addirittura al suicidio nel 1884, è dovuta al fatto che fu proprio dalla sua decisione di allontanarsi che si determinò la fine dello scontro.

Interpretando l’allontanamento del Monitor come una vera e propria ritirata, i cannoni del Virginia diressero altre delle loro bordate contro il Minnesota, prima di allontanarsi a loro volta per tornare alla base di Norfolk. Trattenersi troppo nell’area dello scontro sarebbe stato inoltre poco prudente. Il grande consumo di carbone e munizioni aveva provocato un alleggerimento dell’intera corazzata, la cui opera viva (parte sommersa della nave) era emersa in parte dall’acqua in modo tale da renderla eccessivamente vulnerabile in quanto parte del fasciame, non protetto, era esposto alla possibilità di venire colpito dall’artiglieria nemica[10].

Il primo scontro tra navi corazzate poteva definirsi concluso, ma nella mente dei contemporanei e degli storici iniziarono a formarsi dubbi e domande su chi avesse realmente prevalso nello scontro.

Dopo Hampton Roads

Immagine 13

Decretare il vincitore della battaglia di Hampton Roads è sempre stato difficile, tanto che ancora oggi manchiamo di una risposta soddisfacente al riguardo e questo in seguito a ragioni perfettamente comprensibili. Gli elementi da considerare sono tanti, il primo dei quali riguarda il fatto che la battaglia si svolse in due giorni differenti seguendo dinamiche ben distinte tra loro.

Nel caso dell’8 Marzo c’è ben poco su cui discutere. La vittoria arrise al CSS Virginia, il “mostro”, la ”ironcladche si era fatta largo nella rada come mai avvenuto in precedenza, distruggendo e massacrando chiunque provasse a sbarrarle il cammino.

Parlando invece del 9 Marzo abbiamo a che fare con una situazione ben diversa. Quel giorno entrambi i contendenti avevano raggiunto determinati obiettivi mancandone altri e ciò è sufficiente a mantenere la questione ancora aperta, specialmente se consideriamo che nessuna delle due corazzate era riuscita ad affondare l’altra.

Immagine 14: La torretta danneggiata del Monitor dopo lo scontro.

Analizzando il quadro generale, il Monitor aveva salvato la fregata a vapore Minnesota e preservato il controllo marittimo dell’Unione, fallendo però nell’aprire un varco al generale McClellan e alle forze anfibie con cui intendeva marciare contro Richmond (per maggiori dettagli: La CSS Virginia, il “mostro”) . Mentre i sudisti, in modo quanto mai sorprendente, erano riusciti ad infliggere un duro colpo ai loro rivali. Mallory poté constatare che la sua strategia stava dando ottimi frutti, soltanto che l’ostacolo maggiore per la C. S. Navy e per l’intera Confederazione, il blocco navale di Lincoln, reggeva ancora e dopo la battaglia di Hampton Roads venne rafforzato ulteriormente. Quindi, di fronte a questi dati, come possiamo decretare un vincitore definitivo?  

Forse, le uniche reali vincitrici di Hampton Roads furono le corazze delle navi stesse. Ogni singola piastra di metallo aveva dato il meglio di se, avviando un nuovo duello tecnologico: quello tra corazza e cannone, che venne vinto da quest’ultimo con l’introduzione dei proietti perforanti.

Sempre in seguito ad Hampton Roads, le due corazzate riuscirono a provocare anche notevoli innovazioni a livello internazionale.

Immagine 15: Battaglia di Lissa

Il Virginia affascinò gli ufficiali europei per aver dato nuova vita al rostro (sperone), l’antica arma delle triremi greche e romane in disuso ormai da secoli, col quale aveva affondato il Cumberland.

Si assistette così al suo impiego già con la battaglia di Lissa (1866), nel corso della quale la pirofregata corazzata austriaca Erzherzog Ferdinad Max riuscì a speronare la pirofregata corazzata Re d’Italia causandone l’affondamento[11].

Nonostante i successi di Hampton Roads e di Lissa il rostro si trovò ugualmente destinato ad avere vita breve. Il suo impiego era difficoltoso, raramente garantiva l’affondamento delle unità nemiche, tanto che venne abbandonato definitivamente quando i cannoni riuscirono ad ottenere il meglio sulle corazze.

Immagine 16: L’affondamento del Monitor.

In quanto al Monitor, le sue fondamentali innovazioni derivarono dalla presenza della torretta corazzata girevole[12], che possiamo vedere in uso ancora oggi, con i dovuti perfezionamenti, tanto da permetterci di supporre che il trionfo tecnico tra le due navi spetti giustamente alla corazzata nordista.

Definito tutto ciò, non mi spingerò oltre. In determinati contesti accanirsi troppo su certi particolari può rivelarsi controproducente e confusionario, pertanto mi limiterò a riconoscere che le due navi vantavano un eguale grado di importanza. Da sole, col fuoco, il ferro e col sangue, avevano posto fine all’era dei velieri (i colossi) e dato inizio a quella delle corazzate (i mostri).

Immagine 17: La Virginia divorata dalle fiamme.

Manca, in tutta questa vicenda, un degno finale romantico per i nostri due protagonisti. Il Monitor  cadde vittima di se stesso. Lo scafo basso e la sottile linea di galleggiamento che gli consentivano di navigare in sicurezza vicino alle coste e lungo i fiumi lo lasciarono senza scampo quando si imbatté in una tempesta nell’Oceano Atlantico il 31 Dicembre 1862. Invece il Virginia, dopo Hampton Roads si trovò limitato a «proteggere le proprie coste e il proprio naviglio minore[13]» fino a quando non venne autoaffondato dagli stessi sudisti durante l’evacuazione di Norfolk, avvenuta l’11 Maggio 1862, perché il suo eccessivo pescaggio gli impediva di ritirarsi risalendo il fiume James[17].

Per qualche motivo la malasorte aveva scelto di colpire queste due unità, impedendo che il loro ultimo atto si concludesse con una nuova e impressionante battaglia, tale da rientrare in modo definitivo nella storia degli scontri navali, ma dando comunque avvio all’ “era delle corazzate” che sarebbe proseguita sino alla conclusione della seconda guerra mondiale, quando la portaerei sostituì definitivamente la nave da battaglia nel ruolo di “capital ship.

Ringraziamenti

Rivolgo un particolare ringraziamento a Maurizio Brescia, direttore della Rivista Storia Militare” , per avermi aiutato e seguito durante la realizzazione di questo articolo.

Emanuele Bacigalupo

Laureato Triennale in Storia presso l’Università degli Studi di Genova con una Tesi dal Titolo: “Necessità di un Miracolo; Nascita, Crescita e Innovazioni della Confederate States Navy”. Attualmente è iscritto al Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia dello stesso Ateneo. Le ricerche in corso proseguono l’interesse per la Storia Contemporanea e le vicende militari, politiche, economiche del XIX sec.

 

Ricordiamo che gli articoli di Ignotus Magazine possono essere soggetti a modifiche o aggiornamenti da parte degli autori. Nel caso fosse necessario rivolgere osservazioni o consigli che permettano di migliorare la stesura degli articoli potete lasciare un commento o scrivere alla nostra email: [email protected]

Note:

[1] E. Bacigalupo: La Nascita della C. S. Navy, Ignotus MagazineRubrica Blitzkrieg, 2019;

[2] M, Brescia – F. Chiesa, Hampton Roads, 8-9 marzo 1862, in Storia Militare N. 307, p.7.

[3] R.Luraghi, Marinai del Sud, Milano,Rizzoli Libri S.p.A., 1993, cit. p. 213. (op. cit. in bibliografia)

[4] M, Brescia – F. Chiesa, Hampton Roads, 8-9 marzo 1862, p.9. (op. cit. in bibliografia)

[5] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, Torino,Einaudi, 1966, cit. p. 448-449.

[6] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. pp. 449-450. (op. cit. in bibliografia)

[7] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 446. (op. cit. in bibliografia)

[8] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. pp. 450-451. (op. cit. in bibliografia)

[9] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 451. (op. cit. in bibliografia)

[10] M, Brescia – F. Chiesa, Hampton Roads, 8-9 marzo 1862, p.15. (op. cit. in bibliografia)

[11] G. Giorgerini, Storia della marina: da Trafalgar a Tshushima,  Milano,Fabbri Editori, 1978. cit. p. 120.

[12] G. Giorgerini, Storia della marina: da Trafalgar a Tshushima, cit. p. 83.

[13] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 452.

[14] G. Giorgerini, Storia della marina: da Trafalgar a Tshushima, cit. p. 69.

Bibliografia Consigliata:

  1. Giorgerini, Storia della marina: da Trafalgar a Tshushima, Milano,Fabbri Editori, 1978.
  2. Giorgerini, Storia della marina: Profili, Milano,Fabbri Editori, 1978.
  3. Macintyre D.- Bathe Basil W.: Man of War: a history of the combat vessel, Gothenburg, Sweden, by Tre Tryckare, Cagner & Co., 1969.
  4. Luraghi R., Storia della guerra civile americana, Torino,Einaudi, 1966.
  5. Luraghi R., Marinai del Sud, Milano,Rizzoli Libri S.p.A., 1993.
  6. Luraghi, Storia della guerra civile americana, Rizzoli, Milano, 1994.
  7. Luraghi R. (a cura di), La Guerra Civile Americana; Bologna,Il Mulino, 1978.
  8. Luraghi R. (a cura di), La Guerra Civile Americana; Bologna,Il Mulino, 1978.
  9. Musciarelli L., Dizionario delle armi, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1971.
  10. Sabbatucci G. – Vidotto V., Il mondo contemporaneo. Dal 1848 a oggi, Roma-Bari, Laterza, 2008.
  11. M. Brescia – F. Chiesa, Hampton Roads, 8-9 marzo 1862, Storia Militare N. 307, p. 5.

Sitografia consigliata:

Ironclad: le navi corazzate della Guerra Civile Americana (Parte 1)

Ironclad: Le Navi Corazzate nella Guerra Civile Americana (Parte 2)

https://www.militaryfactory.com/ships/detail.asp?ship_id=CSS-Virginia-1862

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