Musica

Annalisa Mazzolari presenta “Joan Quille”

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May 20, 2019

Joan Quille, pseudonimo di Annalisa Mazzolari, è una cantautrice bresciana di 22 anni.
Amante della musica fin da piccola, ha studiato pianoforte presso il Conservatorio di Brescia Luca Marenzio e ricevuto il diploma di ottavo anno nel 2015.
Ad oggi si sta specializzando nel canto leggero e jazz con l’insegnante Boris Savoldelli.

Nel corso della sua carriera artistica ha partecipato a contest, talent, e avuto il piacere di presenziare, come ospite, presso eventi e trasmissioni di grande prestigio insieme a cantati e musicisti di fama internazionale.
Ha pubblicato il suo primo album “Uomini Eroi” nel 2016, contenente 12 tracce di cui otto scritte completamente da lei e tre da artisti del calibro di Alberto Radius (Battisti, Formula Tre, Battiato, etc.), Gianfranco Caliendo (Il Giardino dei Semplici), Flora Contento e Vannuccio Zanella (produttore ed editore discografico).
Musicalmente l’anima dell’album tende al pop-rock. Il disco di Annalisa è un prodotto realizzato presso gli Art Studio. La bellissima copertina è di Marco Cecioni, storica voce del Balletto Di Bronzo.

Ad oggi Annalisa appare al pubblico in nuova veste, come Joan Quille, pseudonimo che da il nome al suo secondo album prodotto presso la Edizioni Cromo Studio & MacWave Studios, contiene sette tracce dall’anima rock-elettronico, scritte in collaborazione con Valerio Gaffurini e Alessandro Ducoli.
L’opera uscirà il 24 maggio 2019.

  1. Partiamo con una domanda semplice quanto interessate. Come nasce il nome d’arte “Joan Quille” e quale significato ha per te?

Joan Quille è una trasposizione a nome proprio del termine “giunchiglia”. Tutto è partito da una delle mie poesie preferite, di William Wordsworth, autore romantico inglese che nella sua lirica “I wondered lonely as a cloud” descrive la sua meraviglia nella contemplazione di un enorme campo di “daffodils”, le giunchiglie appunto: queste sono fiori gialli carichi di significato e di un insieme di simboli a mio giudizio molto importanti, ovvero l’amore e il rispetto per sé e gli altri, la ricerca della propria forza interiore per lasciarla sbocciare in armonia luminosa con tutto ciò che ci circonda.

  1. Quali sono le tue ispirazioni e aspirazioni musicali?

Sono piuttosto varie in realtà; la principale corrente è sicuramente quella pop-anglosassone e statunitense degli anni 70 e 80 (Pink Floyd,Queen, Michael Jackson, Peter Gabriel, Madonna, Phil Collins, Toto e simili). A questo però si aggiungono una passione sfrenata per le voci femminili del panorama jazzistico (Ella Fitzgerald è il mio assoluto idolo) e alcune influenze di provenienza cantautoriale italiana (Gaber,Vecchioni, Lucio Dalla) ; sotto sotto anche qualcosa di puramente classico (mi dichiaro essere una Beethoveniana).

  1. Come identificheresti il genere musicale del tuo ultimo album?

“Joan Quille” mi viene da definirlo pop-rock con accenni di elettronica; è molto influenzata dalle atmosfere alla Massive Attack e alle tematiche introspettive dei Pink Floyd. Il fatto che sia un concept album lascia facilmente dedurre l’impostazione derivata dalla musica di questi gruppi citati.

  1. Come lavori alla composizione musicale delle tue canzoni?

Solitamente mi piazzo al pianoforte e da una melodia che ho in mente cerco di ricavare gli accordi. Il testo generalmente viene dopo (non sempre), anche se so, nel momento in cui scrivo una canzone di che cosa andrà a parlare quella. Una volta raggiunta l’idea la porto poi in studio di registrazione per essere vestita dal semplice pianoforte ad un arrangiamento musicale.

  1. A chi è rivolta la tua musica?

Spera di essere rivolta a tutti coloro che, ascoltandola, si riconoscono nelle stesse emozioni di cui parlo; nelle parole, nei colori che cerco di catturare.

  1. Quali sono le evoluzioni musicali del tuo ultimo album rispetto alla tua prima opera ‘Uomini eroi’?

Anche se pare assurdo dirlo “Uomini Eroi” non è tematicamente così distante rispetto a “Joan Quille”: entrambi lanciano come messaggio quello di vedere sempre con positività e ottimismo le cose, solo che se il primo lo fa forse con sonorità e argomenti più “infantili” l’ultimo lavoro invece è sicuramente più carico di una forte crescita emotiva, infatti dico sempre essere più introspettivo e profondo. Il genere è sicuramente molto diverso; questo penso sia dovuto ad una mia maturazione ma anche alla ricerca sperimentale sempre attiva di qualcosa che possa rappresentarmi al meglio.

  1. Uno dei tuoi segni distintivi sono i fiori e più precisamente le Giunchiglie, che citi nel tuo singolo ‘Joan Quille’. Possiamo sapere cosa rappresentano per te cosa intendi dicendo “Sono una giunchiglia”?

La giunchiglia, come ho già avuto modo di dire, oltre ad essere una fiore molto bello (rimaniamo terra a terra sul campo dell’estetica) mi da il senso di solarità e armonia. Con le mie varie ricerche malate sulla botanica e i suoi simbolismi e mitologie ho infatti scoperto che queste sensazioni non sono proprio casuali. Esiste difatti una antico simbolo chiamato “fiore della vita” che è collegato a seconda delle varie epoche e culture, al Sole. Ed in natura la sua forma è stata individuata proprio nella giunchiglia.

La giunchiglia, dai petali radiosi e gialli, è il primo fiore che annuncia la primavera alla morte dell’inverno, per questo è da sempre stato simbolo per molte culture di rinascita e vita. Una rinascita che passa dallo sbocciare di un singolo giunco, il quale all’apertura riesce così ad unirsi nella moltitudine dei fiori gialli. Ognuno di noi deve scovare quel fiore che ci unisce all’intero cosmo… ecco spiegata la frase “sono una giunchiglia”; dobbiamo ricercare dentro la nostra daffodil, amando noi stessi ed irradiando quel rispetto e amore nelle relazioni con gli altri.

  1. Puoi dirci qualcosa sulla storia che gira intorno al tuo album?

L’album è composto da sette tracce e vuole raccontare una storia, in una forma fiabesca, poiché penso sia l’espediente narrativo più semplice che sin dall’infanzia ci permette di cogliere al meglio determinati messaggi. La favola racconta di una principessa che vive in un castello insieme ad un drago del quale è innamorata. Nonostante la possibilità di salvezza proveniente dall’esterno rappresentata dalla venuta di un principe lei rimane ancorata al sentimento che prova per il mostro. Al termine della storia comprende che il loro tipo di rapporto, tuttavia, non può essere reale ed anzi, non fa che prosciugarla; capisce perciò che per uscirne deve essere lei la salvatrice di sé stessa: uccide il drago e scappa dal castello.

Ovviamente tutta questa è una fiaba allegorica: il drago è rappresentativo delle paure umane, del lato oscuro che ci appartiene e che talvolta ci appare affascinante tanto da cadervici vertiginosamente. L’ancora di salvezza da questa prigionia è l’amore e il coraggio, valori incarnati da una principessa guerriera…sentimenti che certamente possono essere aiutati a crescere dall’esterno, grazie ad altre persone (come ci mostra la figura del principe), ma che noi stessi non siamo in grado di riconoscere fin quando non siamo i primi ad accettare l’esistenza di una nostra anima più oscura e ad affrontarla, non combattendola bensì cercando di capirla e conoscerla.

  1. Quale messaggio vorresti trasmettere con la tua arte musicale?

Quello che ho più o meno già avuto modo di accennare: affrontare sempre ogni cosa che ci riguarda con coraggio, gentilezza e rispetto…per gli altri e per sé stessi; non farsi abbattere dalla negatività ma anzi, abbracciare le paure e rispettarle poiché fanno parte di un gioco chiaro-scurale quale è (a mio parere) la vita stessa.

  1. Sicuramente in molti non vedranno l’ora di sentirti dal vivo. Hai dei concerti in programma per il 2019?

Il 25 maggio terrò il concerto di presentazione dell’album presso il teatro Der Mast a Brescia (Via G.Carducci 17/E). Per ora questa è l’unica data confermata, quella che darà il via all’avventura che, spero davvero possa essere fantastica quanto lo è stato il cammino che mi ha portata fin qua. Per ora perciò vi posso invitare a questo spettacolo, che avrà inizio alle 22.00 in punto.

Intervista a cura di Emanuele Bacigalupo

 

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