Curiosità

Les Trés Riches Heures del Duca di Berry – Giugno

on
June 5, 2019

La scena, come per i mesi precedenti, è sormontata da una lunetta dove troviamo il carro del sole, le fasi lunari e la durata dei giorni e i segni zodiacali dei Gemelli e del Cancro (figura 1).

Figura 1 Mese di giugno, particolare.

Qui non vediamo cortei o fidanzamenti ma contadini intenti nei lavori stagionali. Il tema è quello della fienagione, alla quale stanno lavorando cinque contadini, sia uomini che donne, e il verde torna protagonista, come già visto per i mesi di marzo, aprile e maggio, tanto da poter distinguere l’erba già tagliata e secca da quella da tagliare. Il sole batte forte, sembra quasi di poter percepire l’afa, e i contadini cercano di ripararsi con dei cappelli; gli uomini indossano delle tuniche a maniche corte e hanno i piedi nudi, falciano il fieno e lo raccolgono in solchi, mentre due donne sono impegnate a rastrellare il fieno e a disporlo in cavoni per mezzo di un forcone (figura 2).

Figura 2 Mese di giugno, particolare.

Sono gesti faticosi tipici dell’attività agricola, che verranno svolti fino all’avvento delle macchine e che qui assumono le sembianze di un balletto. Siamo sulla rive gauche della Senna, mentre sull’altro lato del fiume si stende la Parigi gotica sulla quale domina il Palais de la Cité con il giardino, le torri, la “Grande Salle” e l’elegante sagoma della Sainte Chapelle. Il Palais de la Cité era sede dell’amministrazione finanziaria e giudiziaria del re e, quindi, simbolo più evidente dello stato sovrano.
Come nei mesi precedenti anche nel foglio di giugno possiamo ammirare tutta la maestria e l’eleganza dei fratelli Limbourg, abili miniatori in grado di fermare il tempo e di cristallizzare la realtà, mostrandoci non solo il lusso e la magnificenza della corte e delle sue feste, ma anche l’umiltà e la dignità del popolo intento a lavorare nei campi.

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Lucia Zavatti

Laureata in Lettere e Beni culturali presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” con una tesi su “Il Maestro delle Tavole Barberini nella Critica Novecentesca” in cui ha analizzato le varie ipotesi proposte da alcuni dei più importanti critici d’arte per l’identificazione dell’autore delle Tavole Barberini, che oggi si trovano una a New York e l’altra a Boston. Attualmente è iscritta alla magistrale in Storia dell’Arte. Da qualche anno collabora all’Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti” di Fermo.

 

Bibliografia:

  • Ingo F. Walther, Norbert Wolf, Codices illustres, I codici miniati più belli del mondo dal 400 al 1600, Taschen, 2003.

Sitografia:

  • senzadedica.blogspot.com
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