Macchina del tempo

10 Giugno 1924: Giacomo Matteotti viene assassinato

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June 10, 2019

Il 10 Giugno 1924 muore il segretario del Partito Socialista Unitario Giacomo Matteotti. Il delitto avvenne per mano di una squadra capeggiata da Amerigo Dumini, la quale aggredì il giovane onorevole, trascinandolo all’interno di una Lancia Lambda nera e uccidendolo nel veicolo stesso.
Questo episodio, particolarmente significativo, segna l’avvento del fascismo su scala interamente nazionale ed è senza ombra di dubbio simbolo di una violenza che tutto d’un tratto si sente legittimata ad esprimersi senza remore.

Un politico scomodo.

Giacomo Matteotti all’epoca era conosciuto a Montecitorio per i suoi discorsi infervorati e per le accuse taglienti rivolte tanto ai liberali, quanto ai repubblicani. In più non si era risparmiato con nessuno dei Presidenti del Consiglio con cui aveva avuto a che fare (Giolitti non poteva vederlo). Queste sue caratteristiche lo rendevano una figura ben nota, scomoda per i suoi avversari e amata dai suoi compagni di partito.
Ben noto è il suo discorso del 30 Maggio 1924, nel quale denunciava le elezioni politiche per l’elezione della Camera dei deputati, avvenute il 6 Aprile dello stesso anno. Secondo l’onorevole, le elezioni non erano valide poiché andarono a favore dei deputati fascisti che esercitarono violenze, illegalità e abusi per vincere. La proposta di Matteotti venne respinta dalla Camera con ampia maggioranza. Alcuni storici sono dell’opinione che il giovane segretario avesse intenzione di non tanto di invalidare realmente le elezioni quanto di iniziare a reagire attivamente ad un’ondata di violenze, che erano culminate con la marcia su Roma del 1922, in seguito alla quale il re Vittorio Emanuele III aveva proclamato Benito Mussolini primo ministro per evitare ulteriori spargimenti di sangue.

Significato e conseguenze del delitto Matteotti.

L’assassinio di Matteotti avvenne 11 giorni dopo il suo famoso discorso. Se a primo acchito il suo omicidio creò una crisi di governo, in cui l’opposizione contestava fortemente la normalizzazione dello squadrismo, a lungo termine si rivelò un colpo mortale per la democrazia e per quelle uniche forze che la sostenevano.

A seguito del delitto infatti il governo di Mussolini assunse istante via via sempre più autoritarie e dittatoriali, di fronte alle quali i partiti di opposizione reagirono abbandonando in massa il Parlamento. Questa azione permise all’esecutivo di usufruire di un potere quasi totale, considerando che il re, da cui i parlamentari si aspettavano una risposta forte, non prese nessuna iniziativa contro il governo. Così, il 5 Novembre 1926 venne reintrodotta la pena di morte e soppresse tutti i giornali e periodici antifascisti. E solo quattro giorni dopo, il 9 Novembre, la Camera dei Deputati faceva decadere ben 123 deputati che avevano partecipato alla secessione due anni prima.
Le conseguenze dell’assassinio dimostrano quanto la figura di Matteotti fosse simbolo di un pensiero diverso da quello fascista, che si traduceva dal punto di vista pratico in un atteggiamento di soppressione di tutte quelle idee contrarie al dictat del tempo.

Giulio Mastrorilli

Studente di Filosofia presso l’università vita-salute San Raffaele. Oltre allo studio della filosofia, si interessa di psicologia, antropologia e teatro. Collabora con l’associazione Tlon e con Edizioni Tlon presso cui ha lavorato alla redazione di tre libri (Ad occhi aperti di Mariana Caplan, Elogio dell’idiozia di Riccardo dal Ferro e Le porte dell’immaginazione di Igor Sibaldi).

 

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