Filosofia

L’amore ai tempi del Grande Fratello

on
June 14, 2019

Che cos’è più forte dell’amore? La paura.

La paura per le conseguenze di un’azione irragionevole, commessa nel nome di un’idea, di un sentimento più grande e per la quale non ci si sente completamente responsabili, ma miserabili complici, colti in flagrante.

La paura per l’ineluttabile punizione da scontare sul patibolo della pubblica umiliazione.

La paura di perdere e di alienare sé stessi ed insieme la propria umanità, nel labirinto emotivo in cui ci si ritrova ingabbiati.

L’amore di Winston per Julia è un amore clandestino ed eversivo, che germoglia nell’Eden di un lurido monolocale situato nei quartieri, poco sorvegliati, dei Prolet.

Un amore totale che non conosce futuro, destinato ad estinguersi nelle fauci bollenti di un regime onnipresente e pervasivo, sorvegliato da un’entità divinizzata: il Grande Fratello.

Quello di Adamo per Eva è un amore letteralmente viscerale.

 

Il loro idillio amoroso divampa all’interno di un giardino fantastico e inaccessibile, un vero Paradiso (dal sanscrito “pairi-“, intorno, e “-daēza”-, muro) per l’appunto.

A legarli è un sentimento che oltrepassa ogni pudore, ogni convenzione, che li porta a contestare spontaneamente qualsiasi limite prescritto ed ingiustificato, perfino quello stabilito dal grande Architetto.

I primi due filosofi della storia, acerbi amanti della conoscenza, furono per questo puniti e allontanati per sempre dal giardino.

Il filo conduttore che lega insieme il distopico romanzo di Orwell con la Genesi biblica è di un rosso sangue che sa di tradimento.

I consigli del paterno O’Brein sono quelli di un serpente tentatore. È lui infatti ad offrire, tra le pagine del manifesto anti-regime, la mela che condurrà Winston al soffocamento politico e morale.

L’accusa lanciata da Adamo non è che un vano tentativo di riconciliazione con il Padre.

Tentativo che avrà come unico risultato la disintegrazione della fiducia che aveva sorretto e guidato il suo rapporto con Eva.

Per questa ragione, da lì in avanti, la vergogna vestirà con foglie di fico i corpi ed insieme le coscienze dei progenitori dell’intera stirpe umana, macchiate indelebilmente dal peccato originale.

L’abiura di Winston Smith arriva invece a seguito di una serie di disumane torture fisiche e mentali.

Disconoscendo Julia, egli riceve la totale remissione dai peccati commessi.

Rinunciando a tutto ciò che fino a quel momento aveva infiammato e conferito un senso alla sua anonima esistenza, egli ha salva la vita.

La paura non pervade solo gli animi degli amanti posti dinanzi ad una scelta cruciale, ma riempie anche i pensieri e le preoccupazioni di chi è al vertice dei più serrati regimi totalitari e teocratici.

L’indiscriminato accesso alla conoscenza avrebbe reso, infatti, i primi essere umani degli esseri ontologicamente superiori, delle vere e proprie divinità.

Per mantenere l’equilibrio e per rinsaldare il rapporto gerarchico tra creatura e creatore, questa apoteosi doveva essere arrestata.

Era forte la necessità di evitare che il regno celeste ed autocratico divenisse un Pantheon aperto e democratico.

Il fuoco prometeico della sapienza doveva rimanere segretamente custodito lì, in Paradiso, nelle mani dell’unico vero Dio.

La sediziosa relazione tra Julia e Winston costituiva, parimenti, un’aperta dichiarazione di guerra ideologica nei confronti di ciò che il regime oceanico aveva rappresentato fino a quel momento.

Come schegge impazzite i due amanti rischiavano di far saltare l’intero castello di carte che il Partito era riuscito a tirar su dopo anni di controllo sulle masse, da parte della Psicopolizia, e di “riscrittura storica” di documenti e giornali, per mezzo del Ministero della verità.

La minaccia doveva essere disinnescata al più presto.

La loro storia sarebbe potuto divenire, in futuro, il simbolo di una devastante ed incontrollata ribellione.

La paura è un’emozione primaria in grado di risvegliare il più recondito fra gli istinti primordiali dell’essere umano, quello dell’autoconservazione.

Un istinto che guida irresistibilmente e in maniera più o meno manifesta, le scelte individuali in situazioni di estremo pericolo.

Ed è proprio in tali situazioni che, almeno in prima istanza, ogni sorta di sovrastruttura razionale viene spazzata via, ogni tipo di legame affettivo rinnegato ed ogni promessa tradita.

In quegli attimi la freudiana pulsione di morte smette di esercitare la sua egemonia sull’istinto sessuale e l’adulto impaurito, si fa bambino, fuggendo via dalle proprie responsabilità.

Che sia il dono trasmessoci da una divinità superiore o il prodotto patologico di una strategia del terrore ben congegnata, la paura è forse il minimo comun denominatore che accomuna tutti gli individui.

Ed è ciò che, in ultima istanza, ci rende umani.

Gianmarco Girolami

Bibliografia:

“1984”, George Orwell

 

TAGS
RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT