Scrittori emergenti

Il buonsenso di strada

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June 28, 2019

Quando Alex si mise in macchina, accendendola e dando subito dopo calore al motore, non era in realtà tanto lucido quanto sembrava. Che non ci siano fraintendimenti: non era né vittima dei fumi dell’alcool né sotto effetto di droghe. Intendiamo qui usare l’aggettivo “lucido” per indicare uno stato di consapevolezza tale da permettere azioni il più sensate possibili, ponderate e intenzionate a evitare il rischio, per quanto quest’ultimo sia sempre in agguato nelle pieghe indecifrabili del mondo. Ci riferiamo dunque a questo ragazzo sulla ventina evidenziando con molta semplicità la mancanza di una vera chiarezza in lui perché vogliamo che sia chiaro fin dall’inizio al lettore che non è la capacità meccanica acquisita di azionare un veicolo che fa la coscienza, poiché le tenebre che la offuscano sono pregne di emozioni e motivazioni che ai più sembrerebbero irrazionali e che nulla hanno a che vedere con un’azione tanto semplice.
Chiarito dunque questo punto, possiamo continuare a osservare il nostro protagonista, che si dirige verso una meta a noi ancora ignota, ma per il semplice motivo che nemmeno lui sa dove andare. Tale è la sua confusione esistenziale infatti che non ha pensato concretamente ad un luogo dove dirigersi. L’unica cosa che voleva era sparire, senza che nessuno sapesse niente. Per questo non ha scritto alla sua dolce metà, Marta, né tantomeno è andato a dire al padre “ehi, io me ne vado dalla città, non ci vedremo mai più”, non è il modo di rivolgersi ad un genitore, e nemmeno ha intenzione di comunicarlo alla madre con la quale a mala pena scambia qualche parola. Ha dunque deciso di optare per il silenzio, cosa migliore per la sua fuga improvvisata e solitaria, ed è per questo che si sente teso ed agitato, perché ha intenzione di preservare tale quiete come fosse una reliquia sacra. Non sia mai che qualcuno lo riconoscesse attraverso il finestrino trasparente della macchina, indicandolo con lo sguardo ed esclamando “tu guarda se quello non è Alex, chissà dove sta andando di bello ed è anche parecchio strano che non sia con la ragazza, di solito escono sempre insieme”. Evitare cose simili è essenziale, non si sa mai come l’incertezza che permea il futuro decida di muoversi, portando a risultati inaspettati e del tutto imprevedibili.
Fortunatamente, nessuno di sua conoscenza è incappato in lui, ed ecco che con il cuore più leggero esce dalla città, imboccando l’autostrada. Sceglierà strada facendo dove andare, assecondando l’istinto.
Può sembrare al lettore che il nostro ventenne sia ora più tranquillo, ed effettivamente è così, il timore di un incontro non desiderato sembra ormai esser stato debellato e difficilmente avrà modo di incontrare facce che lo possano riconoscere, tuttavia non dobbiamo scordarci dello stato di confusione emozionale in cui egli versa anche adesso e non dovremo aspettare molto per vedere i segni dell’angoscia sul suo volto, causata da una domanda all’apparenza semplice: e ora che fare?
Mentre quella domanda lo divorava nel suo interno più profondo, procedeva ciecamente sulla strada a velocità regolare.

“Mi sembri in difficoltà.”

“Ti sembro? Non fare supposizioni simili, non ne hai bisogno.”

“Il buonsenso ha bisogno di esprimersi con stile e ironia.”

“Il buonsenso sa quel che mi riguarda, perché pur essendo su un binario parallelo che lo distanzia, non solo può avvicinarsi ma pure è dotato di una vista che tutto coglie nel panorama della vita del suo proprietario.”

“Vedo che sai molte cose di me.”

“So anche che di solito non ti palesi, te ne stai per i fatti tuoi a guardare e qualche volta vai a solleticarmi la coscienza, ma nulla più.”

“Oh ma la situazione adesso è ben diversa e di questo te ne rendi ben conto anche tu.”

“Sarà ovvio per te ma non per me, questa per quanto mi riguarda è una situazione complessa come altre, pur non essendo in grado di farle fronte in maniera del tutto serena ora.”

“Ed è proprio per questo che sono qui.”

“Il buonsenso è qui! Evento! E che mai vuole il buonsenso da me? Vuoi per caso darmi del codardo? Sei forse qui per farmi sentire in colpa? Lo sento, emani moralità da tutto il corpo ma te lo dico francamente, non accetto consigli da chi come te prima non c’è mai stato. Dov’eri quando davvero servivi? Dov’eri quando forse una tua parola avrebbe potuto risparmiarmi enormi dolori?”

“Ma io c’ero, sei tu che, testardo come un mulo, mi hai ignorato. Ma d’altronde questo è l’uomo, l’animale che si professa tanto razionale ma che poi ignora il buonsenso, per poi accusarlo di mancanza. Se solo si avesse avuto la saggezza di seguire il buonsenso più spesso, l’umanità avrebbe evitato tanti disastri e avrebbe storie migliori da raccontare.”

“Come fai a parlare di migliore, non ricordo che tra le tue capacità rientrasse la possibilità di leggere il futuro.”

“Continui a sfottermi come se fossi un idiota, ma sai benissimo che così l’idiota sei tu.”

“Per me adesso sei un modo molto comodo per passare il tempo, su questo non ho dubbi.”

“Passare il tempo in attesa di cosa? Non mi pare che tu al momento abbia qualcosa da aspettare, in fondo stai fuggendo da tutto senza nemmeno un’idea di cosa fare.”

“Non è qualcosa che ti riguarda.”

“Invece mi riguarda eccome ed è mio dovere rimproverarti un comportamento così egoista e disumano. Cosa ti ha fatto quel povero uomo che chiami papà per vedere il figlio scomparire senza una parola, nemmeno un ringraziamento o delle scuse. E lo stesso ragionamento si può fare con tua madre, che, nonostante il rapporto complesso, rimane sempre quella che con sforzo e amore ti ha dato la vita e messo al mondo. E che mi dici poi di quella dolce ragazza, Marta, che sempre ti ha dato sostegno e affetto?”

“Non ne ho parlato perché non capirebbero, ostacolerebbero il mio percorso unicamente mossi dalla loro preoccupazione, cosa che sì apprezzo ma di cui ora non ho bisogno.”

“E di cosa avresti bisogno per la precisione? Propizio è avere ove recarsi, ma tu non stai letteralmente andando da nessuna parte.”

“Di certo non avevo bisogno di quella pressione addosso, né tantomeno di sopportare una città così di merda, che tale resterà per sempre, che io ci sia o meno.”

“Vedi, come dicevo: testardo come un mulo. Non ti lamentare poi del buonsenso, perché non è la mancanza, ma la testardaggine la tua rovina.”

“Parli ancora come se conoscessi il futuro e ancora dubito fortemente che tu ne abbia la capacità.”

“Non ne ho di certo la capacità, ma di certo l’esperienza non mi manca.”

“Non ne hai comunque abbastanza da potermi persuadere.”

Rassegnato, il buonsenso si zittì e piombò nel silenzio, lasciando Alex al suo viaggio dalla destinazione ignota. Giunto il tramonto, ecco ritornare con una richiesta.

“Lasciami su questo lato della strada.”

“Non vuoi che ti accompagni fino al primo agglomerato che troviamo?”

“Non ce n’è bisogno, me ne torno al mio binario a solleticarti la coscienza ogni tanto e preferisco farlo da solo approfittando del bel tramonto.”

“Bene. Dubito che ci vedremo presto, quindi ti auguro buona fortuna.”

“Sono io che auguro buona fortuna a te. Il buonsenso, in un modo o nell’altro, riesce sempre a cavarsela.”

“Allora addio.”

“Addio.”

Alex proseguì dritto per la strada, seguendo il percorso tracciato dal tramonto. Avrebbe cercato alloggio lì vicino o forse sarebbe rimasto a dormire in macchina. Avrebbe scelto in ogni caso al calare definitivo del sole, che si preparava anch’esso alla notte, figlia del riposo.

Giulio Mastrorilli

Studente di Filosofia presso l’università vita-salute San Raffaele. Oltre allo studio della filosofia, si interessa di psicologia, antropologia e teatro. Collabora con l’associazione Tlon e con Edizioni Tlon presso cui ha lavorato alla redazione di tre libri (Ad occhi aperti di Mariana Caplan, Elogio dell’idiozia di Riccardo dal Ferro e Le porte dell’immaginazione di Igor Sibaldi).

 

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